Nuovi arrivi! “Il mistero della cattedrale” e “Codice Botticelli”!

Questa volta per il “Club dei lettori” della Newton Compton ho ricevuto due libri a sorpresa: “Il mistero della cattedrale” di Miriam Briotti e “Codice Botticelli” di Agnès Michaux, entrambi usciti a giugno 2017. I thriller storici non sono esattamente il mio genere, però li metterò nella mia lista di libri da leggere!

Pensieri su… “Morte di una moglie perfetta”

“Morte di una moglie perfetta” di M.C. Beaton è uno dei casi di Hamish Macbeth, pubblicato da Astoria a febbraio 2017. Un libro semplice e di facile comprensione. 

Un giallo che si svolge in un paesino della Scozia in cui tutti si conoscono. Il protagonista è Hamish Macbeth, un uomo tranquillo che gestisce la altrettanto tranquilla stazione di polizia di Lochdubh. Un uomo senza ambizione professionale che vive nella sua isola felice con il suo cane, la pecora nera e le galline. È innamorato della ricca e altolocata Priscilla, che lo vorrebbe più ambizioso e si è trovata un fidanzato a Londra. Ma le cose cambiano… 

Nel tranquillo paesino arriva una nuova coppia. E il clima cambia al loro arrivo: peggiora come a presagire un brutto evento. La moglie, Trixie, sembra saper fare tutto e va in cerca di mobili per arredare il bed & breakfast che sta aggiustando con il marito, un uomo che sembra non saper fare nulla. Ma Trixie è la moglie perfetta, che ha sempre voglia di dettare legge e comandare su qualcuno. Conquista le donne del villaggio con le sue idee rivoluzionarie per proteggere i pipistrelli e con la battaglia contro il fumo. È bella ed ha un ascendente su molti ma qualcuno al villaggio la detesta… La donna viene ritrovata morta nel suo bed & breakfast: è stata avvelenata. Ci penserà Hamish Macbeth a risolvere il caso, apparentemente complicato ma più semplice e ovvio di quel che sembrava. E dovrà destreggiarsi tra l’apprezzamento e il disprezzo dei suoi superiori, e gli abitanti del paese che lo trattano con sufficienza, perché lo vedono come uno di loro e non come un poliziotto.

Niente fronzoli nella scrittura, pochi dettagli e le scene che si susseguono velocemente senza ogni volta descrivere ogni passo. Una lettura veloce e appassionante, intrigante e leggera.

Pensieri su… “La mediocrazia”

Un libro che fa più che riflettere sulla società di oggi “La mediocrazia” (2017) di Alain Deneault. Grazie all’editore Neri Pozza per questo interessantissimo invio. Un libro che ho letto, meditato e sottolineato.

Non si parla soltanto di mediocrazia ma anche di università, terzo mondo e aiuti umanitari, politica, cultura e molto altro. Non tutto è come sembra e purtroppo tutto gira intorno all’interesse. In pochi governano le cose. Gli altri, la maggior parte, vengono relegati nella mediocrazia: non devono essere degli sciocchi ma neanche dei geni. L’importante è che siano pedine utili e facilmente manovrabili. Un libro scritto con un linguaggio forbito che vi aprirà gli occhi sul mondo in cui vivete e sulla vostra stessa vita.

Il tema della mediocrazia viene affrontato soprattutto all’inizio del libro, poi gli argomenti cominciano a spaziare. Ad esempio, si parla della cultura e degli artisti. “L’arte per l’amore dell’arte” non sembra esistere più al giorno d’oggi: lo scopo dell’arte è vendere. E gli artisti vengono usati da chi li ha appoggiati nel loro cammino.

Numerose le citazioni e i nomi e cognomi di chi ha il potere ad alti livelli e non compare mai.

Interessante il paragrafo sulla televisione, considerata una finestra sul mondo che mostra volti noti che diventano, per gli spettatori, familiari. Ma non tutto è come appare… La televisione non è un mezzo di aggregazione ma di disgregazione: tutti a guardare la stessa cosa ma isolati dagli altri.

La soluzione a un mondo sbagliato compare nell’ultimo paragrafo, in cui si raccomanda di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Si auspica di rompere con il passato per dare vita a una nuova generazione che sarà migliore. Non credo sia così facile… Comunque, vale la pena tentare.

Pensieri su… “La donna di ghiaccio”

“La donna di ghiaccio”, un thriller di Robert Bryndza uscito il 25 maggio 2017. Di solito mi arrivavano i libri d’ufficio grazie al “Club dei lettori” ma questa volta sono stata io a richiedere questo libro che mi incuriosiva. Ringrazio Newton Compton editori per questo invio! 

In un parco di Londra viene scoperto il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio… Ben presto si scopre che la ragazza è nientemeno che Andrea, la figlia di un lord inglese, e aveva un fratello, David, e una sorella, Linda, due tipi eccentrici. Si comincia a indagare e viene chiamata la detective Erika Foster. Al suo personaggio mi sono affezionata subito: ha perso suo marito, anche lui un poliziotto, durante un’operazione che era proprio lei a guidare e non si conosce ancora il nome dell’assassino; e ora si trova con una squadra che non la riconosce da subito come comandante e l’uomo che la precedeva in quel ruolo la osteggia apertamente. Ma Erika riuscirà a farsi volere bene, nonostante i suoi errori e i momenti di seria difficoltà nelle indagini e nella vita privata.

Erika è un personaggio che mi è piaciuto molto, proprio perché non è perfetta. È umana e ha i suoi alti e bassi, ma anche un istinto infallibile. Quell’istinto che la porta a lasciare una falsa pista per concentrarsi su un’altra idea che, passo dopo passo, la condurrà alla verità. Erika non si farà fermare dalla famiglia ricca e facoltosa della giovane come hanno fatto altri, evitando di fare indagini approfondite. Al contrario, indagherà in un ambiente malfamato lontano da quello della ragazza, e sospetterà di tutti, passando al setaccio la vita della ragazza. Spunteranno così fuori i segreti che la riguardano e che riguardano la sua famiglia e il suo fidanzato, bruttino ma molto ricco, e altre due misteriose figure che erano con lei il giorno in cui è scomparsa… Un puzzle perfetto che Erika ricompone tassello dopo tassello. 

Impossibile staccare gli occhi dal libro.

Mi chiedo solo: ma i dettagli sull’omicidio del marito di Erika? E chi l’ha ucciso? L’autore lo svelerà in un nuovo libro?

Pensieri su… “L’altra metà delle fiabe”


Abeditore ha avuto una bellissima idea con “L’altra metà delle fiabe” (2016) a cura di Antonella Castello e non posso che ringraziare per questo interessante invio! 

In questo testo vengono messe a confronto le tre fiabe “La bella addormentata nel bosco”, “Il gatto con gli stivali” e “Cenerentola” di Charles Perrault, tradotte da Carlo Collodi, con le loro controparti italiane contenute in “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile: “Sole, Luna e Talia”, “Cagliuso” e “La gatta Cenerentola”.

Quello che è stato scritto da Perrault è successivo alla versione di Basile. Sarebbe interessante fare un confronto anche con le fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm.

Nel testo si comincia con le tre fiabe di Perrault, seguite dai racconti di Basile. Ma io non le ho lette in quest’ordine: ho cominciato con la prima fiaba dello scrittore francese e poi ho letto la controparte dell’autore napoletano, e così via. Sono molte le somiglianze ma ci sono anche diverse parti discordanti. La certezza è che Basile ha messo inchiostro su carta prima di Perrault.

Un libro che vi porterà a fare un paragone spontaneo tra la fiaba come la ricordate dall’infanzia, la versione di Perrault e la più antica di Basile. E non potrete non pensare alle versioni dei cartoni animati Disney “Cenerentola” e “La bella addormentata nel bosco”, e al gatto con gli stivali che accompagnava l’orco Shrek ed è stato protagonista del film “Il gatto con gli stivali” della DreamWorks.

— Spoiler —

È giusto che ognuno legga questi racconti e tragga le proprie conclusioni, notando somiglianze e differenze. Però qualche considerazione personale la vorrei fare. 

Nella fiaba “La bella addormentata nel bosco” non c’è il bacio del vero amore per il risveglio! La principessa si sveglia solo perché così aveva detto la fata nel suo incantesimo ed erano passati cento anni. Poi, a chiamarsi Autora è la regina, non la principessa come nel cartone animato Disney. Interessante il dettaglio che, appena la principessa si punge con il fuso, viene avvertita la fata che ha mitigato il cattivo incantesimo della fata anziana da un nano che indossa gli stivali dei sette chilometri, che ricordo come gli stivali delle sette leghe.

Interessante il fatto che “Il gatto con gli stivali” fosse un gatto maschio, mentre in “Cagliuso” la gatta era una femmina. In entrambi i racconti, nessuno si stupisce di sentirli parlare.

Disney ci ha mostrato nell’omonimo cartone animato come Cenerentola avesse in tasca l’altra scarpetta, dopo che quella portata in tutto il reame si era appena rotta. Pensavo fosse un’invenzione ma non del tutto: nella versione di Perrault, la scarpetta che fa il giro del regno non si rompe ma Cenerentola aveva comunque in tasca l’altra. Di vetro.

Pensieri su… “Prova a dire abracadabra!”


Camelozampa non si smentisce mai! Posso solo ringraziare l’editore per l’invio di questo libro a copertina rigida e il buon odore di stampa che racconta la storia di un gufetto che aveva paura di volare: “Prova a dire abracadabra!” (2017) di Maria Loretta Giraldo, con illustrazioni di Nicoletta Bertelle.

Il protagonista è un piccolo gufo viola-fucsia che ha paura di volare. Gli altri uccelli suoi compagni di scuola hanno subito spiccato il volo ma lui è frenato dalla paura. 

Ogni animale ha come nome di battesimo quello della sua specie, ad esempio Merlo, Pertirosso e Passerotto. In questo modo è facile per un bambino riconoscere l’identità dei personaggi. 

Non tutti nella vita riusciamo al primo colpo. E la maestra lascia il piccolo gufo da solo sul ramo. Però ci sono gli amici ad aiutarlo: Tartaruga, Riccio e Topo. Tutti conoscono la magia della parola “abracadabra” e ho il sospetto che l’abbiano utilizzata anche loro in passato. Il piccolo gufo cadrà alcune volte ma alla fine spiccherà il volo, forte dell’esperienza di ogni caduta e aiutato dalla forza di volontà e dal coraggio che ci mette ogni volta che ripete la parola magica con convinzione. E poi sarà lui stesso ad aiutare chi ha paura di cimentarsi in qualcosa di nuovo…

Un linguaggio semplice e diretto in poche pagine da leggere con attenzione. La storia, facile da comprendere, arriva subito al cuore. Il lettore tifa immediatamente per il gufetto, incoraggiandolo con il cuore come fanno i suoi amici animali. E si comprende facilmente che quello che gli mancava era il coraggio di affrontare una grande prova. Ma non bisogna mai darsi per vinti, specialmete ancora prima ancora di aver provato.

I disegni dai colori decisi non rispecchiano la realtà delle cose ma la fantasia di un mondo immaginario e fantastico. I personaggi sono dolci ed espressivi, e colorati non in maniera omogenea ma come scoloriti o graffiati e questo li rende unici. Bellissime e romantiche le foglie blu degli alberi.

Un bel libro davvero. Me ne sono innamorata appena l’ho visto. Camelozampa non delude mai!

Club dei lettori – “La donna di ghiaccio” di Robert Bryndza

Intanto grazie a Newton Compton editori per questo invio! Stavolta sono stata io a richiedere questo thriller che mi aveva incuriosita: “La donna di ghiaccio” di Robert Bryndza! Il libro è uscito il 25 maggio 2017. 

In un parco di Londra viene scoperto il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio…

La rivoluzione d’amore

Sono una dei tre vincitori del contest ispirato al libro di Andrea Pilotta “La rivoluzione d’amore” indetto da Garzanti Libri su Facebook! Si chiedeva di raccontare il proprio gesto d’amore quotidiano e io l’ho espresso così: “Ascoltare con il cuore è il mio gesto d’amore quotidiano”. Così, ho ricevuto la maglietta e il braccialetto ispirati al libro. Confesso: non ho letto ancora il libro ma ho in previsione di farlo!

Pensieri su… “La ragazza nel giardino del tè”


“La ragazza nel giardino del tè” di Janet MacLeod Trotter (in uscita il 6 aprile 2017) è stata una gradita sorpresa per il “Club dei lettori” di Newton Compton editori. Come sapete preferisco i thriller ma stavolta ho ricevuto a sorpresa un romanzo storico. Una storia d’amore che si svolge tra gli anni Trenta e la prima guerra mondiale tra l’India e l’Inghilterra.

Bella la copertina arancione e verde acqua: colori tenui che mi hanno ricordato l’India.

Più che ai personaggi mi sono affezionata ai luoghi: l’India, in particolare Simla e le sue montagne e Belgoree con le piantagioni di tè. Newcastle e Cullercoats, nella fredda Inghilterra, mi davano la sensazione di voler tornare presto in India. Nonostante il caldo, le scimmie dispettose, le malattie e le zanzare, la voglia di India si sente forte nel libro: la necessità di mangiare e bere piatti tipici indiani inesistenti in Inghilterra, la curiosità di incontrare popolazioni indigene che vivono separate dal resto del mondo con le loro tradizioni e la loro lingua, la meraviglia di avere davanti agli occhi donne vestite con sahri dai colori sgargianti.

— Qualcosa sulla trama —

La protagonista è la bella Adela, giovane con ambizioni da attrice che vive in India. A scuola scopre subito cosa vuol dire essere discriminata a causa delle sue origini non solo inglesi ma in part indiane. E questo è razzismo. Le compagne di scuola, capitanate dalla bionda e inglese Nina, le voltano tutte le spalle e la prendono in giro, isolandola e trattandola dall’alto in basso. E questo è bullismo. Adela scappa da scuola, esasperata. Scappa nella piantagione di tè dei genitori, aiutata dal giovane Sam. E lì inizia quella che diventerà la loro storia d’amore.

Comincia così il periodo che Adela vivrà a Simla, alle pendici dell’Himalaya, in un’altra scuola. E lì vicino ritroverà per caso Sam. Adela reciterà e andrà a scuola, finché arriverà a sorpresa Nina a rubarle la scena e ad allontanare il resto della troupe, rivelando le origini indiane della protagonista. Ma Adela aveva già altre ambizioni: sposare un principe indiano, Sanjay, che recitava con lei. Anche se lui non la vedeva esattamente allo stesso modo. 

L’ultima volta che Adela vede Sam, è quando l’uomo salva una ragazza dalla lite tra lo zio che voleva venderla e l’uomo che non voleva più comprarla. Adela, vedendo la scena, rinuncia a Sam; e lui, vedendola con Sanjay, diventa geloso.

I due si separano e Adela vive un momento terribile della sua vita: la morte del padre. E non vi svelo i particolari. Aggiungo soltanto che la presenza di Sanjay ha portato solo difficoltà e tragedie nella vita di Adela. Finita la scuola, la ragazza torna in Inghilterra. Lì vivono alcuni parenti e amiche di sua madre, che l’ha allontanata dopo la morte del padre.

In Inghilterra Adela vivrà il periodo più triste e oscuro della sua vita. Ritrova in Inghilterra la madre di Sam, che lo ha abbandonato da piccolo, e vorrebbe farli riavvicinare. Ma le cose non sono come sembrano…

Poi Adela comincia ad esibirsi per i soldati in Inghilterra con l’Ensa e ritrova dei vecchi amici. Con loro accetta lo stesso incarico da svolgere in India. Rivedrà sua madre e suo fratello. Intanto percorre l’India con la compagnia di cui fa parte, ritrovando altre persone che hanno fatto parte del suo passato. Ma dov’è Sam? E cosa prova per lei? 

Il colpo di scena finale dovete leggerlo, ho detto anche troppo.

Mi chiedo solo: ma Adela e Sam non potevano parlarsi chiaro da subito? Troppo facile, eh?

Il finale sembra positivo ma è incerto. E Adela nella vita ha un nuovo scopo che non è più recitare…

Una storia appassionante è mai scontata che ripercorre parte della storia dell’India, dalla ricerca dell’indipendenza alla seconda guerra mondiale. Uno stile leggero e tranquillo che affronta passo dopo passo drammi e momenti felici di una giovane donna e di due Paesi: l’India e l’Inghilterra. I capitoli che ho apprezzato di più sono quelli della vita di Adela a Simla. Sembra di esserci. Un romanzo che non annoia mai. La vita di Adela è piena di imprevisti, drammi e momenti di grande gioia. Ci si affeziona a questa giovane piena di voglia di vivere, ambizione e forza interiore. E ci si affeziona anche all’India: un Paese in cerca dell’indipendenza.

Della stessa autrice, due precedenti libri che non ho letto e raccontano nel dettaglio la storia di alcuni dei personaggi negli anni precedenti: “La figlia del mercante di tè” e “La promessa sposa del mercante di tè”. Qualcosa mi dice che questa storia avrà un seguito…