Pensieri su… “È questo l’Islam che fa paura”

L’avevo già puntato quando è uscito “È questo l’Islam che fa paura” (Bompiani 2015) di Tahar Ben Jelloun, poi me lo sono ritrovato in una bancarella di libri usati ed era come dirmi: “Prendimi! Prendimi!”. 

Un dialogo tra padre e figlia con domande semplici da parte della figlia ma profonde, e risposte precise e articolate del padre. Nomi e cognomi, colpe e responsabilità in una situazione mondiale difficile per quanto riguarda i rapporti con l’Islam.

Il punto è sempre lo stesso: integrare i giovani francesi di origini nordafricane. Quei giovani che non sentono di avere un’identità definita, uno scopo nella vita e finiscono per trovare un punto di riferimento nel terrorismo.

Nella prima parte siamo di fronte a un dialogo. Poi l’autore, anche giornalista, raccoglie le sue idee e i suoi articoli per continuare una riflessione spesso ridondante. Lui stesso ammette che i concetti a volte si ripetono ma questa ripetizione non mi è dispiaciuta affatto. Come si dice: repetita iuvant. L’autore spiega che la religione islamica non è negativa e il terrorismo non ne è parte. Però molti giovani si sono appoggiati a questa religione, dietro la quale alcuni hanno nascosto il terrorismo, e la frittata è stata fatta. 

Nella seconda parte, dopo il dialogo con la figlia, ci sono molti riferimenti alla storia recente e alla primavera araba. Interessante. La scrittura molto scorrevole. Qualche errore di battitura. Un libro leggero e profondo, ricco di riferimenti alla storia recente. 

La soluzione? Integrare i giovani francesi figli di immigrati. La strada è lunga e pare non sia ancora stata intrapresa.

Pensieri su… “L’abbazia dei cento inganni”

Libro nuovo, segnalibro nuovo! Cosa volere di più?

“L’abbazia dei cento inganni” di Marcello Simoni (Newton Compton Editori) è uscito il 23 giugno 2016. Io l’ho ricevuto per posta il 20, in anteprima, per il “Club dei lettori” e sono stata felicissima. È un thriller che mi incuriosiva molto. Si tratta del terzo volume della Codice Millenarius Saga. Non ho letto i romanzi precedenti ma questo è un libro che si può leggere anche da solo. Mi sono persa giusto qualche dettaglio che faceva riferimento ai libri precedenti.

Vorrei spendere due parole sul segnalibro che mi è arrivato da Anna Rita Palmieri, che gestisce la pagina “Appunti di una giovane reader” è il relativo blog. Il segnalibro è spettacolare realizzato a mano! È stata davvero bravissima! E la ringrazio ancora! Mi è stato inviato per un’iniziativa a catena organizzata dalla pagina Facebook “La Libridinosa”: ognuno inviava un segnalibro a una persona stabilite e ne riceveva un altro. Dovremmo organizzarle di più simpatiche catene così!

Ma torniamo a noi. Il libro comincia il 7 gennaio 1349: il 7 gennaio, il giorno del mio compleanno! Una storia piena di intrighi in cui i personaggi appartenenti alla Chiesa cattolica appaiono cattivi e bramosi di potere. Sono loro a creare intrighi e nascondere segreti. Ma non solo. Anche il nobile Maynard e il giovane Gualtiero nascondono un segreto: proteggono il Lapis Exilii. Ma loro sono i buoni.

Ogni personaggio si muove tra le maglie dell’intrigo per salvare se stesso e le persone che ama, oppure per scoprire o proteggere il segreto intorno al Lapis Exilii. Cos’è e dov’è nascosto? 

Il Cardinale Bertrand du Pouget vuole a tutti i costi averlo e Maynard è deciso a non parlare. Per questo viene coinvolto in un intrigo che riguarda alcune minacce alla famiglia d’Este. Viene chiesto il suo aiuto ma è solo una scusa per controllarlo. E alla fine Maynard finisce in prigione, sotto la mira dell’Inquisizione. Ma non è solo: sua sorella Eudeline, ex monaca che ha vestito di nuovo gli abiti secolari, proverà a salvarlo. Protagonista anche Isabeau, l’innamorata di Gualtiero, un’abile ladra.

Una storia che incastra perfettamente ogni capitolo e ogni capitolo è un nuovo tassello, un nuovo mattone in questo muro perfetto di intrighi e soluzioni, segreti e svelamenti.

Devo dire che questo non è esattamente il mio genere ma il libro si legge scorrevolmente. Pensavo fosse meno curato, più “commerciale” e invece sono stata piacevolmente sorpresa dalla prosa di Simoni. Sembra di essere davvero saltati indietro di qualche secolo, ritrovando espressioni e termini arcaici. Però la trama e i personaggi risultano magicamente attuali. Potrebbero essere eroi e cattivi dei nostri tempi. Forse l’unica critica potrebbe essere proprio questa: c’è una distinzione troppo netta tra buoni e cattivi, e i cattivi appartengono per la maggior parte alla Chiesa. Una distinzione, a mio avviso, un po’ troppo netta.

Capitoli molto brevi; alla fine di ognuno, si resta con la curiosità di sapere cosa sta per succedere in quello successivo.

L’odore e la copertina nera mi ricordano “Black Friars” di Virginia de Winter. Anche l’atmosfera del libro mi ha fatto subito pensare a “Black Friars”: cappucci, tuniche, cacciatori di lupi… Un’epoca lontana che appare magicamente attuale. Solo che il libro della de Winter l’ho lasciato a metà: troppo melenso per i miei gusti e tutti troppo belli.

All’inizio il libro di Simoni mi incuriosiva. Poi la lettura è diventata un po’ pesante. Gli ultimi capitoli invece sono incalzanti, con tanti colpi di scena uno dopo l’altro! Come andrà a finire? Maynard riuscirà a salvarsi dall’Inquisizione e a salvare il Lapis Exilii? 

Da leggere, per chi ama i romanzi con una base storica.

Platessa dolce

 Nuova ricetta del nostro ormai noto Ratatouille romano! Siete pronti a leccarvi i baffi?

Per tre persone
Tempo 1 ora

Difficoltà: facile

Ingredienti:

1 filetto di platessa

2 cucchiai di miele millefiori

2 rossi d’uovo

Albume di due uova

Ricotta salata di pecora

Foglie di sedano tenere

Un bicchiere e mezzo di vino bianco secco

Olio E.V.O. q.b.

Sale

Preparazione:

Lavare e asciugare con carta da cucina un filetto di platessa abbastanza spesso.

Con un coltello molto affilato tagliare a metà in lungo orizzontalmente il filetto ponendo le due parti una a fianco dell’altra.

In una delle metà del filetto colare il miele già liquefatto a bagnomaria.

Tagliare delle fettine di ricotta salata e adagiarle sul mezzo filetto sopra il miele.

Ottenere foglie di sedano bastanti a ricoprire per intero le fettine di ricotta di pecora già distese sul filetto.

Lavare le foglie e asciugarle delicatamente prima dell’operazione di cui sopra.

In un pentolino con un bicchiere d’olio molto caldo versare l’albume e attendere che si rapprenda. Non portarlo a bruciare nei contorni. Basta che sia solo rappresa. Non salare.

Porre l’albume appena rappreso lungo il filetto.

Sovrapporre la metà non farcita del filetto sulla metà fin qui lavorata.

Sbattere i due tuorli d’uovo. Un pizzico di sale. Amalgamare.

Imburrare una teglia adatta a contenere il filetto preparato.

Versare la metà del vino nella teglia.

Porre il filetto nella teglia.

Con un pennello da cucina distribuire abbondantemente i tuorli battuti sulla superficie del filetto.

Infornare a 150° finché la superficie del filetto non indori.

Durante la cottura versare un po’ per volta l’altra metà del vino, ma mai sopra il filetto.

Servire caldissimo.

 Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Pensieri su… “Lo Stradivari perduto”

Bella la copertina, bella la storia! Un libro assolutamente da leggere per gli amanti delle storie di fantasmi. Sto parlando di “Lo Stradivari perduto” di John Meade Falkner (1858-1932) che mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Neri Pozza.

Dalla prima all’ultima pagina sono rimasta incollata a questo libro che racconta tante vite e una in particolare, quella di Sir John Maltravers. A suo figlio Edward scrive la zia Sophia, sorella di John, perché il ragazzo conosca la storia dei suoi genitori da fonte certa. A colmare le lacune della sua versione pensa Mr Gaskell, tutore del ragazzo è caro amico di John. 

I genitori di Edward, infatti, sono morti in circostanze a dir poco tristi quando lui era molto piccolo. Si amavano, o almeno quando si sono conosciuti scoccò subito la scintilla dell’amore, ma poi qualcosa cambiò. Cosa? Tra loro subentrò una presenza di cui fu testimone anche Mr Gaskell. I due uomini, infatti, suonavano insieme il violino e il pianoforte e fu durante una delle loro esecuzioni, ai tempi dell’università, che questa inquietante presenza si manifestò. Da quel momento la vita di Sir John cominciò a cambiare. Tutto mutò in peggio. E, mentre la sua vita andava in frantumi e la sua salute peggiorava, andava delineandosi sempre più nitidamente un’altra figura, ambigua e inquietante, appartenente a un passato di cento anni prima. E insieme a questa scomoda presenza riaffiorava anche la storia di un’antica musica e di un violino: uno Stradivari unico al mondo.

Una storia che vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultima riga, svelando goccia a goccia, anche attraverso dei colpi di scena, un passato lascivo e misterioso e un presente relativo alla vita di Sir John altrettanto difficile da comprendere e forse anche da accettare. Un libro sicuramente da non lasciarsi scappare.

La terra di mezzo

Siamo la terra di mezzo. Né immuni al terremoto, né devastati. Siamo quella parte d’Italia che sente forte il terremoto, vede qualche crepa, chiude alcune case del centro storico per inagibilità ma, dopo i controlli, continua a tenere aperte le scuole oppure sposta le sedi in altri edifici. Siamo quelli che “sindaco, domani sono aperte le scuole?”, perché abbiamo paura di mandare in quelle strutture i nostri bambini e ragazzi dopo una forte scossa. Siamo la terra di mezzo. Siamo quelli circondati dai paesi che hanno subìto gravi danni dopo il terremoto, quelli che avevano amici, parenti o conoscenti nei luoghi colpiti dal sisma, quelli che nei posti devastati andavano a fare gite e pranzi con gli amici. Siamo la terra di mezzo. Siamo quelli che si sono svegliati con il terremoto a notte fonda o la mattina presto, quelli che hanno visto cadere un quadro, una cornice o un soprammobile in case ancora intatte. Siamo la terra di mezzo. Siamo quelli terrorizzati dal terremoto, che non sanno se la prossima scossa devastante arriverà da noi e sarà fatale. Quelli che tremano quando una folata di vento fa battere il vetro di una porta, quando i piccioni fuori dal balcone sbattono forte le ali, il cellulare squilla con la vibrazione o qualcuno taglia il pane facendo tremare il tavolo. E allora guardiamo se si muove il lampadario. Siamo la terra di mezzo. Quelli che “qui non c’è mai stato il terremoto forte”, ma a pensarci bene neanche in alcuni paesi rasi al suono. Siamo la terra di mezzo. Quelli che vanno a cercare su internet se nel nostro paese il sisma ha colpito duramente nei secoli passati, per la paura che si ripeta. Siamo la terra di mezzo. Siamo quelli che guardano dopo ogni scossa se ci sono crepe sui muri di casa. Quelli che ricevono telefonate e messaggi di amici e parenti dopo ogni scossa; e che chiamano amici e parenti dopo ogni scossa. Quelli che una casa e la vita di sempre ce l’hanno ancora. Quelli che inviano aiuti di ogni genere ai terremotati. Siamo la terra di mezzo. Quelli che scrivono “scossa” o “terremoto” su Facebook presi dalla paura, in una strana ricerca di appoggio e solidarietà da parte di chi ha sentito e scritto la stessa cosa. Siamo anche quelli che danno notizia del sisma devastante su radio, tv e giornali dopo aver avvertito la scossa da casa. Quelli che seguono le notizie di morte, devastazione e disperazione nella propria regione o in quelle limitrofe. Siamo quelli che pregano per loro stessi e per gli altri. Quelli che continuano con la loro normale esistenza ma con la terribile paura del terremoto. Siamo terremotati nell’anima. Siamo la terra di mezzo. Ma non dobbiamo lasciarci abbattere.

Appena arrivato “Natale su tutti i piani” di Marie-Aude Murail

Non potrò mai ringraziare adeguatamente Camelozampa per i meravigliosi volumi per bambini che mi ha inviato! Proprio oggi è arrivato “Natale su tutti i piani” (Camelozampa 2016) di Marie-Aude Murail, con le illustrazioni di Boiry. E non riesco a trattenermi: le illustrazioni sono meravigliose! Sembra di entrare in un altro mondo solo a sfogliarle casualmente, come ho fatto io appena ricevuto il libro. Grazie di cuore all’editore per questo prezioso regalo! Comincio a leggere…

Di seguito la trama:
Fa freddo a Parigi, in questo dicembre 1843. Per il piccolo Hugues, che è malato, è forse l’ultimo Natale. Il più bel regalo che la sua sorella maggiore potrebbe fargli sarebbe di insegnargli a leggere. Ma, ecco, Jeanne non sa leggere nemmeno lei. Oh, se solo possedesse un libro, un libro soltanto, riuscirebbe a penetrare il segreto delle parole! Di libri ce ne sono tanti, dai ricchi vicini dove Jeanne lavora come sarta. Cosa succederebbe se ne rubasse uno?
Un delizioso racconto natalizio dalle atmosfere dickensiane, un omaggio all’amore per la lettura.