“Ci penso io a nasconderti!” disse la solitudine all’invidia

“Invidioso?”
“No, solo!”.

È proprio così: la solitudine porta altra solitudine. Se è vero che piove sempre sul bagnato e che i soldi vanno dove stanno i soldi, è altrettanto vero che la solitudine porta altra solitudine. Anche se il termine usato in questo caso è improprio.

Qui si parla di quella solitudine che significa sentirsi da soli anche in mezzo alla gente, che porta una persona a sentirsi sempre “diversa” e per qualche ragione migliore. Quel tipo di solitudine che significa invidia e odio verso il prossimo, che si finge di amare quando invece lo si colpevolizza delle proprie mancanze. Quella solitudine che porta un soggetto triste e insoddisfatto di sé a isolarsi e fingersi vittima della società, quando invece è finta vittima di se stesso. Insomma, quella solitudine che è più che altro lo stato mentale di qualcuno che si sente superiore agli altri ma non ottiene più di loro e per questo fa l’incompreso, e dice di essere maltrattato. Quella solitudine che serve soltanto a mascherare di ipersensibilità e sofferenza un individuo pronto ad attaccare.

Se una persona è “sola” in questo senso, tende a rinfacciare al mondo intero la propria “solitudine”, la mancanza di attenzioni da parte degli altri, creando intorno a sé terra bruciata. Così avrà anche le “prove” della cattiveria del mondo nei suoi confronti. Ma tanto le attenzioni degli altri non basteranno mai.

La soluzione per uscire da questa cosiddetta “solitudine” potrebbe essere cominciare a guardare il mondo con benevolenza. Ma chi si sente così “solo” lo farebbe mai?

Però c’è anche di peggio. Qualcuno che nasconde la propria invidia dietro a orde di amici: tanti amici, tanta spensieratezza e una felicità perennemente palesata. Sono fintamente detti “amici” tutti coloro che vengono per qualche ragione considerati “inferiori” e l’invidia colpisce apertamente solo chi è per qualche ragione palesemente migliore. Si sfoga così su un’unica persona quell’invidia latente che il soggetto prova quasi senza rendersene conto verso tutti ma reprime costantemente. Si tratta di insospettabili, persone che nascondono dietro alle frequenti risate e alle amicizie ostentate la propria personale insoddisfazione.

Una persona del genere non chiede consigli, ne dà; non si isola ma si butta in mezzo alla gente; non mette sugli altri il peso dell’invidia che porta, si carica dei problemi altrui per fingere di volerli risolvere. Ma il suo castello crolla quando una persona che si dimostra obbiettivamente migliore incrocia il suo cammino: allora sfoga solo su quella tutto il suo odio, scaturito dall’invidia. Un’invidia che velatamente nutre nei confronti di tutti a causa del proprio sentimento di inadeguatezza, della propria insoddisfazione personale. Un’invidia che si riversa su chi palesemente è migliore.

Forse la soluzione in entrambi i casi sarebbe farsi passare l’invidia. Arduo. Forse un colpo di fortuna nella vita di un individuo che rispecchia queste caratteristiche potrebbe trasformarlo in qualcuno che elargisce parole di conforto dall’alto della sua superiorità. Finché non incontrerà qualcuno che ha quello che lui scoprirà improvvisamente di volere.

Nuovo arrivo! “Il peso dell’inchiostro” di Rachel Kadish

Grazie di cuore a Neri Pozza per l’invio di “Il peso dell’inchiostro” di Rachel Kadish! Uscito il 12 aprile 2018 con Neri Pozza questo libro mi ha subito incuriosita. La protagonista è una studiosa di storia ebraica che viene convocata per visionare alcuni documenti ritrovati in una casa del XVII secolo. Una storia che intreccia dettagli storici a intrighi letterari. E la copertina mi ha conquistata!

Siamo tutti opinionisti

Siamo tutti opinionisti. Trasmissioni in tv che ci mostrano gli ultimi opinionisti italiani. Stessa cosa alla radio. E poi c’è internet: siti e blog in cui chiunque può commentare e prendere parte a una discussione. Ma non finisce qui: ci sono i social network.

Tutto fa leva sulla nostra voglia di “esserci” in qualche modo, di dire la nostra ed essere ascoltati da un vasto pubblico di conoscenti e sconosciuti. Sembra sempre che tutti sappiano cosa dire e abbiano una teoria su tutto: politica, etica, cucina, sport. Siamo tutti opinionisti. E a volte ci sentiamo più “vivi” commentando una frase su facebook che chiacchierando di persona. Errore.

Eterno adolescente

E così un bel giorno ti svegli e ti rendi conto di essere diventato grande. Ti guardi allo specchio e il tuo abbigliamento è quello di un adulto. Poi osservi i tuoi coetanei e li vedi cambiati: anche loro come te sono ormai adulti. Ti sembra che tutto il tuo mondo sia cambiato. Ma in alcuni adulti è cambiato soltanto l’aspetto. Una bella giacca, un rossetto costoso o un lavoro importante sono soltanto la facciata. Cosa c’è poi veramente dentro una persona? È maturata nel corso della sua vita?

Si dice che chi resta in silenzio sia un saggio o uno stolto; è aprendo bocca che ne darà prova. Alcuni di noi crescono solo nell’aspetto. La vita non gli ha insegnato niente, nonostante tutti i suoi sforzi. Il cuore non è rimasto innocente e bambino, e la mente non è diventata adulta: lo stadio di adolescente ha preso il sopravvento. La voce di chi è rimasto adolescente nel cuore e nella mente insulta con rabbia, critica senza ragione e prende in giro a oltranza.

I “buoni” di Facebook

Non so se vi è mai capitato di trovare qualcuno che su Facebook non fa altro che postare immagini con scritte frasi fatte, tipo: “Un pensiero per chi lotta contro il cancro”, “Oggi è la giornata mondiale di…”, “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, “Ti criticano, perché ti invidiano”, e simili. Insomma, quelle frasi che chiunque potrebbe condividere e che sono raccoglitori di facili “mi piace”. Oppure postano frasi altrettanto generiche e condivisibili, tipo: “Io non mi lascerò abbattere dalla vita!”. E tutti a chiedere: “Che ti è successo?”. E il soggetto in questione risponde cose come: “No, niente, poi vi spiego. È che quando ci vuole, ci vuole!”. Non sopporto questo modo di fare che mira soltanto ad ottenere facili consensi e commenti preoccupati di chi ancora crede che davvero la persona che ha scritto quella frase generica su Fecebook abbia realmente un problema!

Nel mio post “Dai belli ai lettori, ecco le 12 tribù che popolano i social network” nel mio blog “Mare d’Inchiostro” del sito “Libreriamo”, ho inserito questo tipo di persone nella categoria “I filosofi”. Ora mi è venuto in mente di chiamarli anche “I buoni”. Sì, perché loro non criticano mai, non invidiano mai, si battono sempre per le giuste cause (basta una condivisione su Facebook per lottare contro i mali del mondo) e sono perfetti e buoni, tanto buoni da doversi difendere su Facebook con dei post rivolti chissà a chi e chissà perché! E nient’altro che ovvietà compaiono sulla loro bacheca! Quasi niente che provenga dal loro cervello! Per la maggior parte sono scopiazzature di frasi fatte oppure reazioni nervose scritte da loro, lunghe al massimo tre righe, contro ignoti! Ignoti cattivi, ovviamente, mentre loro che sono i buoni devono sempre sopportare!

E l’incredibile è che spesso è proprio questa la gente peggiore: quella che predica bene e razzola male!

Ma mi faccia il piacere!

Nuovo arrivo! “UFF!” di Ilaria Guarducci

Ringrazio di cuore Camelozampa per l’invio di “UFF!” di Ilaria Guarducci. Della stessa autrice e illustratrice ho già apprezzato “Spino” e non vedo l’ora di entrare in questa nuova avventura per i più piccoli!

Uff è un bambino magro e pallido che si annoia sempre. I suoi genitori sono molto preoccupati per lui ma non sanno che il piccolo ha un segreto…

Tortini di polenta con salmone

Nuova delizia del nostro Ratatouille romano! Assolutamente da provare!
 

Per quattro persone

Difficoltà: medio bassa

Tempo: 1 ora

 

Ingredienti per il tortino:

Farina di polenta​​ gr.250

Filetto di salmone (o trancio)​ gr.150

Uova​​​​ 4

Paprica​​​​ 2 cucchiaini

Prezzemolo ​​​q.b.

 

Ingredienti per la salsa:

Ravanelli ​​​15

Carota​​​​ 1

Asparagi​​​ 30

Passata di pomodoro​​ 2 bicchieri

Pomodori rossi​​​ 3

Aglio in polvere ​​​1 cucchiaino

Zucchero​​​ 1 cucchiaio

Sale​​​​ q.b.

Olio E.V.O​​​ q.b.

Burro​​​​ q.b.

Parmigiano grattugiato ​​q.b.

 

Preparazione

In padella cuocere a mezza cottura in poco olio quattro pezzi di salmone un poco più piccoli degli anelli di acciaio (vedi misure più sotto).

Nel modo consueto cuocere la polenta aggiungendo quanto basta di sale e la paprica.

Porre in una teglia adeguata imburrata quattro anelli da cucina in acciaio di diametro cm 10 e altezza cm 6 imburrati internamente.

Colare la polenta ancora caldissima negli anelli per un terzo dell’altezza.

Porre i quattro pezzi di salmone negli anelli e continuare a colare la polenta fino ad un centimetro e mezzo dalla loro altezza coprendo interamente i pezzi di salmone.

Con l’aiuto di un cucchiaino o di un manico di mestolo creare una depressione al centro dell’anello sulla polenta. Cospargere ora la superficie con un pizzico di prezzemolo.

Lasciare raffreddare la polenta negli anelli.

Nel frattempo spaccare i ravanelli. Pulire la carota e tagliarla a pezzetti. Staccare gli steli agli asparagi mettendo da parte le punte.

Togliere la buccia ai pomodori rossi a freddo. Tagliare a metà i pomodori. Dividere la polpa dalla parte interna coi semi. Tagliare la polpa a tocchetti e mettere da parte il succo coi semini.

In una padella adeguata cuocere a mezza cottura le uova cercando di non rompere i gusci del tuorlo. Lasciare raffreddare le uova coperte.

Tritare in un frullatore i ravanelli, la carota e il succo coi semini dei pomodori, aggiungendo due cucchiai di olio.

In un tegame porre mezzo bicchiere d’olio, il trito di verdure, l’aglio, la passata di pomodoro, le punte degli asparagi e sale q.b. Lasciare cuocere mescolando di tanto in tanto.

A fine cottura aggiungere alla salsa i pezzetti di polpa di pomodoro e lo zucchero mescolando delicatamente e amalgamando.

Porre le uova negli anelli sopra la polenta raffreddata tenendo al centro i tuorli che entreranno nella piccola depressione.

Aggiungere un po’ della salsa sulle uova in modo da coprirle raggiungendo il colmo degli anelli.

Togliere gli anelli dalla polenta ottenendo delle tortine. Se gli anelli non vengono via subito, aiutarsi con un coltellino. Non far caso alla colatura della salsa.

Porre la teglia con gli anelli in forno a 200° ventilato per 20 minuti circa.

 

Impiattamento

Usare piatti piani a base larga.

Porre come base la salsa.

Posizionare al centro i tortini.

Se piace intorno ai tortini, sulla salsa di base, spolverizzare del parmigiano grattugiato.

 

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Obiettivi

Obiettivo n.1
Fidanzarsi il prima possibile.

Obiettino n.2
Sposarsi entro i 28 anni.

Obiettivo n.3
Avere il primo figlio entro i 30 anni.

Ed ecco che la vita è risolta. Nessuno vi guarderà con l’aria di chi pensa che la vostra vita non ha senso, perché siete rimaste zitelle o siete comunque ancora non sposate.

Purtroppo ho deluso tante persone, visto che nella vita ho vissuto con una sola regola: fare del mio meglio sempre e nel rispetto degli altri. Ho raggiunto obiettivi inutili e costanti che continuo a tenere alti ogni giorno: ad esempio, fare il lavoro che amo; studiare sempre, perché non si finisce mai di imparare; e vivere senza mai perdere la speranza di fronte alle difficoltà. E così facendo ho mancato i tre grandi obiettivi della vita… o forse sarebbe il caso di rivederli e correggerli, nel vano tentativo di cambiare qualche mentalità?

Signora

Signora.
“Saluta la signora”.
“Lei è la signorina… La signora…”.
E tutto cambia. Tu non ti accorgi del cambiamento. O magari sì. Te ne accorgi quando sei sposata, quando vai in giro con il tuo bambino, insomma quando hai una famiglia. Ma se sei single e hai superato la trentina, all’improvviso senti che il mondo intorno comincia inesorabilmente a chiamarti “signora”. Ti chiedi se sei vecchia, se dimostri più della tua età. E poi ti rendi conto che dimostri l’età che hai, forse qualche anno in meno. Per il mondo, però, ormai sei una “signora”. Non importa se sei single; non fa niente se non hai mai avuto figli; a nessuno interessa se all’orizzonte non ci sia nemmeno l’ombra di uno straccio di fidanzato. Sei per tutti una signora ed è per molti una sorpresa non notare un anello d’oro all’anulare della tua mano sinistra. Puoi spiegare che sei un avvocato, una segretaria, un medico o una donna caparbia che spera ancora e continua a fare concorsi; puoi raccontare che ami la cultura e la poesia, che sai dipingere e suonare, che sei laureata, diplomata, appassionata di cucina. Poco importa. La tua età ha la meglio su tutto. Per il mondo non sarai uno scapolo felice, come succede per gli uomini, ma una zitella acida con il rimpianto di non aver mai avuto un marito e dei figli. Per molti, soprattutto per le vecchie zie e le compaesane ormai vedove, sei questo. E quando qualcuna di loro, spudoratamente, ti chiederà perché non ti sei sposata, tu vorresti tanto rispondere che non hai mai trovato chi capisse la tua arte, la passione per il tuo lavoro, la tua musica, il tuo mondo, il tuo cuore, e che non ti sei voluta accontentare di uomo che ti comprendesse a metà. Così, ti senti dire, quasi che la tua voce uscisse da sola: “Non ho trovato la persona giusta”. Senza poter spiegare a parole tutto quello che senti veramente dentro, perché sai che il tuo interlocutore non ti capirebbe. E appena giri l’angolo, una voce pettegola bisbiglierà: “Non l’ha voluta nessuno!”.