Essere fiore

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Crescere.
Crescere come una pianta.
Credere di essere fiore quando si è ancora solo due foglioline.
Credere di essere fiore quando si è solo tante piccole foglie.
Credere di essere fiore quando si è ancora bocciolo.
Credere di essere fiore quando si è fiore e non capirlo.
Credere di essere fiore e comportarsi come fanno due foglioline.
Credere di essere fiore e comportarsi come un’erbaccia.
Poi qualcuno ti guarda ed esclama: “Che bel fiore!”. Ed ecco che finalmente diventi cosciente di essere fiore ma ancora poco consapevole di te stesso.
Ma prima o poi arriva il momento in cui sai di essere fiore e ne diventi consapevole. Il momento in cui sai guardarti dal di fuori, in cui ti rendi conto che sei un fiore piantato in un vaso su un balcone o immerso in un bosco. Se non ci arrivi, non sarai mai fiore.
Quel momento in cui capisci che fiore sei.
Solo allora sei fiore.

La maledizione degli undici giorni

Un po’ come la crisi del settimo anno, arriva inesorabile la maledizione degli undici giorni (che si manifesta ovviamente molto prima). Non è difficile immaginare cosa sia. Cominci a uscire con un uomo, quella persona ti piace, tu gli piaci, ma la catastrofe è lì, dietro l’angolo, e vi travolgerà l’undicesimo giorno che vi frequentate! Un po’ come nel film “Come farsi lasciare in dieci giorni” (con Matthew McConaughey e Kate Hudson) ma senza premeditazione e ci vogliono 24 ore in più. È una data fatidica e provata in parecchi casi. Funziona più o meno così:
Giorno 1 = Primo appuntamento: si esce insieme dopo essersi conosciuti.
Giorno 2 = Il sole splende, gli uccellini cantano e i fiori profumano.
Giorno 3 = E se si fosse già stancato? Oggi ha chiamato solo due volte…
Giorno 4 = Sì, lo sapevo, è uno che si vuole solo divertire!
Giorno 5 = Non mi sbagliavo, è l’uomo per me! Oggi ci siamo visti ed è stato così carino!
Giorno 6 = Non vedo l’ora di rivederlo! Dovremmo vivere insieme!
Giorno 7 = Chissà se ha dei segreti… Ha lasciato lui la sua ex… Forse non è l’uomo che credo…
Giorno 8 = Non mi chiama più! Mi ha lasciata! – Ah, aveva solo fatto tardi a lavoro…
Giorno 9 = Ma io non sono importante per te? Non dovrei essere la cosa più importante della tua vita?
Giorno 10 = Voglio essere rassicurata, coccolata, amata e… l’ho già detto coccolata? Tu non mi ami!
Giorno 11 = È finita.
La maledizione degli undici giorni colpisce tutte quelle donne insicure che hanno paura di imbarcarsi subito in una nuova relazione ma che allo stesso tempo pretendono una storia d’amore a scopo matrimonio. In sostanza, se la tirano. La verità è che ci si può mettere subito insieme dopo un colpo di fulmine, dopo anni di conoscenza o dopo due mesi di frequentazione. Ogni storia è a sé e può durare per la vita o finire dopo un giorno. Ma pretendere la completa dedizione e l’amore incondizionato dopo soli 11 giorni è solo sinonimo di insicurezza. Lo controllo, quindi non soffrirò. Non possiamo trovare certezze negli altri se non le abbiamo in noi. Come si può pretendere tutto e subito da una persona che realmente ancora non conosciamo? Per essere davvero oneste, dovremmo chiederci se noi stiamo già dando tutto, se siamo già innamorate, o anche solo realmente interessate, o ancora se vogliamo soltanto la certezza dell’affetto dell’altra persona, a prescindere dal nostro.
Nel libro “Mangia prega ama” di Elizabeth Gilbert, si legge: “La dipendenza è una caratteristica delle storie d’amore basate sull’infatuazione”. Io aggiungerei anche basate sull’insicurezza.
Gli undici giorni scadranno e noi, come Cenerentola dopo il ballo, ci ritroveremo a dover scappare senza scarpetta e vestite di stracci da una festa che per noi è appena finita. Il vestito elegante del nostro amore non era reale: mascherava soltanto gli stracci della nostra paura e della nostra insicurezza. Le scarpette invece restano, a ricordarci che noi, donne, siamo reali e viviamo nella realtà, non nelle paure, tanto meno nelle fantasie. Ma stavolta il principe non ci verrà a cercare per riportarci la nostra scarpetta di cristallo: sarà solo sollevato che quel ballo sia finito! E noi cammineremo zoppe nella realtà ma continueremo a volare nel nostro sogno di amore perfetto. O forse no. Magari, pur nella nostra incertezza e paura di stare da sole, potremmo aver avuto la fortuna di incontrare qualcosa di meglio di un Principe Azzurro canterino con calzamaglia e piuma sul cappello: un uomo. Quell’uomo che verrà da noi con l’altra scarpetta della nostra realtà, proponendoci di lasciar stare il ballo del presunto innamoramento e dell’apparenza. Ma chiedendoci di rimetterci le scarpe, di indossare qualcosa di comodo e di camminare a fianco a lui. Perché è solo parlando, camminando fianco a fianco e affrontando la vita insieme che si può scoprire se vogliamo percorrere la stessa strada.

Ho trovato un lavoro alternativo: guida non autorizzata sui mezzi pubblici di Roma! ;)

Siamo in un momento storico in cui il lavoro scarseggia e a me ne viene servito uno abusivo su un piatto d’argento: la guida di Roma non autorizzata sui mezzi pubblici e a piedi! 😛 Sì, sto scherzando! 🙂 Ma il fatto è che mi trovo comunque a dare continue informazioni ai turisti, italiani e stranieri, in italiano e in inglese.
Sono meglio dell’ufficio informazioni turistiche, perché fornisco risposte in tempo reale, anche con l’ausilio del mio smartphone! È la gente che continuamente me lo chiede! Do informazioni sui treni, sugli autobus e anche camminando a piedi! Visto che si tratta di una grande città, ci sono certamente buone possibilità che qualcuno mi chieda informazioni, ma a me capita spessissimo! E la cosa singolare è che le persone chiedono informazioni proprio a me, che sto sempre leggendo un libro o sono con le cuffiette collegate all’MP3, ignorando tutte le altre persone che non sono occupate a fare niente e sono sedute accanto a me sull’autobus o stanno in piedi alla fermata del treno.
E questa storia va avanti da tanto.

Qualche anno fa, ero seduta a leggere sotto il tabellone che segnava direzione e orario del treno. Ero l’unica sulla banchina impegnata a leggere. Una signora mi si è avvicinata, chiedendomi se il treno che doveva prendere passasse su quel binario. Le ho risposto di sì e che proprio sopra le nostre teste lo segnava il tabellone. Ma la signora, imperterrita: “Ma a che ora passa?”. Le ho fatto di nuovo notare che lo segnava il tabellone in alto, a caratteri cubitali, e le ho detto a che ora sarebbe arrivato il treno che le interessava. E la signora: “Ma è in ritardo?”. Di nuovo le ho consigliato di guardare il tabellone che, nel caso, lo avrebbe segnato, e le ho risposto che comunque il treno non era in ritardo. In tutto ciò, la signora aveva dato solo qualche occhiata di sfuggita al tabellone, che guardava con sospetto… E poi mi ha chiesto: “Ma è sicuro?”. Come avrei potuto sapere io, comune viaggiatrice, se fosse certa la puntualità del treno? “Signora, finora sembra di sì!”.

Poco tempo fa, mentre andavo a prendere la metropolitana, una donna probabilmente americana con 20 Euro in mano mi ha tagliato la strada, fermandomi e chiedendo: “Do you have change?”. Questo, dando per scontato che io parlassi inglese e sperando che avessi da cambiare i suoi soldi in pezzi più piccoli, da infilare nella macchinetta per fare i biglietti. Per la prima parte ci aveva preso ma per la seconda no: non sono riuscita a cambiarle i soldi. Però, questa potrebbe essere un’altra parte del mio lavoro abusivo… 😛

Ma improvvisarsi facchino non ha prezzo! Sempre sotto la metro, una signora italiana mi ha fermata per chiedermi indicazioni su dove dovesse andare a prendere il treno. Mi ha mostrato un foglietto con su scritte delle istruzioni, corrette, ma che lei non aveva chiaramente compreso: erano un po’ troppo schematiche. Era sola, non sapeva di preciso dove andare, portava un pesante borsone, veniva da un’altra città e soprattutto stava andando a prendere il treno che passava sulla stessa banchina dove anch’io avrei dovuto prendere il treno (anche se io sarei andata nella direzione opposta). La decisione è stata rapida: abbiamo portato insieme il borsone da una stazione all’altra della metro e poi fino alla banchina del treno, dove le ho fatto compagnia mentre aspettava.

E recentemente siamo arrivati al colmo: ho inseguito una ragazza che mi aveva appena chiesto un’informazione, perché volevo aggiungere un dettaglio importante!

Ma potrei anche offrire un servizio aggiuntivo di ascolto sui mezzi pubblici. 😉 Tempo fa una sconosciuta si è messa a chiacchierare con me mentre aspettavamo il treno e poi, continuando a parlare, si è seduta davanti a me. Mi ha raccontato della sua casa in campagna dove viveva con il marito, del figlio che ha trovato lavoro, della figlia e la sua esperienza universitaria all’estero. Era particolarmente soddisfatta del fatto che l’avessi ascoltata. E devo dire che spesso possiamo imparare anche dalle esperienze degli altri oltre che dalle nostre. E poi, potrei considerare l’ascolto come un ulteriore servizio aggiuntivo! 😉

Comunque, proprio recentemente sono stata a un passo dal cominciare davvero il mio lavoro all’ufficio informazioni turistiche non autorizzato! 😉 Una signora straniera, inglese o americana, che parlava abbastanza l’italiano, vedendomi con il cellulare in mano, mi si è avvicinata. Mi ha spiegato che lei e la sua amica non riuscivano a ritrovare la loro guida. Così, mi ha mostrato un foglietto di carta giallo a righe, su cui era segnato un numero di telefono a penna blu. Ho chiamato e la signora ha lasciato parlare me in italiano con la guida, che mi ha spiegato più o meno dove si trovava. Così, ho dato le indicazioni a lei e alla sua amica. E qui, la signora mi ha chiesto quanto volessi: cinque, dieci o venti Euro! Mi veniva troppo da ridere! 🙂 Però mi sono trattenuta, ho sorriso e le ho detto, ovviamente, che non mi doveva niente. Non potevo accompagnarla: avrei perso troppo tempo ed ero in giro per lavoro. La signora si è incamminata con la sua amica, seguendo le indicazioni che le avevo dato e dicendomi che, se non fosse riuscita a trovare la guida subito, sperava di trovare un’altra ragazza gentile come me. Poi ho raccontato ad un collega che avevo perso un quarto d’ora per aiutare due signore straniere e lui, ridendo, mi ha risposto: “Tu andrai in Paradiso!”. 🙂

Ma potrei fare di più: offrire anche un servizio immediato di primo soccorso! 😉 Ero al bar e la barista si stava lamentando per il forte mal di testa e il raffreddore. Così, ho tirato fuori dalla borsa una compressa di aspirina! 🙂

Spesso la gente si avvicina per chiedere, nella speranza di ricevere un sostegno in un momento di incertezza. Si avvicinano, quasi come se mi conoscessero. Una volta qualcuno mi ha detto: “Tu sei una faccia pulita, si fideranno di te”. La verità è che è bello aiutare gli altri, dare una mano se si può. E quando è capitato a me di chiedere aiuto, sono stata felice di trovare persone disponibili. Ricordiamoci che il nostro prossimo è, appunto, il “prossimo”, e cioè chi abbiamo vicino, chi incontriamo sulla nostra strada. Al prossimo non voltiamo le spalle. Ci guadagneremo il suo sorriso e la calda sensazione di aver risolto qualcosa, di aver messo un tassello a posto, di aver fatto del bene.