Pensieri su… “Il viaggio trasparente”

“Il viaggio trasparente” (Tapirulan – Tapirumé 2017) di Rita Salvadori è un libro difficile da raccontare: la trama sconfina dentro e fuori dal libro, coinvolgendo il protagonista in prima persona nella storia di carta contenuta in un quaderno. Un quaderno molto speciale che gli è stato donato da Aurora, una donna che incontra sul treno e che glielo affida. E la storia di carta diventa una realtà parallela che si sta svolgendo proprio mentre lui legge ed è in dovere di aiutare Anita, viaggiatrice sul treno trasparente.

Un libro a colori nel vero senso della parola: a seconda del personaggio che parla, il testo ha un diverso colore (rosso, blu, verde o nero). Non avevo mai letto un libro a colori.

Mi ha colpita molto l’uso continuo della parola “antico”. Come se questa storia venisse davvero da un passato lontano che fa parte del nostro presente.

È un viaggio su un treno reale e su un treno trasparente in un’altra dimensione, tra fermate in questo mondo e fermate che portano in posti che non esistono per la nostra percezione. Il treno trasparente ha scompartimenti speciali per chi lo prende e fermate inaspettate in posti bellissimi o pericolosi. È un viaggio in un mondo parallelo per superare le proprie paure, trovare sollievo e risposta alle nostre domande. Su quel treno si viaggia da soli. E a un certo punto della vita si sente la necessità di salirci…

Un libro surreale che non tiene i piedi per terra neanche per un attimo, nemmeno quando la storia comincia su un treno vero, uno dei tanti che sono nelle nostre città. Perché da subito la situazione sembra strana: una donna e un uomo si incontrano in un vagone del treno e lei gli affida il suo quaderno, che sarà la sua àncora di salvezza durante il viaggio al di fuori dal mondo conosciuto.

Una storia davvero particolare. Mi sono chiesta: se salissi sul treno trasparente, chi sarebbe il mio antagonista e riuscirei a batterlo da sola? E cosa ci sarebbe per me nei vagoni? Chi mi aspetterebbe? E dopo dove andrei?

Nuovi arrivi! “La soffitta di zia Jole” e “Il viaggio trasparente”

La spedizione era in ritardo e non ci speravo quasi più, invece li ho trovati ieri nella cassetta della posta: “La soffitta di zia Jole” (2012) e “Il viaggio trasparente” (2017) di Rita Salvadori, pubblicati con Tapirulan – Tapirumé. Ringrazio di cuore l’autrice per l’invio e per le belle dediche! E non vedo l’ora di leggerli!

Rita Salvadori tra colori e spiritualità

Qualche anno fa, avendo pubblicato la mia tesi di laurea con La Riflessione, mi sono vista recapitare a casa alcuni altri libri della casa editrice. Tra questi c’era una sorpresa inaspettata: il romanzo “Quando le ombre si fanno lunghe” di Rita Salvadori. L’ho ritrovata sul web e ho scoperto una persona piena d’interessi e molto profonda, come quel suo libro che scava nelle emozioni e nell’animo umano. E così ho deciso di presentarvi questa donna speciale che mi ha definita “un angelo del colore”.

Chi è Rita Salvadori?

Nasco in provincia di Mantova il 23 Maggio 1965 da una famiglia che per dote mi riempie di amore, di poesia e di musica. Il mio cuore è nutrito da subito con cibo per l’anima. L’anima è da sempre l’oggetto delle mie ricerche personali, quella zona piena di mistero e di colori sconosciuta ai più. Conseguo due lauree: una in Materie Letterarie e l’altra in Lingue e Letterature Straniere. Attualmente sono docente di Lingua inglese presso il Liceo Artistico di Cremona, città in cui risiedo.
Amo esprimermi anche attraverso il canto. Ho fondato un coro gospel, gli Hallelujah Singers. Se ripenso alle cose veramente importanti, quelle cioè che hanno impresso una direzione alla mia vita, penso soprattutto ad alcuni incontri con persone che, al momento giusto, mi hanno aperto gli occhi sul mondo reale… e il mondo reale non è quello che vediamo ma è tutto ciò che va oltre, tutto ciò che è impalpabile, in una parola il mondo spirituale.
In due parole, questa credo sia Rita Salvadori… almeno per il momento.

Com’è nata l’idea del tuo primo romanzo “Quando le ombre si fanno lunghe”?

“Quando le ombre si fanno lunghe” è il mio primo figlio nato nel 2010, in un momento di grande apertura ai piani più fini dell’intuizione. Non so come è nato precisamente, poiché esso ha bussato con prepotenza alla mia porta per entrare sulla pagina scritta. Racchiude una storia tenera di incontri, di ritrovamenti e quindi d’amore. I personaggi – Maddalena, Irene, Don Marcello e Jonathan – si incontrano su un cammino di ricerche spirituali che, alla fine del romanzo, porteranno alla verità con un colpo di scena… Io sono un po’ Maddalena e un po’ Irene, ovviamente.

Dove e quando scrivi?

Scrivo a casa mia, dove vivo da sola, quindi in una situazione di benedetta solitudine e tranquillità. Vicino a me, assolutamente, ci devono essere i miei amici dall’animo puro: i miei cagnolini! Mi danno serenità e gioia, due cose necessarie ad uno scrittore.
Quando scrivo? Scrivo quando il canale benedetto dell’intuizione è ricettivo, quando sono vicina a me stessa, quando sono nel cuore e vedo le cose chiaramente. Scrivo quando ho qualcosa di nuovo da comunicare.
I miei due romanzi – “Quando le ombre si fanno lunghe” e “La soffitta zia Jole” – contengono idee nuove sulla vita, sulle cose e sulla gente.

Avevi in programma un secondo libro o è stato inaspettato?

Il mio secondo romanzo, “La soffitta di zia Jole”, pubblicato nel 2012 da Tapirumè, arriva come un fiume in piena e travolge le mie giornate di creatività. Ricordo i momenti di scrittura come i miei momenti più felici, quelli in cui ci si sveglia con una direzione da seguire. Questo secondo romanzo rappresenta una novità assoluta nel panorama letterario. È innovativo sia dal punto di vista della cornice narrativa, sia dal punto di vista grafico…. È una storia a colori, nel senso che sulla pagina il lettore si troverà di fronte a quattro colori diversi: ogni colore rappresenta una voce narrante e ogni voce narrante vive in una dimensione sensoriale staccata dal resto dei personaggi.

Cosa racconta “La soffitta di zia Iole”?

Anche in questa storia magica e irrazionale i personaggi sono quattro: Zia Jole, una pittrice mistica e misteriosa, Annie e Jeremy, due fratellini affidati alle sue cure, e infine Joseph, pittore affascinante che vive in un faro abbandonato ed è detentore di un grande segreto… Questo romanzo non è per tutti, ovviamente. Solo i lettori che sono in grado di vedere i colori della Vita potranno compiere questo viaggio impalpabile e delicato.

Cosa vedi nel tuo futuro di scrittrice?

Il mio futuro di scrittrice? Quando nella mia vita tornerà il vento delizioso del sogno e della fantasia, ricomincerò a scrivere. Per il momento, credo di aver chiuso il capitolo intitolato: “Rita Salvadori, la scrittrice”.