Maturità


Siamo abituati a ricordare il nostro esame di maturità, quello vissuto in genere da ragazzi, da studenti, insieme agli amici dell’epoca, quelli che a volte si trasformano negli amici di una vita. Un momento comunque storico nella vita di ognuno.

Ed è strano vivere questa esperienza dall’altra parte della fila di banchi, quelli dietro cui sono seduti i professori, mentre l’esaminando se ne sta lì a guardare gli insegnanti, pieno di tensione e speranza che tutto vada per il verso giusto.

La speranza è sempre quella che i professori non ti facciano la domanda alla quale non sapresti rispondere; e anche che ti chiedano proprio quell’argomento che sai così bene. Già. Ci siamo passati tutti.

Sembra strano trovarsi dall’altra parte, nel ruolo di insegnante, un ruolo da non protagonista, mentre ascolti i colleghi fare domande alle quali non sempre sapresti rispondere. Perché questo non è il tuo esame, non sono le materie che hai studiato tu a scuola, e quelle che hai studiato non te le ricordi più tutte nel dettaglio. I ragazzi, i tuoi ragazzi, invece, devono sapere di cosa si parla. Questo è il loro esame. E poi tocca a te: sei tu a dovergli fare una domanda, alla quale speri sappia rispondere bene. Sei lì a tifare per quello studente, perché ti ricordi cosa si prova ad essere al suo posto. Però non puoi fare altro che guardare e sperare che i maturandi non vengano presi dal panico, che continuino a parlare, che non si blocchino, che restino concentrati. Puoi solo sorridere e fare un in bocca al lupo per il loro esame di maturità. E poi un altro per la vita.

Quello dell’esame di maturità è un addio tra professori e studenti. Raramente si riesce a restare in contatto. È l’ultima volta che ci si incontra prima che loro prendano il volo oltre la scuola dell’obbligo. Niente più scuola, interrogazioni e compiti in classe, ora possono decidere del loro futuro. E a te luccicano gli occhi quando qualcuno di loro ti ringrazia per quello che gli hai insegnato durante l’anno scolastico, per la pazienza, per l’incoraggiamento, per il sorriso. Buona vita.

Pensieri su… “La mia seconda vita tra zucchero e cannella”

Un libro veloce e intenso sull’alta cucina “La mia secondo da vita tra zucchero e cannella” di Verena Lugert (Astoria, 2019). La classica copertina rossa dei libri Astoria stavolta nascondeva la storia di una giornalista che decide di dedicarsi all’alta cucina e cambiare vita. 

Protagonista è Verena Lugert, una giornalista tedesca appassionata di cucina, che decide di lavorare in ristoranti di alto livello. Si trasferisce a Londra e segue un corso alla Cordon Bleu, poi inizia a lavorare in uno dei ristoranti di Gordon Ramsay. Deve affrontare mille difficoltà e imparare tutto. Le cucine dei ristoranti di alto livello hanno una gerarchia precisa che viene rispettata in ogni momento. Si lavora dalla mattina alla sera. Tutti danno il massimo e l’errore di uno significa più lavoro per la cosiddetta brigata di cucina. Verena comincia a farne parte ma non riesce ad ambientarsi subito…

Personaggi riusciti, autentici, sembra di vederli uno ad uno in questo racconto di vita. A Verena ci si affeziona, proprio perché non è perfetta. Una donna volitiva che cerca di capire i suoi errori e di correggerli. Ha i suoi momenti di sconforto ma poi si riprende. È umana, è vera.

Il libro contiene descrizioni dettagliate del lavoro che si fa in cucina, tra perfezione e ingredienti particolari. Piatti ricercati che devono essere realizzati alla perfezione. Un mondo sconosciuto ai più.

Il finale è inaspettatamente aperto. Questo non è un vero e proprio spoiler, diciamo che la vita di Verena aspetta l’esito di un colloquio di lavoro e vorrei tanto sapere com’è andata…

Pensieri su… “Istruzioni minime per essere felici”

Un libro scorrevole che si legge in poco tempo ma lascia il segno “Istruzioni minime per essere felici” (Edizioni San Paolo, 2019) di Luciano Grigoletto. Dello stesso autore avevo già letto “Piccolo manuale di sopravvivenza per coppie”.

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La risposta pronta

Avete presente quella risposta a una vostra domanda semplice, che lascia una cappa di gelo? Quando vi sentite di avere un punto interrogativo disegnato sulla fronte, perché credete di non aver capito bene? Quando rimanete senza parole? Ecco, a me è successo di recente. E devo dire che vorrei essere una di quelle persone con la risposta pronta. Una risposta semplice, intelligente e sarcastica. Invece me ne resto lì, avvolta da una cappa di gelo.

Vi racconto.

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Pensieri su… “L’Ickabog”

Il primo libro per ragazzi di J.K. Rowling dopo la saga di Harry Potter. “L’Ickabog” (Salani, 2020), pubblicato on line per tenere compagnia ai bambini durante il lockdown del 2020, è finalmente disponibile in cartaceo. Ogni edizione è illustrata dai disegni inviati dai bambini della nazione in cui è stato pubblicato ed è dunque unica e speciale.

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