Risotto sorriso

Semplice, gustoso, buono! Complimenti al Ratatouille che cura questa rubrica di cucina!

Per quattro persone

Tempo: tre quarti d’ora

Difficoltà: facile

Ingredienti:

Riso per risotti gr.150

Riso integrale gr.150

Cipolle bianche medie 2

Sedano due coste

Ananas in barattolo due cerchi

Pomodori rossi da grappolo 2 (Se senza semi, aggiungere un altro pomodoro sbucciato)

Origano tritato 3 cucchiaini

Olio E.V.O. q.b.

Sale q.b.

Zucchero tre cucchiaini

Preparazione:

Far bollire una pila d’acqua e porre il riso fino a cottura.

Nel frattempo tritare la cipolla finemente riducendola in poltiglia densa. E riporlo.

Tritare il sedano altrettanto finemente. E riporlo.

Tritare i due cerchi di ananas alla stessa maniera. Metterlo in una ciotola adatta e aggiustare con tre cucchiaini di zucchero. Mescolare delicatamente e lasciarlo riposare.

Con un coltellino tagliente sbucciate a pelle i due pomodori. Scomporli poi in pezzetti della grandezza massima di una piccola fava. A chi piace, si possono lasciare i semetti. Nel caso si eliminino, sarà necessario integrare con un ulteriore pomodoro sbucciato.

Porre i pomodori così tagliati in una ciotola e aggiungere tre cucchiaini di origano tritato. Mescolare bene e lasciare riposare.

Immettere un cucchiaio raso di sale grosso nella pila con il riso e lasciar cuocere mescolando di tanto in tanto.

In una padella capiente versare mezzo bicchiere d’olio E.V.O. e farlo scaldare a fiamma poco più che bassa.

Dopo due minuti versare nella padella il trito di cipolla e il trito di sedano. Aggiustare con un pizzico di sale.

Alzare un po’ la fiamma. Far cuocere mescolando finché la cipolla risulti abbastanza morbida.

In ultimo spegnere la fiamma. Aggiungere il trito di ananas. Mescolare delicatamente fino ad amalgamare bene il composto.

Aggiungere alla padella, dopo averlo scolato accuratamente, il riso che ora sarà cotto.

Continuare a mescolare senza fiamma finché il tutto appaia come un unico amalgama.

Nel piatto

Versare ancora caldo il risotto composto così ottenuto formando una collinetta.

Versare i pomodori in pezzetti cercando di farli rimanere sulla cima della collinetta.

Al Vostro appetito una buona soddisfazione.

Pensieri su… “Il matrimonio delle bugie”

Letto in tre giorni “Il matrimonio delle bugie” di Kimberly Belle (Newton Compton Editori). Una volta cominciato è impossibile smettere di leggerlo. Sembra un film, una pellicola che scorre e non riesce a fermarsi.

La traduzione mi è piaciuta abbastanza. Solo a pag. 209 ho trovato “spessi sopraccigli” al posto di “spesse sopracciglia”.

Tutto comincia con la vita di una coppia felice. Iris e Will vivono ad Atlanta e hanno tutto quello che potrebbero desiderare: l’amore, insieme a una bella casa, il lavoro e il classico mutuo, che sono felici di pagare per vivere nella villa dei loro sogni.

Tutto è perfetto, si amano alla follia e sono uno il migliore amico dell’altra.

Finché Will prende l’aereo per andare a una conferenza a Orlando. Quella stessa mattina un aereo precipita. Iris apprende la notizia ma si tranquillizza: Will era su un altro aereo. E invece no, viaggiava proprio su quello. Ma perché era sull’aereo sbagliato? La donna cade nella disperazione più nera. E mentre è sepolta dal dolore comincia lentamente a scoprire che il passato del marito non è come lo immaginava. Per quel poco che aveva potuto immaginare, perché Will era sempre stato molto evasivo. E lei non aveva mai voluto approfondire.

Esiste davvero il Will che conosceva? Comincia a chiederselo quando arriva a conoscere il suo passato, lontano e recente. Ad aiutarla nelle sue indagini i suoi genitori, suo fratello Dave e il marito James; e poi un avvocato, Evan, che ha perso moglie e figlia nel disastro aereo; e Corman, un amico di Will. Ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine…

A un certo punto si legge: “Un cuore a pezzi rischia sempre di renderti idiota”. E anche: “Vediamo quello che vogliamo vedere”, e si dice che ascoltiamo solo quello che vogliamo ascoltare. E succede davvero.

Domande, indizi e colpi di scena scandiscono questa storia che non delude mai ad ogni pagina. Passo dopo passo si arriva alla verità, come trascinati da un fiume in piena.

Non sono riuscita a smettere di leggere questo libro per tre giorni. Il miglior thriller Newton Compton che abbia letto finora.

Pensieri su… “La sonata della vendetta”

“La sonata della vendetta” (Dark Zone, 2017) di Marika Bernard sembra più un lungo racconto che un romanzo breve. È un libro che non permette di staccare gli occhi dalla pagina, la fine di un capitolo termina con dei puntini di sospensione e il discorso riprende con altri puntini di sospensione nel capitolo successivo, ma dal punto di vista di un altro protagonista.

Alla fine del libro l’autrice spiega da cosa ha tratto ispirazione per scrivere questo libro: la Sonata n.9 (Opera 47) di Ludwig van Beethoven, dedicata al violinista Rodolphe Kreutzer, e il romanzo breve “La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj.

Al centro della storia, come nel libro di Tolstoj, c’è la gelosia di un uomo per sua moglie. Ed è da lì che parte l’autrice di “La sonata della vendetta”.

Tutto comincia con la morte di un uomo anziano, geloso della sua soffitta, dove tra varie cose si trovava un violino. E proprio attraverso quel violino i personaggi di questo dramma avvenuto tanto tempo prima riprendono vita.

È un libro sui generis, i personaggi tornano dal passato come fantasmi assopiti e risvegliati dal violino, che se ne stava in un angolo, come in attesa di essere ritrovato.

Ho trovato però un errore: “toglierli” i figli, ma spero sia solo un errore di battitura per “togliergli” i figli.

Non vorrei rovinare la lettura a chi non conosce ancora il libro, decisamente particolare: i dettagli vanno scoperti passo dopo passo, insieme all’uomo che prende in mano il violino.

Un testo insolito, strano, ma in qualche modo affascinante. Brutale, triste ma difficile da definire esattamente.

La domanda di partenza è stata: che fine ha fatto il violinista? E questa storia offrirà una risposta.

Pensieri su… “I traditori”

“I traditori” (Astoria Edizioni 2018) di Tammy Cohen è un romanzo uscito proprio a ottobre 2018, che ho ricevuto in anteprima e semplicemente divorato. Come è stato per “La cattiva”, della stessa autrice.

Finito questo libro non avevo voglia di leggere nient’altro. Era come se volessi continuare quella stessa storia, perché il finale lascia veramente con gli occhi sgranati! Non guardate l’indice prima della lettura, potrebbe svelarvi il finale.

La traduzione non mi è piaciuta particolarmente.

Diciamo che i protagonisti della storia sono quattro, due coppie: Josh e Hannah con la loro figlia Lily, e Dan e Sasha con la figlioletta September.

Ulteriori dettagli sui personaggi potrebbero rovinare la lettura, quindi li eviterò. È più bello che il lettore scopra i dettagli per conto proprio, pagina dopo pagina.

Una delle due coppie va in pezzi. E l’altra coppia si trova in mezzo, tra l’uno e l’altra, volendo ostentatamente rimanere imparziale ma in realtà prendendo di volta in volta le parti di una o dell’altro.

Ripicche, ricatti, parole dette dietro le spalle, strani episodi e sgradevoli incidenti piovono a valanga. Ma chi ha fatto cosa? Cosa è vero e cosa no?

Sono tante le cose non dette anche nella coppia che è rimasta insieme ma che a sua volta sta affrontando una crisi. Insieme ai problemi e al non detto arriva l’alcol a cercare inutilmente di risolvere tutto. Poi ci sono le bambine con i loro piccoli grandi problemi. E in mezzo a tutto questo i personaggi riescono anche a perdonare e a perdonarsi.

La situazione diventa sempre più grave e più volte sembra che l’amicizia tra Hannah e Sasha, e tra Josh e Dan stia per finire. Più volte la coppia ancora salda in apparenza cerca di troncare il legame con gli altri due, che li trascinano nei loro problemi, tra lamentele e avvocati. Finché la situazione precipita. Più in basso di così non si può andare, finché si arriva a una conclusione.

Essendo sia giornalista che insegnante mi hanno colpita due riflessioni. Hannah, giornalista freelance, ha la sensazione che i giornali pensino che i giornalisti lavorino per passione e basta. Anche. Ma è un lavoro, non un hobby. Josh, un professore, sente che gli altri non capiscano quanto sia stressante e impegnativo insegnare, stare davanti a una classe. Insegnare non è soltanto fare lezione: spesso i ragazzi possono dire qualcosa di inappropriato e vanno ripresi appropriatamente. L’insegnante cammina sempre su un filo sottile e deve stare attento a non cadere.

Intanto alle pagine della storia presente si alterna quella del passato di una bambina. Ma chi è?

Timballo di patate

A me questa ricetta è piaciuta tantissimo! È sempre più bravo il nostro Ratatouille Romano!

Per 4 persone     Difficoltà: facile     Tempo 50′

Ingredienti:

1 kg di Patate

Bacon q.b.

Fettine di salame morbido q.b.

3-4 Uova

Pangrattato q.b.

Formaggio grattugiato (Pecorino/Parmigiano/Grana…) q.b.

Burro q.b

Rosmarino q.b.

Aceto di vino come indicato

Maggiorana tritata mezzo cucchiaio

Sale q.b.

Olio E.V.O. q.b.

Sbattere le uova con un pizzico di sale e mezzo cucchiaio raso di maggiorana tritata.

Pelare le patate, tagliarle a fettine di circa 3 mm per il largo e farle lessare in una pentola piena d’acqua facendo attenzione che non si ammorbidiscano troppo: una lessatura media.

Ungere l’interno di una teglia o pirofila (cm 20 x 20 c.a) con burro.

Spolverare l’interno e le pareti della teglia con pangrattato.

Adagiare un primo strato di patate affettate. Versare mezzo cucchiaio di aceto di vino sulla superficie.

Salare. Versare un filo d’olio sulla superficie.

Versare circa un terzo dell’uovo sbattuto sulla superficie e spolverare con formaggio grattugiato a piacere.

Farcire con le fette di salame morbido.

Adagiare un altro strato di patate affettate. Versare mezzo cucchiaio di aceto di vino sulla superficie.

Salare. Versare un filo d’olio sulla superficie.

Versare un altro terzo dell’uovo sbattuto sulla superficie.

Spolverare con rosmarino.

Spolverare col formaggio grattugiato.

Farcire con le fette di bacon.

Coprire con le altre fette di patate, irrorare con un filo d’olio.

Versare il resto dell’uovo sbattuto sulla superficie, salare e spolverare di formaggio grattugiato e rosmarino.

In questo ultimo strato NON versare l’aceto di vino.

Completare spolverando del pangrattato per fare la crosticina dorata a fine cottura.

Mettere in forno preriscaldato per circa 25 minuti a 200°, almeno fin quando la superficie risulti ben dorata.

Sfornare, lasciare riposare un po’ e servire porzionando.

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Fiducia nell’umanità

Bisogna avere fiducia nell’umanità. Si sente parlare giornalmente di omicidi, furti, bullismo e mille altre storie, tutte al negativo. E la percezione che abbiamo della società in cui viviamo tende ad essere negativa. Ma negli ultimi giorni ho vissuto una brutta avventura a lieto fine che mi ha ricordato che la gente siamo noi e che siamo sempre noi a decidere come comportarci e come incidere sul mondo intorno. La scoperta dell’acqua calda ma da non sottovalutare.

Purtroppo si era persa una cagnolina che conosco. Inutile dire che è stata cercata nel posto in cui si era allontanata, che è stato lasciato il numero di telefono alle persone che vivono in quella zona o la frequentano. Ma una grande mano l’ha data Facebook, usato spesso per le fake news, per gli insulti o per i selfie delle vacanze, ma uno strumento che può aiutare anche le buone cause.

Facebook contiene le pagine delle associazioni che aiutano gli animali, le stesse che condividono gli appelli degli amici a quattro zampe scomparsi. E in questo caso devo ringraziare di cuore Pasqualina & Friends, Tesori a quattro zampe e Gli amici di Fiocco. Sono state utili pagine di vario genere, legate al territorio, e gli innumerevoli gruppi. E ancora ci sono tutte quelle persone di buon cuore che hanno visualizzato l’annuncio della scomparsa della cagnetta, tenendolo a mente, e che l’hanno spesso condiviso. Tra queste persone c’è chi ha detto che avrebbe tenuto gli occhi aperti, chi si è offerto di andare a cercare la cagnetta e chi l’ha vista e segnalata. L’ultima segnalazione, quella decisiva, è arrivata con tanto di foto dell’avvistamento.

La cagnolina si era allontanata dal luogo in cui era scomparsa e, senza Facebook come mezzo di comunicazione per avvertire quante più persone possibili che si era persa e la sua famiglia la stava cercando, probabilmente non sarebbe ancora tornata a casa.

Da questa brutta avventura a lieto fine ho avuto conferma che c’è tanto di buono nella nostra società, perché la gente siamo noi, con le nostre scelte. I social, se usati bene, fanno il bene.

E la gioia di questa cucciolona quando ha ritrovato la sua famiglia ed è tornata a casa non ha prezzo.

Bravi tutti! Grazie a tutti! Di cuore!

Polenta tronchetto

Buona! Da leccarsi i baffi! Grazie nuovamente al nostro Ratatouille Romano!

Per quattro persone

Difficoltà: media

Tempo: 1 ora

Ingredienti:

Farina di mais 350g

Fettine di vitello tagliate fine 2

Guanciale 6 fettine fine

Rosmarino tritato q.b.

Noce moscata in polvere Mezzo cucchiaio

Pangrattato q.b.

Burro q.b.

Acqua 1,5 lt

Olio E.V.O. Mezza tazzina da caffè

Sale grosso Mezzo cucchiaio

Sale q.b.

Preparazione:

Mettere una teglia di circa cm 24 per cm 32 in frigorifero con un foglio di carta da forno alla base.

Battere le fettine di vitello: devono risultare molto fine.

In una padella rosolare le fettine in una noce di burro. Cospargerle con due pizzichi di sale fino. Quasi a fine cottura cospargerle con un cucchiaio raso di rosmarino continuando finché siano ben cotte.

Per la polenta, versare l’acqua in una pentola d’acciaio dal fondo spesso. Quando l’acqua è vicina al bollore versare il sale grosso. Quindi versare la farina a pioggia lentamente mescolando con un mestolo apposito di legno (detto tarello) e mantenendo la cottura a temperatura alta.

Aggiungere olio di oliva per evitare grumi e la noce moscata.

Alla ripresa del bollore abbassare il fuoco e proseguire mescolando per circa 20/25 minuti avendo cura di non farla attaccare al fondo.

Prima che inizi a indurire troppo versare la polenta nella teglia che si era messa nel frigorifero. Spalmarla in modo uniforme e lasciarla per dieci minuti a temperatura ambiente. Rimettere poi la teglia con la polenta in frigorifero per altri quindici minuti nel ripiano più alto.

Quindi estrarre la teglia dal frigorifero. Adagiare sulla polenta le due fettine con sopra il rosmarino, coprendo la superficie e cospargerle del sughetto eventualmente rimasto.

Sopra le fettine adagiare le fettine di guanciale coprendo la superficie e aggiungendo ancora un po’ di rosmarino.

Ora, aiutandosi con la carta da forno sottostante e le mani ben aperte, arrotolare la polenta ancora morbida su se stessa strettamente, badando bene che non si rompa. Lasciare la parte finale in basso e schiacciarla leggermente perché non si srotoli. Avendo uno spago spesso, la si potrà anche legare.

Togliere la carta da forno.

Portando il tronchetto all’indietro senza srotolarlo, cospargere la teglia con pangrattato a piacere e arrotolare il tronchetto sopra il pangrattato in modo da “panare” tutta superficie esterna dello stesso.

Infornare per 15-20 minuti a 180°.

A fine cottura tagliare il tronchetto in rotelle di circa tre centimetri di spessore con un coltello molto affilato evitando di farle srotolare.

Si può guarnire con del ragù alla base del piatto.

Al Vostro appetito una buona soddisfazione.