Chi siamo e cosa siamo

Nella vita abbiamo due facce: chi siamo e cosa siamo. Cosa siamo è la faccia che tutti vedono: siamo un avvocato, un ingegnere, uno spazzino o una commessa. Chi siamo è quello che siamo dentro, nel cuore, nell’anima. Spesso la gente si ferma al cosa siamo e saluta il medico o l’architetto già da lontano, facendo appena un piccolo cenno al giardiniere o all’imbianchino. E dimenticando chi sono effettivamente quelle persone. Magari ci troviamo di fronte a un costruttore malato di superbia oppure davanti a un cameriere dal cuore d’oro. Io preferisco salutare chi è una persona, non cos’è.

Purtroppo spesso siamo noi stessi a considerarci per cosa siamo e non per chi siamo. È facile dire a un cassaintegrato di essere un fallito o a una casalinga che non ha mai lavorato. Ma ognuno di noi ha una storia e una strada da percorrere. L’importante è mettercela tutta e fare del proprio meglio, impegnarsi sempre in ogni cosa: nel lavoro e con la famiglia, nelle piccole e nelle grandi cose. E se ce l’avremo messa tutta e avremo dato il massimo, anche non avendo raggiunto grandi traguardi agli occhi degli altri, avremo fatto la nostra esperienze di vita e potremo essere orgogliosi di chi siamo.

La corda dell’amicizia

Da amici a nemici in un battito di ciglia. Succede molto spesso e mi pare più spesso tra donne. Quelle donne che sono amiche per la pelle, sempre insieme, o che comunque si sentono tutti i giorni per raccontarsi di tutto. E spesso per sparlare degli altri. Poi all’improvviso l’incantesimo si rompe, la bolla scoppia. Come? Perché? Difficile a dirsi.

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C’è selfie e selfie

Ormai è innegabile: abbiamo sempre lo smartphone a portata di mano e di solito non per telefonare ma per controllare i social e scattare foto. Ma in certe occasioni i selfie sono decisamente da evitare.

C’è chi scatta foto continue delle vacanze e del luogo in cui si trova per postarle sui social in tempo reale. C’è chi fotografa ogni cosa che vede e che mangia, come se fossero foto d’autore. E poi c’è chi si scatta i selfie. Continuamente. Mangia: selfie. Si mette sotto le coperte: selfie. Esce dall’ufficio: selfie. Non giudico. Dico soltanto che “il troppo stroppia”.

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Fiducia nell’umanità

Bisogna avere fiducia nell’umanità. Si sente parlare giornalmente di omicidi, furti, bullismo e mille altre storie, tutte al negativo. E la percezione che abbiamo della società in cui viviamo tende ad essere negativa. Ma negli ultimi giorni ho vissuto una brutta avventura a lieto fine che mi ha ricordato che la gente siamo noi e che siamo sempre noi a decidere come comportarci e come incidere sul mondo intorno. La scoperta dell’acqua calda ma da non sottovalutare.

Purtroppo si era persa una cagnolina che conosco. Inutile dire che è stata cercata nel posto in cui si era allontanata, che è stato lasciato il numero di telefono alle persone che vivono in quella zona o la frequentano. Ma una grande mano l’ha data Facebook, usato spesso per le fake news, per gli insulti o per i selfie delle vacanze, ma uno strumento che può aiutare anche le buone cause.

Facebook contiene le pagine delle associazioni che aiutano gli animali, le stesse che condividono gli appelli degli amici a quattro zampe scomparsi. E in questo caso devo ringraziare di cuore Pasqualina & Friends, Tesori a quattro zampe e Gli amici di Fiocco. Sono state utili pagine di vario genere, legate al territorio, e gli innumerevoli gruppi. E ancora ci sono tutte quelle persone di buon cuore che hanno visualizzato l’annuncio della scomparsa della cagnetta, tenendolo a mente, e che l’hanno spesso condiviso. Tra queste persone c’è chi ha detto che avrebbe tenuto gli occhi aperti, chi si è offerto di andare a cercare la cagnetta e chi l’ha vista e segnalata. L’ultima segnalazione, quella decisiva, è arrivata con tanto di foto dell’avvistamento.

La cagnolina si era allontanata dal luogo in cui era scomparsa e, senza Facebook come mezzo di comunicazione per avvertire quante più persone possibili che si era persa e la sua famiglia la stava cercando, probabilmente non sarebbe ancora tornata a casa.

Da questa brutta avventura a lieto fine ho avuto conferma che c’è tanto di buono nella nostra società, perché la gente siamo noi, con le nostre scelte. I social, se usati bene, fanno il bene.

E la gioia di questa cucciolona quando ha ritrovato la sua famiglia ed è tornata a casa non ha prezzo.

Bravi tutti! Grazie a tutti! Di cuore!

Gli occhi foderati di… amicizia


Può succedere di interpretare bonariamente piccoli gesti ai quali quasi non facciamo caso, perché a compierli è una persona che riteniamo amica.
Poi un giorno ci svegliamo come da un sogno e guardiamo le cose con occhi diversi. Magari rispolveriamo vecchi messaggi al cellulare e ci rendiamo conto della malizia, dell’invidia, delle punzecchiature che erano presenti in frasi che tempo prima consideravamo innocue. Ci ritroviamo a leggere con obiettività pensieri che mostravano chi era la persona che avevamo davanti, come ci considerava e dove voleva arrivare. Leggiamo tra le righe che non voleva scherzare ma mettere in luce un difetto; non voleva farci conoscere un suo amico ma tenerci lontane/i da lui/lei; o magari che non aveva voglia di passare una serata con noi ma solo divertirsi a far desiderare la sua compagnia, lasciandoci in sospeso fino all’ultimo momento sulla sua presenza, poi negata. E allora ci chiediamo: perché non ho capito tutto subito? La risposta è semplice, succede anche in amore: davamo per scontata la buona fede dell’altra persona, ci contavamo. In pratica, avevamo gli occhi foderati di… amicizia!

La ricchezza è mezza bellezza (o la compensa proprio tutta!)

In questo momento le mie riflessioni vanno in una direzione che non avevo mai considerato veramente: i soldi che fanno la bellezza, esteriore e interiore. Spesso vediamo uomini di una certa età e pieni di soldi in compagnia di donne bellissime. Ma esiste anche il contrario: quando l’aspetto fisico carente di una ragazza viene compensato dai soldi di famiglia.
I soldi aiutano la giovane di turno in tre modi:

1. Può vestire sempre firmata e usare trucchi di marca, cercando di compensare al meglio il fatto che sia bruttina o a malapena carina;

2. Anche se poco incline allo studio potrà comunque frequentare un’università, magari privata, mettendoci tutto il tempo che vuole e potendo così esibire un titolo di studio a riprova della sua ormai indiscussa intelligenza;

3. Avrà tanti amici con i soldi che la vedranno bella e intelligente anche se non lo è e tra loro cercherà il suo ricco amore.

Ci sarebbe da chiedersi: quanti di quei ricchi amici le resterebbero accanto se improvvisamente non appartenesse più ad una famiglia agiata? Ma la cosa veramente incredibile sono gli occhi volutamente foderati di prosciutto di tutti quegli amici o presunti tali che ne descrivono la bellezza, l’intelligenza e il rigore morale. Lo farebbero ancora davanti a una ragazza sciocca, bruttina e con pochi soldi?

È proprio vero il detto: i soldi non fanno la felicità… e figuriamoci la miseria!

Razzismo canino

Sono agghiacciata! Davvero! Leggo tanti post su Facebook di volontari che cercano disperatamente di far adottare cani adulti e cuccioli. E poi leggo un nuovo post: una volontaria afferma che qualcuno avrebbe adottato volentieri lo splendido, tranquillo e sano cucciolo nella foto ma non lo fa perché è nero! Perché è nero? Forse non ci arrivo io ma un animale è bello a prescindere, fuori e dentro! Poi può piacere più una razza che un’altra, più un colore che un altro, più una taglia che un’altra. Ma non si può scartare un cane perché è nero! Qual è il problema? Nero viene associato forse a “cattivo”? E tanta gente ha ancora maggiori riserve sui gatti neri, che qualcuno pensa possano portare sfortuna! Non sarà il caso di andare finalmente oltre le superstizioni e le false credenze? E se non riusciamo ad accettare animali di colore nero per sciocchi motivi, come riusciremo ad accettare la diversità e a superare il pregiudizio rispetto ad altri esseri umani?

“Ci penso io a nasconderti!” disse la solitudine all’invidia

“Invidioso?”
“No, solo!”.

È proprio così: la solitudine porta altra solitudine. Se è vero che piove sempre sul bagnato e che i soldi vanno dove stanno i soldi, è altrettanto vero che la solitudine porta altra solitudine. Anche se il termine usato in questo caso è improprio.

Qui si parla di quella solitudine che significa sentirsi da soli anche in mezzo alla gente, che porta una persona a sentirsi sempre “diversa” e per qualche ragione migliore. Quel tipo di solitudine che significa invidia e odio verso il prossimo, che si finge di amare quando invece lo si colpevolizza delle proprie mancanze. Quella solitudine che porta un soggetto triste e insoddisfatto di sé a isolarsi e fingersi vittima della società, quando invece è finta vittima di se stesso. Insomma, quella solitudine che è più che altro lo stato mentale di qualcuno che si sente superiore agli altri ma non ottiene più di loro e per questo fa l’incompreso, e dice di essere maltrattato. Quella solitudine che serve soltanto a mascherare di ipersensibilità e sofferenza un individuo pronto ad attaccare.

Se una persona è “sola” in questo senso, tende a rinfacciare al mondo intero la propria “solitudine”, la mancanza di attenzioni da parte degli altri, creando intorno a sé terra bruciata. Così avrà anche le “prove” della cattiveria del mondo nei suoi confronti. Ma tanto le attenzioni degli altri non basteranno mai.

La soluzione per uscire da questa cosiddetta “solitudine” potrebbe essere cominciare a guardare il mondo con benevolenza. Ma chi si sente così “solo” lo farebbe mai?

Però c’è anche di peggio. Qualcuno che nasconde la propria invidia dietro a orde di amici: tanti amici, tanta spensieratezza e una felicità perennemente palesata. Sono fintamente detti “amici” tutti coloro che vengono per qualche ragione considerati “inferiori” e l’invidia colpisce apertamente solo chi è per qualche ragione palesemente migliore. Si sfoga così su un’unica persona quell’invidia latente che il soggetto prova quasi senza rendersene conto verso tutti ma reprime costantemente. Si tratta di insospettabili, persone che nascondono dietro alle frequenti risate e alle amicizie ostentate la propria personale insoddisfazione.

Una persona del genere non chiede consigli, ne dà; non si isola ma si butta in mezzo alla gente; non mette sugli altri il peso dell’invidia che porta, si carica dei problemi altrui per fingere di volerli risolvere. Ma il suo castello crolla quando una persona che si dimostra obbiettivamente migliore incrocia il suo cammino: allora sfoga solo su quella tutto il suo odio, scaturito dall’invidia. Un’invidia che velatamente nutre nei confronti di tutti a causa del proprio sentimento di inadeguatezza, della propria insoddisfazione personale. Un’invidia che si riversa su chi palesemente è migliore.

Forse la soluzione in entrambi i casi sarebbe farsi passare l’invidia. Arduo. Forse un colpo di fortuna nella vita di un individuo che rispecchia queste caratteristiche potrebbe trasformarlo in qualcuno che elargisce parole di conforto dall’alto della sua superiorità. Finché non incontrerà qualcuno che ha quello che lui scoprirà improvvisamente di volere.