Pensieri su… “Spino”

Che dire! Un libro troppo troppo troppo carino! “Spino” (Camelozampa 2016), scritto e illustrato da Ilaria Guarducci, è assolutamente da leggere! Credo proprio che questa storia piacerà ai bambini e farà anche sorridere gli adulti!

Quando ha suonato il postino e ho visto il pacchetto con il timbro dell’editore Camelozampa, mi sono ritrovata a dire ad alta voce: “È Spino!”. Grazie ancora a Camelozampa per questo atteso e gradito regalo!

Spino è un animale non meglio identificato (forse un riccio o un istrice) tutto ricoperto di aculei. Il suo aspetto minaccioso lo spinge ad essere cattivo, è anche andato a una scuola per cattivi! Ma poi un giorno, Spino comincia a perdere le sue spine… Cambieranno anche il suo carattere ombroso e la sua indole malvagia? Ma Spino è davvero cattivo o è solo convinto di esserlo?

Che dire: lo adoro! Amo i libri per bambini e questo è semplice, diretto e dà un insegnamento positivo ai più piccoli: noi siamo chi vogliamo essere, non quello che gli altri si aspettano che siamo. Mi sono affezionata a Spino! I disegni sono anche questi semplici, divertenti, non troppo definiti e molto d’effetto.

Mi sembra già di sentire la voce dei bambini alla fine del libro: “Lo rileggiamo?”, “Guardiamo le figure?”.

E l’odore del libro! Che odore! Quel profumo forte e intenso di pagine colorate! Mmmmmmh!

Un piccolo tesoro a copertina rigida da leggere e rileggere.

Nuovi arrivi! “L’imprevedibile destino di Emily Fox-Seton” e “Questa cosa bizzarra che si chiama amore”

Finalmente sono arrivati due libri che aspettavo con impazienza: “L’imprevedibile destino di Emily Fox-Seton” di Frances Hodgson Burnett e “Questa cosa bizzarra che si chiama amore” di Elke Heidenreich e Bernd Schroeder! Ringrazio di cuore Astoria Edizioni per questo bel regalo!

Frittelle con riso scottate

Oggi il nostro Ratatouille romano ci propone delle ottime frittelle di riso! Ecco come prepararle!

Per tre persone

Tempo: 40 minuti

Difficoltà: Media (per l’uso del coltello affilato)

Ingredienti:

10 cucchiai di riso

Tre uova

Farina doppio zero q.b.

Polpa di due pomodori crudi

Due cucchiai di guanciale a cubetti

Un cucchiaio di mortadella a cubetti

Un cucchiaio di uva passa

Sale q.b.

Olio per frittura q.b.

Prezzemolo

Menta

Procedimento:

Mettere a bollire in acqua dieci cucchiai di riso, salando con mezzo cucchiaio raso di sale grosso.

Sbattere tre uova medie in una ciotola aggiungendo due prese di sale. Mescolare alle uova un cucchiaio raso di prezzemolo e la stessa quantità di menta (tritati finemente o da barattolini commerciali).

Tagliare il corrispettivo di due cucchiai di guanciale, a cubetti di circa mezzo centimetro di lato.

Tagliare il corrispettivo di un cucchiaio di mortadella, a cubetti della stessa grandezza del guanciale.

Sbucciare con un coltello affilato due pomodori grandi e, con un pimer (frullatore ad immersione), tritarli ricavandone un liquido denso. Salare con una presa.

Quando il riso sarà al dente, scolarlo e metterlo subito nella ciotola dell’uovo sbattuto.

Mescolare finché l’uovo si sia rappreso e amalgamato al riso insieme agli altri odori.

Aggiungere nella stessa ciotola i cubetti di guanciale, quelli di mortadella e l’uva passa continuando ad amalgamare delicatamente il tutto.

Aggiungere ora il succo di pomodoro ottenuto col pimer.

Aggiungere poi farina quanto basta ad ottenere un composto denso, ma sufficientemente liquido.

Regolare, appunto, di farina se troppo liquido, ovvero di acqua se troppo denso.

In una padella media versare olio per frittura per circa un centimetro di altezza.

Portare alla temperatura ottimale di 230° usando un termometro per cucina o provando, con una punta di cucchiaino del composto, la reazione che deve essere molto “allegra”.

Raccogliere un cucchiaione colmo di composto e versarlo nella padella, prestando attenzione a non spostare il cucchiaione durante il versamento per non creare gocce orfane che brucerebbero subito rilasciando un cattivo sapore all’olio di frittura. Se succede, togliere subito con un mestolo forato le gocce.

Versare non più di due cucchiai di composto per volta perché la temperatura dell’olio è tale da fermarlo e cuocerlo abbastanza velocemente. Girare una sola volta le frittelle che si saranno formate, per una cottura omogenea.

Quando le frittelle saranno dorate, toglierle dalla padella e depositarle in un vassoio ricoperto con carta da cucina per far scolare l’olio in eccesso.

Si possono servire caldissime o anche fredde. Risulteranno sempre morbide e, si spera, appetitose.

Accompagnare con insalate fresche, purè o formaggi fusi.

 Al Vostro appetito una buona soddisfazione!

Pensieri su… “Vendute!”

“Vendute!” di Zana Muhsen (Bestsellers Oscar Mondadori 1994) mi è stato prestato e non ho proprio saputo resistere: ho dovuto cominciare a leggerlo. 

È la storia scritta in prima persona da una donna che racconta se stessa. Il libro è stato scritto insieme a Andrew Crofts. 

Una storia scritta al presente e ambientata negli anni Ottanta ma che sembra di vivere momento dopo momento in diretta insieme alla protagonista, Zana. Rabbia e speranza dettano le giornate di Zana e inseguono anche il lettore. Lei e sua sorella, inglesi di Birmingham, sono state condotte con l’inganno nello Yemen con la scusa di una vacanza, e lì si ritrovano inspiegabilmente sposate. Così, comincia la loro nuova vita forzata. Non hanno libertà e si ritrovano con dei mariti che non solo non conoscono e non avevano mai visto prima, ma che mai avrebbero pensato di avere alla loro giovane età. E le ragazze non parlano una parola di arabo. Zana ha appena compiuto sedici anni e sua sorella ne ha 14.

Lavorano come schiave portando acqua dal pozzo e cucinando bruciandosi le dita, oltre a badare ai loro bambini e a volte a quelli dei loro parenti. 

Queste due ragazze sono state vendute principalmente per un motivo: far avere la nazionalità inglese ai loro mariti yemeniti, visto che si erano sposati con due ragazze inglesi. Ma il matrimonio non era mai stato celebrato. Le ragazze non sapevano di essere sposate.

Gli anni passano e Zana non smette di sperare in una via d’uscita. Non vi dirò troppi particolari, né come finisce il libro. Vi anticipo solo che vi troverete in un garbuglio di governi, burocrazia e amore di madre. Una storia infinita.

Una storia straziante, che lascia un sasso nello stomaco.

Uno, nessuno e centomila

Siamo uno, siamo noi stessi. Per qualcuno non siamo nessuno. E ogni persona che abbiamo intorno e non ci conosce bene ci vede in un modo diverso, ci classifica in modo diverso. Lo fanno anche le persone più vicine ma diciamo che l’equazione è questa: più le persone ci conoscono da vicino, più si avvicinano a comprendere la nostra vera essenza; meno ci conoscono e più ci faranno rientrare in stereotipi e luoghi comuni.
Una stessa persona può essere un apprezzato libero professionista, il nonno di un’amica, il signore che porta il cane a passeggio tutti i pomeriggi e un caro amico, oltre che un sostenitore del partito avverso, uno snob e un cliente abituale del bar con le slot machine. Ed è proprio questo il punto: alcuni ci inquadrano positivamente, altri negativamente. Ma una persona è mille cose, è un mondo intero. E a volte la visione di due persone su una terza possono non coincidere o addirittura cozzare. Perché? Perché non dobbiamo mettere in conto soltanto le qualità e le caratteristiche del soggetto in questione ma anche la personalità e la visione di chi guarda e giudica.

Pensieri su… “Una dolce carezza”

“Vediamo solo quello che vogliamo vedere, ed è questa la ragione dei nostri errori”.

“Una dolce carezza” (Neri Pozza Editore 2016) di William Boyd è un gentile omaggio di Neri Pozza Editore. 

Il romanzo è scritto nella forma di un’autobiografia che racconta del passato, alternata al presente contenuto in un diario. La protagonista è la fotografa Amory Clay, nata nel 1908. Tra l’Inghilterra, la Scozia, Berlino, New York e Parigi, il Messico e il Vietnam, Amory racconta della sua incredibile vita, segnata da ben due guerre mondiali e dalla guerra in Vietnam. Durante la prima guerra mondiale era solo una ragazzina.

Ho associato l’odore di queste pagine a quello delle pagine del fumetto “Topolino”. Si somigliano.

Un libro dalla copertina morbida e il profumo antico, ogni parola sa di acqua di colonia e luccica di brillantina. Un romanzo inaspettato. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine. Un romanzo storico, un romanzo d’amore.

“Non bisogna lasciare che le esperienze sgradevoli ci rimangano dentro, gettando un’ombra su ogni momento della nostra esistenza”.

Un viaggio tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, passando per quella in Vietnam, attraverso le foto e gli amori della fotografa Amory Clay. Le foto sembrano reali, quelle davvero scattate da lei, così come i suoi ricordi. Un romanzo che non sembra fantasia ma una storia vera. Ho cercato Amory Clay su Google, sperando fosse realmente esistita ma non è così; o forse in qualche modo è vera nel cuore dei lettori, un personaggio incredibilmente realistico che ha vissuto momenti veri della storia del mondo. Lei come tutti gli altri personaggi sono vividi, ben tratteggiati, sembra di conoscerli indipendentemente dalle foto in bianco e nero che compaiono nel libro, dandogli quel qualcosa di realistico in più. Quel qualcosa che resta comunque un in più, perché i personaggi, la storia e gli ambienti sono tanto reali da sembrare di averci vissuto.

Una vita avventurosa quella di Amory, fatta di alti e bassi, di momenti tragici e immensa felicità, di continue sorprese. La seguiamo nell’arco di tutta la sua vita. Ma non voglio darvi i particolari per non rovinarvi le sorprese che troverete disseminate nei momenti più inaspettati. Le sue decisioni repentine, le volte in cui la vita che faceva è cambiata suo malgrado.

Un libro che consiglio di leggere. 

Pensieri su… “Piccoli mostri da incubo”

All’inizio non mi sembravano così tanto “da incubo” i racconti di Kelly Link contenuti nel libro “Piccoli mostri da incubo” (Newton Compton editori, 2010). Si tratta di racconti neri ma non troppo spaventosi, almeno per la maggior parte; adatti, ad esempio, a una merenda estiva con caffè macchiato e fette biscottate con mascarpone e cioccolata. Come ho fatto io… Ma potreste leggerli anche nelle sere autunnali accanto al caminetto acceso, sgranocchiando castagne arroste. Insomma, è una lettura appassionante, per molte pagine tranquilla, e solo in alcuni passi spaventosa.

Non la ritengo una lettura paragonabile a “Cari mostri” di Stefano Benni, libro che fa riflettere, sorridere e a tratti spaventa; non ha neanche niente a che vedere con i racconti di Edgar Allan Poe, inquietanti e neri. Non troveremo qui la scrittura scorrevole di Benni, né la suggestione e la tensione di Poe. “Piccoli mostri da incubo” non lascia insegnamenti, né fotografa la società contemporanea come fa Benni, né ci proietta in un universo cupo e inquietante come fa Poea. Sono racconti per ragazzi che vi faranno passare un pomeriggio diverso dal solito, in mondi popolati da maghi o insieme a una giovane donna risvegliata dalla tomba. 

Molto coinvolgente “Magia per principianti”, racconto che ci porta nel mondo di una serie tv in cui i protagonisti non sanno di essere in una serie tv… La trama è strana e confusa e nonostante questo si resta con la curiosità di sapere cosa succederà fino alla fine… come in una serie tv!

“È semplice non scoprire le cose, se ti ci applichi abbastanza”.

Non farò spoiler, vi dico solo che spesso la trama è confusa e le storie sono assurde, inverosimili. Altre volte sembra si parli di fatti che potrebbero accadere anche in casa nostra, come nel racconto “Il gioco di Cenerentola”.

Personalmente, ho apprezzato molto “I maghi di Perfil”. Un mondo particolare, chissà che mondo è… E dei bambini al servizio dei maghi. Ma chi sono i maghi di Perfil?

La storia più spaventosa per me è stata “Il cappello dello Specialista”. Si sta sempre con il fiato sospeso e non vengono spiegate molte cose. Da dove viene quel cappello e perché è così tanto pericoloso? Da dove ha avuto origine tutto quel male e come si può sconfiggere?

Molto articolato è “La sentinella di Abal” e anche in questo caso siamo in un mondo che non conosciamo come reale. È la storia di una madre e di una figlia in viaggio, e di un segreto.

Ma vi assicuro che anche gli altri racconti non sono niente male.

Sembra che l’autrice non sia una sola ma diverse persone, perché ogni storia ha un suo stile, una sua ambientazione e una sua identità.

E poi la copertina è imbottita!