Minestrone

 

Di nuovo grazie al nostro Ratatouille Romano!

Per 4 persone

Tempo: 45 minuti

Difficoltà: facile

Ingredienti:

300 g. di rigatoncini

1 gambo di sedano con foglie

2 carote

Mezza cipolla bianca

2 funghi champignon

200 g. di fagiuoli borlotti precotti

Sale q.b.

Olio E.V.O. q.b.

2 cucchiaini di brodo in polvere

Pecorino romano q.b.

Preparazione:

In una pentola capiente mettere acqua tale da ricoprire la pasta (fare prima la prova della pasta).

Lavare e tagliare il gambo di sedano a cubetti di mezzo centimetro circa e tritare le foglie.

Spellare le carote e tagliarle a cubetti di mezzo centimetro circa.

Tritare la mezza cipolla a poltiglia.

Pulire e tritare grossolanamente i funghi.

Mettere il sedano, la carota e la cipolla così ridotti nella pentola con l’acqua aggiungendo il brodo in polvere.

Portare a ebollizione e far bollire per circa un quarto d’ora.

Aggiungere i rigatoncini.

Se l’acqua non copre i rigatoncini aggiungere solo quella che li sopravanza di circa un centimetro.

Aggiungere mezzo cucchiaio di sale e far bollire finché la pasta sia quasi al dente rimboccando l’acqua per mantenere il livello se ce ne fosse bisogno.

A quel punto aggiungere i funghi champignon.

Continuare la bollitura fino a cottura completa della pasta.

Spegnere il fornello e aggiungere i fagiuoli.

Mescolare delicatamente ottenendo un minestrone abbastanza denso.

Impiattando completare con l’aggiunta nei piatti di un filo d’olio E.V.O. e (a chi piace) del pecorino romano grattugiato.

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

 

Pensieri su… “Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”

Non ringrazierò mai abbastanza Astoria Edizioni per l’invio di “Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” (2017) di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows. È un romanzo epistolare e non me l’aspettavo. In ogni lettera c’è un pezzetto dell’anima e del temperamento del personaggio che l’ha scritta.

La storia comincia a Londra, città che porta ancora i segni della fine della seconda guerra mondiale. Una giovane scrittrice, Juliet, riceve una curiosa lettera da un uomo, Dawsey, che ha un suo libro. I due cominciano così a scriversi e la donna è sempre più curiosa. Lui fa parte del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, nato durante l’occupazione tedesca dell’isola. Un nome a dir poco curioso. L’uomo comincia a raccontarle la storia e presto lascia la parola anche ad altri abitanti dell’isola per descrivere non solo il club del libro ma anche il periodo dell’occupazione e della guerra. Juliet viene così a sapere come quel momento storico ancora così vicino è stato vissuto sull’isola. Intanto inizia a frequentare un giovane editore, Mark, che sembra geloso del suo attuale editore, Sidney… Vi anticipo solo che non poteva mancare una storia d’amore…

Con tanta voglia di conoscere i protagonisti delle storie risalenti alla seconda guerra mondiale nelle isole del canale, Juliet vola a Guernsey, e non sarà la sola… Vorrebbe infatti scrivere un libro, raccogliendo le esperienze di tutti.

Aneddoti, risate, malintesi e scherzi sono all’ordine del giorno. E dai racconti spunta Elizabeth: una donna forte e anticonformista di cui nessuno ha avuto più notizie dopo la guerra…

Questo libro è come una fetta di torta in un pomeriggio d’estate, è la panna sulle fragole, è una canzone allegra in riva al mare. Mette di buonumore e offre uno spiraglio di umanità in un mondo che ha vissuto i terribili anni della seconda guerra mondiale e il periodo successivo, che ha portato con sé tristi ricordi, rimpianti e devastazione. Ma i personaggi di questo libro non si arrendono, non si sono mai arresi, né di fronte alla guerra, né davanti alle difficoltà della vita, piccole o grandi che siano.

Grazie al club del libro i partecipanti hanno conosciuto molti grandi scrittori e ne parlano nelle loro lettere come se fossero i loro vicini di casa.

Ci sarà anche un piccolo colpo di scena: nell’isola c’è un tesoro di cui nessuno sapeva niente e che verrà alla luce proprio grazie al club del libro… Vi lascio la sorpresa!

Il libro termina con i ringraziamenti di entrambe le autrici e con la postfazione dell’autrice originaria, Mary Ann Shaffer, purtroppo venuta a mancare, che ha dovuto chiedere a sua nipote Annie Barrows di aiutarla a finire il libro a causa della sua malattia. Vi consiglio di leggerle. Anne Borrows ha ragione: il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey vive ogni volta che qualcuno ne parla o ne scrive su internet. Perché, diciamolo, tutti quelli che leggono questo libro ne vorrebbero fare parte, e ne fanno parte di diritto grazie a questa meravigliosa lettura.

Pesce a impanatura 

Sempre grazie al nostro Ratatouille romano!

Per quattro persone
Tempo totale compresa la marinatura: 2 ore

Difficoltà: facile

 

Ingredienti

Filetti di pesce​ 700 gr.

1 finocchio

Piselli​ 400 gr.

Scorza di un limone

Succo di un limone

Menta​ mezzo cucchiaio raso

Prezzemolo​ un cucchiaio raso

Erba cipollina​ mezzo cucchiaio raso

Pane integrale grattugiato​ q.b.

Olio E.V.O. ​q.b.

Sale q.b.

Aceto di vino ​1 cucchiaino

Olio aromatizzato, ovvero Olio di frantoio ​q.b.

 

Preparazione

Tagliare il pesce (Pesce spada, oppure Spigola, oppure Merluzzo… Ma anche mazzancolle…) in tocchetti di 2 cm al massimo.

In una ciotola adeguata di ceramica preparare una marinatura con mezzo bicchiere di olio, erba cipollina, due pizzichi di sale, il succo di un limone e l’aceto di vino. Mescolare bene gli ingredienti e aggiungere i tocchetti di pesce. Impregnare bene il pesce con la marinatura badando che non resti molto materiale liquido in fondo alla ciotola.

Mettere la ciotola in frigorifero per un’ora.

Nel frattempo far bollire in un tegame il finocchio tagliato a pezzetti. A metà cottura aggiungere mezzo cucchiaio raso di sale e aggiungere i piselli.

A cottura ultimata, quando finocchio e piselli risulteranno morbidi, frullare il tutto aggiungendo la scorza del limone privata dell’eventuale parte bianca, la menta, il prezzemolo e la quantità di olio sufficiente per ottenere una crema densa e vellutata.

Al momento di estrarre il pesce marinato dal frigorifero, in una padella adeguata, porre circa mezzo bicchiere di olio. Attendere che sia caldissimo e posare a pioggia del pane grattugiato integrale facendolo rosolare per un minuto. Inserire poco per volta il pesce marinato e agitare con attenzione la padella estraendo il pesce quando sia ricoperto per intero dalla impanatura. Continuare in questo modo finché non sia finito il pesce, aggiungendo, se occorre, olio e pane grattugiato. Si raccomanda ancora di fare attenzione nello scuotere la padella.

 

Confezionamento del piatto

Per prima inserire la salsa, valutando le porzioni. Battere sotto il piatto con il dorso della mano per allargare il perimetro della salsa e farla posare.

A chi piace può spargere della paprica sulla salsa, senza esagerare.

Porre i tocchetti di pesce impanato sulla salsa, porzionando la quantità.

Il tocco finale è spruzzare sul pesce dell’olio aromatizzato a piacere. Ne esistono molti tipi in commercio.

Ma va bene anche dell’ottimo olio di frantoio (quello della bruschetta per intenderci!).

Può essere servito sia caldo che tiepido.

Se avanza del pane grattugiato rosolato, si può porre, all’incirca un cucchiaio, sulla salsa da una parte.

 

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Niente valori, siamo emancipati

Più mi guardo intorno e più quello che vedo non mi piace. Certo, ci sono delle eccezioni in positivo ma l’impressione è che i sentimenti contino poco e vengano continuamente calpestati e derisi. Vedo uomini che non si fanno scrupoli a cercarsi ragazzette qua e là, mentre la fidanzata li considera perfetti; vedo donne che ci stanno senza farsi tanti problemi, perché bisogna divertirsi per sentirsi emancipate; vedo che i valori oggi sono qualcosa che viene considerato zero da molte persone.
Di coppie felici se ne vedono ancora, certo. Ma non impegnarsi sembra comunque l’imperativo categorico di questo momento storico. Basta trincerarsi dietro alla mancanza di lavoro, dietro al non poter chiedere un mutuo per la casa, dietro al fatto che la cerimonia per il matrimonio costa e i figli anche. Niente soldi, niente impegno. E in parte è vero. Ma chi ama trova il modo di impegnarsi. Però quanti oggi hanno ancora voglia di costruire qualcosa con un’altra persona? E quanti hanno voglia di onorare per la vita l’impegno preso con qualcuno?
Se hai dei principi, dei sogni, degli ideali, per molti sei un perdente a prescindere. Nessuno può permettersi di giudicare nessuno, è vero. Ma di fronte a certe situazioni provo un potente stato di disagio. Però, intanto, tutti se ne vanno in giro sorridenti. Una bella maschera di sorriso a coprire il dolore o la finta inconsapevolezza di qualcosa che non va, magari proprio l’errore di mettersi sotto i piedi ogni valore. Tutti felici, tutti puliti. Per la serie: “Tradisco qualcuno che mi ama, e allora?”. Oppure: “Preferisco divertirmi piuttosto che prendermi l’impegno di una famiglia, e allora?”. Tutti giustificano tutto. Ma è normale che sia una buona apparenza la maschera di un mondo che va a rotoli? Però mi consolo: per fortuna non è sempre così.