Fusilli e cicoria

Pasta con la cicoria: buonissima! Grazie al Ratatouille romano che se ne inventa sempre una nuova!

Per 4 persone

Tempo: 30 minuti

Difficoltà: Facile

INGREDIENTI:

Fusilli gr. 350

Cicoria di campo gr. 300

Pomodori rossi da grappolo 4

Aglio in polvere Due cucchiaini

Parmigiano grattugiato 2 cucchiai

Pane grattato mezzo bicchiere

Olio E.V.O. q.b.

Sale q.b.

Zucchero 2 cucchiaini

PREPARAZIONE

In una pila adeguata far bollire l’acqua necessaria e mettere i fusilli a cuocere.

Dopo averla depurata, lavata e asciugata, lessare la cicoria. Spegnere il fornello quando la cicoria sarà ammorbidita, ma non del tutto lessata. Farla scolare in uno scolapasta.

In una padella adeguata, porre poi la cicoria di campo con due cucchiai di olio e due pizzichi di sale, aggiungendo due cucchiaini di aglio in polvere e mescolare per pochi minuti. Dopo versare la cicoria in una ciotola larga a riposare.

Mescolare di tanto in tanto i fusilli, aggiungendo a metà cottura un cucchiaio raso di sale grosso.

Lavare i pomodori e spellarli con un coltellino affilato (o se si riesce con un pelapatate) senza cuocerli.

Separare la polpa dei pomodori dai semi. Tagliare la polpa a cubetti della grandezza di un pisello o poco più.

Mettere i cubetti in una ciotola con due cucchiai di olio, tre cucchiaini di sale e due cucchiaini di zucchero e mescolare amalgamando il composto. Lasciarlo riposare. (Si possono aggiungere anche i semini precedentemente separati, se piace).

Su un tagliere tranciare la cicoria riducendola a pezzetti abbastanza piccoli.

Rimettere la cicoria nella ciotola larga di prima.

Cospargere la cicoria con un cucchiaio abbondante di parmigiano grattugiato e non mescolare lasciando il parmigiano così sparso in superficie finché la cicoria non sia quasi completamente freddata.

Poi spargere sulla la cicoria, sopra il parmigiano, due cucchiai rasi di pane grattato (anche integrale).

In una ciotola mescolare ora la cicoria fino ad ottenere una poltiglia densa, ma malleabile. Se è troppo dura utilizzare dell’olio per ammorbidire, ma non acqua.

Scolare i fusilli. Metterli in una ciotola capiente. Aggiungere due cucchiai rasi di olio sui fusilli e mescolare.

Di seguito immettere il composto della cicoria nella pasta un poco per volta mescolando bene finché tutto il composto sia ben amalgamato con i fusilli.

IL PIATTO

Immettere la porzione di fusilli in modo da formare una collinetta.

Cospargere la sommità della pasta con il pomodoro a cubetti precedentemente condito lasciandolo cadere delicatamente lungo i lati.

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Pensieri su… “Diario (quasi segreto) di un prof.”

Per la prima volta non ho voglia di recensire un libro. Proprio così. Quello che vorrei è andare oltre, scrivere le mie esperienze e le mie impressioni, grazie agli spunti e alle riflessioni dell’autore. Sì, perché il “Diario (quasi segreto) di un Prof.” (Edizioni San Paolo 2017) si legge in un soffio e resta nel cuore. E fa riflettere su tanti temi legati alla scuola e non solo.

La corsa ad accaparrarsi il giorno libero più comodo, come accade nella scuola pubblica, è reale, e mi ha fatto sorridere. Guardare il calendario per cercare feste e ponti pure. E accade anche nelle scuole private.

E poi la sensazione, che provo anch’io, di trovarsi sempre sul filo del rasoio davanti ai ragazzi: riprendendoli se serve ma mai offendendoli; correggendoli ma mai mortificandoli, ad esempio per un errore commesso alla lavagna; non comportandosi per ovvi motivi come loro amici, ma dimostrandosi amichevoli e comprensivi; facendo in modo di fargli comprendere la materia insegnata, senza rendere la lezione pesante.

Questo libro è un soffio d’aria fresca che racconta l’anno scolastico dall’inizio alla fine: i rapporti con i ragazzi e quelli con i colleghi, le gite, i compiti in classe, le vacanze di Natale. E quel rapporto studente-insegnante che a volte prosegue anche dopo la scuola. Senza dimenticare il personale Ata, di cui spesso fanno parte veri e propri pilastri della scuola e nella vita degli studenti.

Il compito dell’insegnate è tutt’altro che facile. Non si tratta solo di fare lezione e interrogare. La scuola, come dice l’autore, professore e giornalista, fa parte della vita. E i ragazzi passano buona parte della loro vita con i compagni di classe e i professori. La loro quotidianità viene dunque condizionata dalla scuola: un voto bello o brutto, il litigio con un compagno di classe, partecipare alla visita didattica di un giorno, possono fare la differenza.

Il libro affronta molti temi ma non quello del bullismo. Nel libro i ragazzi litigano ma sanno fare pace e preparano dolcetti per i nuovi arrivati. Però esistono anche i ragazzi che litigano pesantemente, che non fanno altro che dire parolacce e vengono alle mani. E sta all’insegnate far capire loro che non è quello il comportamento giusto da assumere. Ma non può essere tutto sulle spalle degli insegnanti: prima di tutto viene la famiglia, di cui i ragazzi sono il prodotto. E i ragazzi più irrequieti devono essere seguiti, non abbandonati, più di quelli che non creano problemi. Anche se non è sempre facile.

Questo libro mostra il punto di vista di un professore che non dimentica mai di essere prima di tutto un educatore, che ama i suoi studenti, tanto da essere severo quando serve e comprensivo in uguale misura.

Tante le citazioni letterarie, che fanno sempre piacere.

E anche un capitolo dedicato alla lotta alla mafia.

Un libro in cui ogni insegnante, che fa il proprio lavoro con amore, si ritroverà. Perché è proprio l’amore al centro di questa professione. E se dai amore ai ragazzi, inesorabilmente ne riceverai altrettanto.

Nuovi libri usati!

Nuovi libri usati! Un vero affare anche questa volta in una bancarella di libri usati!

Ed ecco il mio bottino!

– “La signora Miniver” di Jan Struther;

– “Il ponte sul fiume Kwai” di Pierre Boulle;

– “Poesie” di Emily Dickinson;

– “Il diavolo in corpo” di Raimond Radiguet;

– “Il processo” di Kafka, con l’introduzione di Primo Levi.

Adoro le poesie di Emily Dickinson!

E, senza farci caso, ho scelto quattro romanzi da cui sono stati tratti dei film!

Sono soddisfatta!

Risotto sorriso

Semplice, gustoso, buono! Complimenti al Ratatouille che cura questa rubrica di cucina!

Per quattro persone

Tempo: tre quarti d’ora

Difficoltà: facile

Ingredienti:

Riso per risotti gr.150

Riso integrale gr.150

Cipolle bianche medie 2

Sedano due coste

Ananas in barattolo due cerchi

Pomodori rossi da grappolo 2 (Se senza semi, aggiungere un altro pomodoro sbucciato)

Origano tritato 3 cucchiaini

Olio E.V.O. q.b.

Sale q.b.

Zucchero tre cucchiaini

Preparazione:

Far bollire una pila d’acqua e porre il riso fino a cottura.

Nel frattempo tritare la cipolla finemente riducendola in poltiglia densa. E riporlo.

Tritare il sedano altrettanto finemente. E riporlo.

Tritare i due cerchi di ananas alla stessa maniera. Metterlo in una ciotola adatta e aggiustare con tre cucchiaini di zucchero. Mescolare delicatamente e lasciarlo riposare.

Con un coltellino tagliente sbucciate a pelle i due pomodori. Scomporli poi in pezzetti della grandezza massima di una piccola fava. A chi piace, si possono lasciare i semetti. Nel caso si eliminino, sarà necessario integrare con un ulteriore pomodoro sbucciato.

Porre i pomodori così tagliati in una ciotola e aggiungere tre cucchiaini di origano tritato. Mescolare bene e lasciare riposare.

Immettere un cucchiaio raso di sale grosso nella pila con il riso e lasciar cuocere mescolando di tanto in tanto.

In una padella capiente versare mezzo bicchiere d’olio E.V.O. e farlo scaldare a fiamma poco più che bassa.

Dopo due minuti versare nella padella il trito di cipolla e il trito di sedano. Aggiustare con un pizzico di sale.

Alzare un po’ la fiamma. Far cuocere mescolando finché la cipolla risulti abbastanza morbida.

In ultimo spegnere la fiamma. Aggiungere il trito di ananas. Mescolare delicatamente fino ad amalgamare bene il composto.

Aggiungere alla padella, dopo averlo scolato accuratamente, il riso che ora sarà cotto.

Continuare a mescolare senza fiamma finché il tutto appaia come un unico amalgama.

Nel piatto

Versare ancora caldo il risotto composto così ottenuto formando una collinetta.

Versare i pomodori in pezzetti cercando di farli rimanere sulla cima della collinetta.

Al Vostro appetito una buona soddisfazione.

Pensieri su… “Il matrimonio delle bugie”

Letto in tre giorni “Il matrimonio delle bugie” di Kimberly Belle (Newton Compton Editori). Una volta cominciato è impossibile smettere di leggerlo. Sembra un film, una pellicola che scorre e non riesce a fermarsi.

La traduzione mi è piaciuta abbastanza. Solo a pag. 209 ho trovato “spessi sopraccigli” al posto di “spesse sopracciglia”.

Tutto comincia con la vita di una coppia felice. Iris e Will vivono ad Atlanta e hanno tutto quello che potrebbero desiderare: l’amore, insieme a una bella casa, il lavoro e il classico mutuo, che sono felici di pagare per vivere nella villa dei loro sogni.

Tutto è perfetto, si amano alla follia e sono uno il migliore amico dell’altra.

Finché Will prende l’aereo per andare a una conferenza a Orlando. Quella stessa mattina un aereo precipita. Iris apprende la notizia ma si tranquillizza: Will era su un altro aereo. E invece no, viaggiava proprio su quello. Ma perché era sull’aereo sbagliato? La donna cade nella disperazione più nera. E mentre è sepolta dal dolore comincia lentamente a scoprire che il passato del marito non è come lo immaginava. Per quel poco che aveva potuto immaginare, perché Will era sempre stato molto evasivo. E lei non aveva mai voluto approfondire.

Esiste davvero il Will che conosceva? Comincia a chiederselo quando arriva a conoscere il suo passato, lontano e recente. Ad aiutarla nelle sue indagini i suoi genitori, suo fratello Dave e il marito James; e poi un avvocato, Evan, che ha perso moglie e figlia nel disastro aereo; e Corman, un amico di Will. Ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine…

A un certo punto si legge: “Un cuore a pezzi rischia sempre di renderti idiota”. E anche: “Vediamo quello che vogliamo vedere”, e si dice che ascoltiamo solo quello che vogliamo ascoltare. E succede davvero.

Domande, indizi e colpi di scena scandiscono questa storia che non delude mai ad ogni pagina. Passo dopo passo si arriva alla verità, come trascinati da un fiume in piena.

Non sono riuscita a smettere di leggere questo libro per tre giorni. Il miglior thriller Newton Compton che abbia letto finora.

Pensieri su… “La sonata della vendetta”

“La sonata della vendetta” (Dark Zone, 2017) di Marika Bernard sembra più un lungo racconto che un romanzo breve. È un libro che non permette di staccare gli occhi dalla pagina, la fine di un capitolo termina con dei puntini di sospensione e il discorso riprende con altri puntini di sospensione nel capitolo successivo, ma dal punto di vista di un altro protagonista.

Alla fine del libro l’autrice spiega da cosa ha tratto ispirazione per scrivere questo libro: la Sonata n.9 (Opera 47) di Ludwig van Beethoven, dedicata al violinista Rodolphe Kreutzer, e il romanzo breve “La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj.

Al centro della storia, come nel libro di Tolstoj, c’è la gelosia di un uomo per sua moglie. Ed è da lì che parte l’autrice di “La sonata della vendetta”.

Tutto comincia con la morte di un uomo anziano, geloso della sua soffitta, dove tra varie cose si trovava un violino. E proprio attraverso quel violino i personaggi di questo dramma avvenuto tanto tempo prima riprendono vita.

È un libro sui generis, i personaggi tornano dal passato come fantasmi assopiti e risvegliati dal violino, che se ne stava in un angolo, come in attesa di essere ritrovato.

Ho trovato però un errore: “toglierli” i figli, ma spero sia solo un errore di battitura per “togliergli” i figli.

Non vorrei rovinare la lettura a chi non conosce ancora il libro, decisamente particolare: i dettagli vanno scoperti passo dopo passo, insieme all’uomo che prende in mano il violino.

Un testo insolito, strano, ma in qualche modo affascinante. Brutale, triste ma difficile da definire esattamente.

La domanda di partenza è stata: che fine ha fatto il violinista? E questa storia offrirà una risposta.

Pensieri su… “I traditori”

“I traditori” (Astoria Edizioni 2018) di Tammy Cohen è un romanzo uscito proprio a ottobre 2018, che ho ricevuto in anteprima e semplicemente divorato. Come è stato per “La cattiva”, della stessa autrice.

Finito questo libro non avevo voglia di leggere nient’altro. Era come se volessi continuare quella stessa storia, perché il finale lascia veramente con gli occhi sgranati! Non guardate l’indice prima della lettura, potrebbe svelarvi il finale.

La traduzione non mi è piaciuta particolarmente.

Diciamo che i protagonisti della storia sono quattro, due coppie: Josh e Hannah con la loro figlia Lily, e Dan e Sasha con la figlioletta September.

Ulteriori dettagli sui personaggi potrebbero rovinare la lettura, quindi li eviterò. È più bello che il lettore scopra i dettagli per conto proprio, pagina dopo pagina.

Una delle due coppie va in pezzi. E l’altra coppia si trova in mezzo, tra l’uno e l’altra, volendo ostentatamente rimanere imparziale ma in realtà prendendo di volta in volta le parti di una o dell’altro.

Ripicche, ricatti, parole dette dietro le spalle, strani episodi e sgradevoli incidenti piovono a valanga. Ma chi ha fatto cosa? Cosa è vero e cosa no?

Sono tante le cose non dette anche nella coppia che è rimasta insieme ma che a sua volta sta affrontando una crisi. Insieme ai problemi e al non detto arriva l’alcol a cercare inutilmente di risolvere tutto. Poi ci sono le bambine con i loro piccoli grandi problemi. E in mezzo a tutto questo i personaggi riescono anche a perdonare e a perdonarsi.

La situazione diventa sempre più grave e più volte sembra che l’amicizia tra Hannah e Sasha, e tra Josh e Dan stia per finire. Più volte la coppia ancora salda in apparenza cerca di troncare il legame con gli altri due, che li trascinano nei loro problemi, tra lamentele e avvocati. Finché la situazione precipita. Più in basso di così non si può andare, finché si arriva a una conclusione.

Essendo sia giornalista che insegnante mi hanno colpita due riflessioni. Hannah, giornalista freelance, ha la sensazione che i giornali pensino che i giornalisti lavorino per passione e basta. Anche. Ma è un lavoro, non un hobby. Josh, un professore, sente che gli altri non capiscano quanto sia stressante e impegnativo insegnare, stare davanti a una classe. Insegnare non è soltanto fare lezione: spesso i ragazzi possono dire qualcosa di inappropriato e vanno ripresi appropriatamente. L’insegnante cammina sempre su un filo sottile e deve stare attento a non cadere.

Intanto alle pagine della storia presente si alterna quella del passato di una bambina. Ma chi è?

Timballo di patate

A me questa ricetta è piaciuta tantissimo! È sempre più bravo il nostro Ratatouille Romano!

Per 4 persone     Difficoltà: facile     Tempo 50′

Ingredienti:

1 kg di Patate

Bacon q.b.

Fettine di salame morbido q.b.

3-4 Uova

Pangrattato q.b.

Formaggio grattugiato (Pecorino/Parmigiano/Grana…) q.b.

Burro q.b

Rosmarino q.b.

Aceto di vino come indicato

Maggiorana tritata mezzo cucchiaio

Sale q.b.

Olio E.V.O. q.b.

Sbattere le uova con un pizzico di sale e mezzo cucchiaio raso di maggiorana tritata.

Pelare le patate, tagliarle a fettine di circa 3 mm per il largo e farle lessare in una pentola piena d’acqua facendo attenzione che non si ammorbidiscano troppo: una lessatura media.

Ungere l’interno di una teglia o pirofila (cm 20 x 20 c.a) con burro.

Spolverare l’interno e le pareti della teglia con pangrattato.

Adagiare un primo strato di patate affettate. Versare mezzo cucchiaio di aceto di vino sulla superficie.

Salare. Versare un filo d’olio sulla superficie.

Versare circa un terzo dell’uovo sbattuto sulla superficie e spolverare con formaggio grattugiato a piacere.

Farcire con le fette di salame morbido.

Adagiare un altro strato di patate affettate. Versare mezzo cucchiaio di aceto di vino sulla superficie.

Salare. Versare un filo d’olio sulla superficie.

Versare un altro terzo dell’uovo sbattuto sulla superficie.

Spolverare con rosmarino.

Spolverare col formaggio grattugiato.

Farcire con le fette di bacon.

Coprire con le altre fette di patate, irrorare con un filo d’olio.

Versare il resto dell’uovo sbattuto sulla superficie, salare e spolverare di formaggio grattugiato e rosmarino.

In questo ultimo strato NON versare l’aceto di vino.

Completare spolverando del pangrattato per fare la crosticina dorata a fine cottura.

Mettere in forno preriscaldato per circa 25 minuti a 200°, almeno fin quando la superficie risulti ben dorata.

Sfornare, lasciare riposare un po’ e servire porzionando.

Al vostro appetito una buona soddisfazione.