Pensieri su… “Queen’s English? Gli accenti dell’Inghilterra”

Un libro decisamente interessante “Queen’s English? Gli accenti dell’Inghilterra” (Bulzoni Editore 2018) di Irene Ranzato. Un viaggio nella pronuncia dal nord al sud di questo Paese che, in proporzione alla superficie e al numero degli abitanti, è quello che conta più variazioni regionali al mondo.

Una lettura che è un po’ un camminare a piedi per l’Inghilterra e i suoi accenti, con delle utili mappe per avere un’idea chiara delle varie isoglosse, cioè le aree in cui si ha una determinata pronuncia.

È ovvio che bisogna conoscere la lingua inglese per apprezzare questo libro, che strapperà anche qualche sorriso. Lo sapevate che per dire “flare” (un tipo di pantaloni), a Londra si può dire “Tony Blair”? È un modo attuale di usare il cosiddetto “rhyming slang”, utilizzato in passato dalla malavita londinese per comunicare in codice. Si usano due parole una di seguito all’altra, e l’ultima fa rima con quella che si vuole intendere.

Nel libro viene trattata ampiamente la RP, la received pronunciation, cioè la pronuncia ricevuta, quella che in passato era attribuita alla classe istruita e che in genere è associata allo standard English, la lingua insegnata a scuola.

Dopo un po’ di storia e di utili notizie sulla pronuncia dell’inglese in Inghilterra, comincia il viaggio nelle diverse aree. Si va dal “but” pronunciato con la “u” al nord e con la “a” al sud, alla “r” rotica tipica del sud ovest, e oltre.

Lo sapevate che a Liverpool dicono “me” invece di “my”? E che a Londra dicono “LAndon”?

Ovviamente ci sono anche delle riflessioni interessanti sull’accento della Regina Elisabetta II, che negli anni ha cambiato la sua pronuncia. Sua figlia Anne, da “En” è diventata “An”.

Un libro pieno di differenze tipiche tra nord e sud, est e ovest, aree con pronunce particolari, e curiosità linguistiche. Una vera chicca.

Tutti a scuola


Driiiiin! Si torna a scuola! Tutti pronti? Ormai lo sapete, sono una giornalista ma anche un’insegnante. Settembre per me rappresenta il momento di tornare a scuola, però dall’altra parte della cattedra. Era più divertente guardare la cattedra dal lato opposto. Mi sentirò sempre più studentessa che insegnante. Primo, perché non si finisce mai di imparare; secondo, perché sono sempre dalla parte dei ragazzi e cerco di capirli, di immedesimarmi nella loro situazione. Capiamoci: essere dalla loro parte non vuol dire non fare niente in classe. “Oggi siamo stanchi, vediamo un film?” è la frase di rito per convincerti a non fare niente. Sono dalla loro parte perché voglio che capiscano quello che gli spiego e che lo imparino veramente, non a memoria; e sono sempre lì per ripetere le cose, aiutarli, ascoltare i loro problemi e prendermi i loro rimproveri quando mi dicono che nel programma ci sono troppe cose. Non esiste “non ci riesco”, esiste “ti aiuto a riuscirci”.

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Private Summer Tour


Lo chiamiamo Private Summer Tour. Un modo simpatico per dare un nome alle numerose presentazioni che hanno seguito l’uscita del libro “Private – Venti giornaliste nel tempo sospeso” (Funambolo Edizioni 2020). Vi ricordo che le royalties vengono devolute al Telefono Rosa. Purtroppo sono riuscita a partecipare soltanto a uno di questi intensi incontri sul territorio ma sono vicina con il cuore alle mie compagne di viaggio.

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Private – 7 agosto

La pubblicazione del libro “Private – Venti giornaliste nel tempo sospeso” (Funambolo Edizioni) ha dato inizio a una serie di presentazioni in tutta la provincia di Rieti e non solo.

Vorrei segnalarvi la presentazione che si svolgerà il 7 agosto alle 18 a Poggio Mirteto (Rieti) in piazza Martiri della Libertà. Sarà un’occasione per ritrovarsi e sentir raccontare il libro dalle dirette interessate. E sì, ci sarò anch’io a raccontare la mia esperienza della quarantena come insegnante di lingua e letteratura. Purtroppo in quei giorni è venuto a mancare un grande scrittore, Luis Sepúlveda, che ho voluto ricordare attraverso le parole di qualcuno che lo conosceva. Non vorrei svelare troppo però…

Ricordo che i proventi delle royalties andranno al Telefono Rosa, che da anni aiuta le donne vittime di violenza. Questo libro, scritto e pubblicato da donne, vuole aiutare le donne.

Ci vediamo a Poggio Mirteto!

Un caffè e un libro

Datemi un caffè e un libro e vi solleverò il mondo! …nonostante questa caldissima estate!
Chi mi conosce sa che l’estate mi va proprio stretta. Amo l’inverno, la neve, il caminetto acceso, le tisane calde, le coperte di lana fatte a mano e le mille altre cose che l’inverno ci regala.
È bellissimo l’autunno, preludio all’inverno, la stagione più romantica dell’anno per me, alla quale ho dedicato anche delle poesie! Se siete di curiosi di sapere perché la considero la stagione più romantica, ve lo spiego qui.
La primavera mi mette allegria, con tutti quei bellissimi fiori che cominciano a spuntare qua e là.
Ma l’estate… Caldo, caldo, caldo! Non so mai dove scappare! Sì, sì, l’estate, il mare, la sabbia… L’acqua troppo fredda, il sole che brucia, le scottature, la sabbia che scotta… Che vi devo dire? Non sono esattamente un’amante dell’estate. Non vedo l’ora che arrivi la fine dell’estate (espressione che dà il titolo anche a un mio romanzo breve), preludio all’autunno, che inizia a settembre, con tutti i progetti per il nuovo anno lavorativo.
Ma ce la posso fare: un caffè, corto e caldo oppure americano e freddo, e un buon libro mi aiuteranno a superare l’estate. Come al solito mi rifugerò in qualche libro per superare la calura estiva. Datemi un caffè e un libro e vi solleverò il mondo!

Pensieri su… “Antropologia della cultura materiale”


Non sapevo cosa aspettarmi da un libro di antropologia della cultura materiale ma sono rimasta piacevolmente sorpresa. “Antropologia della cultura materiale” di Fabio Dei e Pietro Meloni (Carocci Editore – Studi Superiori, 2020) è una lettura che cambia il modo di vedere il consumo, intendo proprio il semplice andare a fare la spesa.

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Private – Venti giornaliste nel tempo sospeso

Eccolo! Uscirà il 22 giugno 2020 questo libro corale scritto da venti giornaliste della provincia di Rieti, tra le quali ci sono anch’io. Il libro è edito da Funambolo Edizioni nella collana Reate e la prefazione è di Barbara Palombelli.

L’introduzione è di Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente del Telefono Rosa. I proventi delle royalties andranno infatti a questa associazione, che da anni fornisce aiuto e supporto alle donne vittime di violenza.

Eccoci tutte nella copertina realizzata da Federico Battisti: Fabiana Battisti, Tania Belli, Paola Corradini, Paola Rita Nives Cuzzocrea, Raffaella Di Claudio, Eliana Di Lorenzo, Francesca Dominici, Ilaria Faraone, Alessandra Lancia, Daniela Melone, Chiara Pallocci, Sara Pandolfi, Alessandra Pasqualotto, Maria Luisa Polidori, Monica Puliti, Catiuscia Rosati, Francesca Sammarco, Stefania Santoprete, Elisa Sartarelli e
Sabrina Vecchi.

Il libro sarà disponibile da lunedì 22 giugno nelle migliori librerie d’Italia, negli store online e nell’e-commerce del sito della casa editrice www.funamboloedizioni.com.
Per informazioni: www.funamboloedizioni.com
ufficiostampa@funamboloedizioni.com.

Il tempo fa perdere la memoria

Il tempo non cura le ferite, fa perdere la memoria. È nel linguaggio comune l’espressione “il tempo cura tutte le ferite”. Come se lasciar passare anni dopo l’accadimento di un fatto negativo, possa significare far tornare le cose a posto.

Il tempo però non cura le ferite, fa soltanto dimenticare i dettagli più brutti e più tristi di una vicenda o di un periodo della vita. Dopo tanto tempo si tende a dimenticare. Inoltre, dato che una certa situazione non si vive più da tanto tempo, non ci si ricorda esattamente com’era provarla. Dopo tanto tempo, sembra quasi che quel fatto sia accaduto a qualcun altro. E allora si è più propensi a perdonare.

Ma il vero perdono, secondo me, non è quello che avviene dopo che è trascorso tanto tempo ma quello che, se avviene, arriva subito dopo un fatto negativo. Il perdono deve essere concesso a caldo, quando si è ancora pienamente coscienti di quello che è successo, del male che ci è stato fatto e di quanto ne abbiamo sofferto. Perdonare dopo aver smaltito, dopo aver quasi dimenticato tutto, è come non perdonare affatto. Il perdono deve arrivare prima che il tempo cancelli il peggio dalla memoria.

Se la vendetta è un piatto che va servito freddo, quello del perdono deve essere dato finché è caldo, altrimenti non avrà più lo stesso sapore.

Ma come fanno i duemila?

No, davvero, ma come fanno i duemila? Come fanno a prendere appunti al portatile e a studiare guardando uno schermo?

Partiamo dal fatto che scrivere a mano aiuta a ricordare meglio. Inoltre, almeno nel mio caso, sono più veloce a scrivere a mano che al computer.

Aggiungiamoci poi il problema della carica: il laptop va caricato prima o comunque è sempre prudente portarsi dietro anche il caricabatteria. Mentre carta e penna sono sempre pronte all’uso!

Ma il vero problema è: come fanno a studiare al computer? Sì, è possibile sottolineare ed evidenziare, ma vuoi mettere con la possibilità di usare un evidenziatore? Di scrivere note a margine a matita?

Avere un astuccio pieno di penne e matite colorate, evidenziatori dai colori vivaci o dalle tinte pastello, e gomme per cancellare e temperini dalle forme simpatiche non ha prezzo. Almeno per me.