Club dei lettori – “L’abbazia dei cento inganni” di Marcello Simoni

Arrivato questo pomeriggio il thriller “L’abbazia dei cento inganni” di Marcello Simoni! E grazie a Newton Compton Editori per questo nuovo invio. È bello far parte del “Club dei lettori”!

In uscita il 23 giugno 2016!

La trama

Ferrara, inverno 1349. Un’inquietante processione di gente incappucciata si aggira nelle selve vicino alla città, terrorizzando chiunque abbia la sfortuna d’imbattervisi. E mentre si diffondono voci su riti satanici e segni dell’apocalisse, c’è chi scorge in quelle apparizioni un astuto complotto. Tra loro anche l’impavido cavaliere Maynard de Rocheblanche che, con l’appoggio della Santa Inquisizione, intraprende un’indagine per cercare di far luce sulla verità. L’impresa si rivelerà tuttavia più difficile del previsto, perché sono molti i prelati più interessati ai suoi segreti che a risolvere il caso. Maynard è infatti l’unico custode del mistero più grande della cristianità, la leggendaria reliquia attribuita a Gesù, il Lapis exilii. E questa volta, privato dell’appoggio dell’abate di Pomposa, potrà fare affidamento solo sulla sorella, la monaca Eudeline, per difendere se stesso e i propri amici e cercare di svelare l’intrigo che lo coinvolge…

Salmone veloce

 
Nuova delizia culinaria del nostro Ratatouille romano!

Per tre persone
Tempo: mezz’ora

Difficoltà: facile

 

Ingredienti:

3 fette di salmone

1 uovo intero

Mezzo bicchiere di miele

Olio E.V.O.

Sale

Origano

Erba cipollina

 

Preparazione:

Tagliare tre fettine fine di salmone.

Mettere in una padella mezzo bicchiere di olio E.V.O.

Dopo aver raggiunto la temperatura di circa 130° disporre le fettine nella padella e lasciar cuocere la prima parte delle fettine per circa cinque minuti.

Nel frattempo sbattere e salare con una presa un uovo.

Se il miele non è abbastanza liquido, scioglierlo a bagnomaria.

Girare le fette di salmone, abbassare la fiamma del fornello e colare su ognuna delle fette un terzo del mezzo bicchiere di miele.

Disporre su ognuna di queste un cucchiaino di origano e di erba cipollina tritati.

Su ognuna delle fette colare delicatamente un terzo dell’uovo sbattuto.

Non importa se in principio colerà sulla padella. Avrà tempo per rapprendersi e formare un bel disegno sulla fettina e intorno ad essa che sa di rustico.

Salare con una piccola presa l’uovo sopra le fette.  Dopo circa cinque minuti togliere le fettine dalla padella.

In questa possiamo saltare della pasta corta già cotta o friggere delle fettine di pane finissime rendendole croccanti al sapore di salmone sulle quali adagiare le fettine di salmone… In questo caso abbiamo aggiunto dei gamberetti cotti in padella.

Il contorno secondo i gusti.

Servire caldo.

Al Vostro appetito una buona soddisfazione!

Pensieri su… “Dona Flor e i suoi due mariti”

 Insomma, ero andata per prestare un libro e sono ritornata con in prestito “Dona Flor e i suoi due mariti” (Garzanti 2007) di Jorge Amado.

Il libro viene presentato come una storia vera. C’è anche una ricetta!

A volte ci sono forme italiane inusuali, come “al gran massimo” intendendo “al massimo”. Ho letto anche “goccie”, mentre la forma corretta è ovviamente “gocce”. “Qual’è” non me l’aspettavo: ovviamente, si scrive senza apostrofo. E poi non esiste “la palma” della mano ma “il palmo” della mano”, la palma è un albero. E poi “diecina”, “sugo di frutta” e “a-solo” (nel senso di assolo musicale). “Al cadere del crepuscolo”: si dice “al calare del crepuscolo”; e a seguire “preso un bagno”: si dice “fatto un bagno”. Alcune frasi risultano poco scorrevoli. Qualche errore di battitura.

Un libro che ci proietta in Brasile, a Bahia, ma non su una spiaggia assolata, in piccole realtà di una comunità fatta di chiacchiere e reputazione.

All’inizio avevo pensato di interrompere la lettura: troppi dettagli su troppi personaggi. Ma poi mi sono appassionata alla storia di Dona Flor e della sua famiglia. E leggendo mi sono abituata a questo tipo di narrazione: lo scrittore è prolisso, il libro ricco di nomi, descrizioni, digressioni, aneddoti e dettagli. Ma a suo modo avvincente.

Fa riflettere questo passaggio del libro: Chi si preoccupa di trasmettere le buone notizie? Per questo non c’è urgenza né interesse, nessuno si precipita a correr fuori. Questo solo per le cattive notizie. Per portar quelle, i messaggeri si sprecano, non manca mai chi si sottoponga a gravi disagi, lasci a metà il lavoro, interrompa il riposo, si sacrifichi insomma. Dare una cattiva notizia è una cosa così emozionante!

Il libro è realistico e pieno di dettagli ma nell’ultima parte si trasforma. La storia diventa incredibile e inverosimile ma altrettanto incredibilmente i fatti sembrano possibili in quella realtà brasiliana tanto distante dalla nostra, in una cultura che mescola cristianesimo e dèi arrivati dall’Africa.

L’odore dolciastro delle pagine è uno dei più buoni che abbia mai sentito!


Bookcrossing Poggio Mirteto


Anche due dei miei libri partecipano al Bookcrossing di Poggio Mirteto (RI), inaugurato questa mattina in Piazza Martiri della Libertà. 

Uno è la raccolta di fiabe “Le Quadrobambole” (Rea Edizioni 2010), il primo della serie.

L’altro libro è il saggio letterario “Il mondo di Frances Hodgson Burnett: The Secret Garden, Little Lord Fauntleroy e A Little Princess” (La Riflessione – Saggistica 2010).

Sono lì che vi aspettano!

Quei cinque minuti di calma

Una giornata frenetica. Corri di qua, corri di là. E poi mi ritrovo in una sala d’attesa. Seduta accanto a me una suora vestita di bianco, non le ho chiesto a quale ordine appartenesse. È indiana, mi dice; la pelle ambrata e i capelli brizzolati. E comincia a parlare in italiano. Ha viaggiato molto, starà in Italia per qualche anno e poi chissà… Dei posti che ha visitato le è piaciuto molto il Messico. Lì mangiano molte cose che si trovano anche in India e cibo piccante, come si usa in India. Ma, soprattutto, in Messico non c’è fretta. Dal suo punto di vista, il Messico è il Paese in netta contrapposizione all’Italia, dove tutti vanno sempre di corsa e non si possono perdere nemmeno cinque minuti! E chi ci rimette è il nostro fegato, diceva. Cinque minuti prima, cinque minuti dopo: non sempre fanno davvero la differenza. Forse dovremmo rallentare un po’. Prenderci quei cinque minuti che ci permettano di respirare. Quella suora diceva che stiamo sempre a correre per qualsiasi cosa, sempre lavoro, lavoro e poi? Cosa ci rimane? Ci rimettiamo in salute. Non l’avevo mai vista così. E mi sono trovata d’accordo con lei. Anche io stavo andando di fretta, già a pensare a cosa avrei dovuto fare dopo. Ma rischiavo di perdermi il momento: quel momento ferma e seduta, senza pensieri, ad ascoltare le sue parole. La vita passa, non si ferma mai, ma sta a noi darle il giusto ritmo. A volte dobbiamo correre a prendere il treno, perché siamo in ritardo; ma non serve correre in ogni situazione, in ogni momento. Guadagnare cinque minuti andando di corsa non sempre è un vero guadagno. E potremmo anche concederci cinque minuti di calma ogni tanto per riprendere fiato.

Fegato impanato

 
Grazie al nostro Ratatouille romano che oggi ci delizia con un altro piatto da leccarsi i baffi!

Per quattro persone

Tempo di macerazione: cinque ore

Tempi di preparazione: 1 ora e mezza

Difficoltà: media


Ingredienti:

Quattro fette di fegato

Quattro fettine di pancetta

Due bicchieri di vino bianco

Olio E.V.O. q.b.

Farina q.b.

Pane grattato q.b.

Succo di mezzo limone

Origano q.b.

Prezzemolo q.b.

Sale

Preparazione:

Lavare bene le fette di fegato in modo da eliminare quanto più sangue possibile.

In una ciotola di ceramica porre a macerare le fette di fegato, il vino e il succo del mezzo limone per cinque ore.  Battere due uova intere aggiungendo una presa di sale.

In due piatti distinti mettere la farina, preferibilmente setacciata e soffice, e il pane grattato.

Preparare quattro fettine di pancetta battendole leggermente fino a farle diventare finissime.

Stendere le fette di fegato, salarle con una presa di sale per parte.

Porre sopra queste le fettine di pancetta premendo per farle aderire bene alla carne.

Stendere sopra le fette, dalla parte della pancetta, due prese di origano tritato e due prese di prezzemolo tritato. Vanno bene anche se prelevati dalle boccette in commercio. Premere sempre sulle fette per amalgamare gli odori il più possibile alle carni.

Infarinare le fette di fegato così preparate. Pressarle bene nella farina e lasciarle riposare circa venti minuti.    Passare le fette nelle uova sbattute e ricoprirle subito con il pane grattato.    Se la pancetta comunque tenderà a staccarsi, si potrà fermare sulla fetta con uno steccone.  Lasciare riposare per un quarto d’ora. Nel frattempo in una padella adeguata versare olio E.V.O. nella quantità tipica del fritto e portarlo a temperatura (oltre i 150°).

Porre le fette nella padella e, dopo la prima scottatura delle due parti delle fette, abbassare della metà il fornello e lasciare cuocere fino a che le fettine siano ben rosolate.      Se si volesse aggiungere una nota di condimento togliere le fette di fegato dalla padella e nella stessa porre due pomodori rossi spellati, tagliati a cubetti e con tutto il loro succo. Cuocerli per non più di cinque minuti nello stesso olio di cottura delle fette di fegato e versarli sopra e intorno alle fette di fegato già impiattate senza bagnarle con l’olio di cottura, ma solo intorno con un po’ di sughetto.  Si può guarnire la pietanza con purè a base di noce moscata e con del formaggio tenero dolce leggermente scaldato alla fiamma. Sopra potete aggiungere dell’album è cotto in padella, come nella foto.

Al Vostro appetito una buona soddisfazione!