Fiducia nell’umanità

Bisogna avere fiducia nell’umanità. Si sente parlare giornalmente di omicidi, furti, bullismo e mille altre storie, tutte al negativo. E la percezione che abbiamo della società in cui viviamo tende ad essere negativa. Ma negli ultimi giorni ho vissuto una brutta avventura a lieto fine che mi ha ricordato che la gente siamo noi e che siamo sempre noi a decidere come comportarci e come incidere sul mondo intorno. La scoperta dell’acqua calda ma da non sottovalutare.

Purtroppo si era persa una cagnolina che conosco. Inutile dire che è stata cercata nel posto in cui si era allontanata, che è stato lasciato il numero di telefono alle persone che vivono in quella zona o la frequentano. Ma una grande mano l’ha data Facebook, usato spesso per le fake news, per gli insulti o per i selfie delle vacanze, ma uno strumento che può aiutare anche le buone cause.

Facebook contiene le pagine delle associazioni che aiutano gli animali, le stesse che condividono gli appelli degli amici a quattro zampe scomparsi. E in questo caso devo ringraziare di cuore Pasqualina & Friends, Tesori a quattro zampe e Gli amici di Fiocco. Sono state utili pagine di vario genere, legate al territorio, e gli innumerevoli gruppi. E ancora ci sono tutte quelle persone di buon cuore che hanno visualizzato l’annuncio della scomparsa della cagnetta, tenendolo a mente, e che l’hanno spesso condiviso. Tra queste persone c’è chi ha detto che avrebbe tenuto gli occhi aperti, chi si è offerto di andare a cercare la cagnetta e chi l’ha vista e segnalata. L’ultima segnalazione, quella decisiva, è arrivata con tanto di foto dell’avvistamento.

La cagnolina si era allontanata dal luogo in cui era scomparsa e, senza Facebook come mezzo di comunicazione per avvertire quante più persone possibili che si era persa e la sua famiglia la stava cercando, probabilmente non sarebbe ancora tornata a casa.

Da questa brutta avventura a lieto fine ho avuto conferma che c’è tanto di buono nella nostra società, perché la gente siamo noi, con le nostre scelte. I social, se usati bene, fanno il bene.

E la gioia di questa cucciolona quando ha ritrovato la sua famiglia ed è tornata a casa non ha prezzo.

Bravi tutti! Grazie a tutti! Di cuore!

Gli occhi foderati di… amicizia


Può succedere di interpretare bonariamente piccoli gesti ai quali quasi non facciamo caso, perché a compierli è una persona che riteniamo amica.
Poi un giorno ci svegliamo come da un sogno e guardiamo le cose con occhi diversi. Magari rispolveriamo vecchi messaggi al cellulare e ci rendiamo conto della malizia, dell’invidia, delle punzecchiature che erano presenti in frasi che tempo prima consideravamo innocue. Ci ritroviamo a leggere con obiettività pensieri che mostravano chi era la persona che avevamo davanti, come ci considerava e dove voleva arrivare. Leggiamo tra le righe che non voleva scherzare ma mettere in luce un difetto; non voleva farci conoscere un suo amico ma tenerci lontane/i da lui/lei; o magari che non aveva voglia di passare una serata con noi ma solo divertirsi a far desiderare la sua compagnia, lasciandoci in sospeso fino all’ultimo momento sulla sua presenza, poi negata. E allora ci chiediamo: perché non ho capito tutto subito? La risposta è semplice, succede anche in amore: davamo per scontata la buona fede dell’altra persona, ci contavamo. In pratica, avevamo gli occhi foderati di… amicizia!

La ricchezza è mezza bellezza (o la compensa proprio tutta!)

In questo momento le mie riflessioni vanno in una direzione che non avevo mai considerato veramente: i soldi che fanno la bellezza, esteriore e interiore. Spesso vediamo uomini di una certa età e pieni di soldi in compagnia di donne bellissime. Ma esiste anche il contrario: quando l’aspetto fisico carente di una ragazza viene compensato dai soldi di famiglia.
I soldi aiutano la giovane di turno in tre modi:

1. Può vestire sempre firmata e usare trucchi di marca, cercando di compensare al meglio il fatto che sia bruttina o a malapena carina;

2. Anche se poco incline allo studio potrà comunque frequentare un’università, magari privata, mettendoci tutto il tempo che vuole e potendo così esibire un titolo di studio a riprova della sua ormai indiscussa intelligenza;

3. Avrà tanti amici con i soldi che la vedranno bella e intelligente anche se non lo è e tra loro cercherà il suo ricco amore.

Ci sarebbe da chiedersi: quanti di quei ricchi amici le resterebbero accanto se improvvisamente non appartenesse più ad una famiglia agiata? Ma la cosa veramente incredibile sono gli occhi volutamente foderati di prosciutto di tutti quegli amici o presunti tali che ne descrivono la bellezza, l’intelligenza e il rigore morale. Lo farebbero ancora davanti a una ragazza sciocca, bruttina e con pochi soldi?

È proprio vero il detto: i soldi non fanno la felicità… e figuriamoci la miseria!

Razzismo canino

Sono agghiacciata! Davvero! Leggo tanti post su Facebook di volontari che cercano disperatamente di far adottare cani adulti e cuccioli. E poi leggo un nuovo post: una volontaria afferma che qualcuno avrebbe adottato volentieri lo splendido, tranquillo e sano cucciolo nella foto ma non lo fa perché è nero! Perché è nero? Forse non ci arrivo io ma un animale è bello a prescindere, fuori e dentro! Poi può piacere più una razza che un’altra, più un colore che un altro, più una taglia che un’altra. Ma non si può scartare un cane perché è nero! Qual è il problema? Nero viene associato forse a “cattivo”? E tanta gente ha ancora maggiori riserve sui gatti neri, che qualcuno pensa possano portare sfortuna! Non sarà il caso di andare finalmente oltre le superstizioni e le false credenze? E se non riusciamo ad accettare animali di colore nero per sciocchi motivi, come riusciremo ad accettare la diversità e a superare il pregiudizio rispetto ad altri esseri umani?

“Ci penso io a nasconderti!” disse la solitudine all’invidia

“Invidioso?”
“No, solo!”.

È proprio così: la solitudine porta altra solitudine. Se è vero che piove sempre sul bagnato e che i soldi vanno dove stanno i soldi, è altrettanto vero che la solitudine porta altra solitudine. Anche se il termine usato in questo caso è improprio.

Qui si parla di quella solitudine che significa sentirsi da soli anche in mezzo alla gente, che porta una persona a sentirsi sempre “diversa” e per qualche ragione migliore. Quel tipo di solitudine che significa invidia e odio verso il prossimo, che si finge di amare quando invece lo si colpevolizza delle proprie mancanze. Quella solitudine che porta un soggetto triste e insoddisfatto di sé a isolarsi e fingersi vittima della società, quando invece è finta vittima di se stesso. Insomma, quella solitudine che è più che altro lo stato mentale di qualcuno che si sente superiore agli altri ma non ottiene più di loro e per questo fa l’incompreso, e dice di essere maltrattato. Quella solitudine che serve soltanto a mascherare di ipersensibilità e sofferenza un individuo pronto ad attaccare.

Se una persona è “sola” in questo senso, tende a rinfacciare al mondo intero la propria “solitudine”, la mancanza di attenzioni da parte degli altri, creando intorno a sé terra bruciata. Così avrà anche le “prove” della cattiveria del mondo nei suoi confronti. Ma tanto le attenzioni degli altri non basteranno mai.

La soluzione per uscire da questa cosiddetta “solitudine” potrebbe essere cominciare a guardare il mondo con benevolenza. Ma chi si sente così “solo” lo farebbe mai?

Però c’è anche di peggio. Qualcuno che nasconde la propria invidia dietro a orde di amici: tanti amici, tanta spensieratezza e una felicità perennemente palesata. Sono fintamente detti “amici” tutti coloro che vengono per qualche ragione considerati “inferiori” e l’invidia colpisce apertamente solo chi è per qualche ragione palesemente migliore. Si sfoga così su un’unica persona quell’invidia latente che il soggetto prova quasi senza rendersene conto verso tutti ma reprime costantemente. Si tratta di insospettabili, persone che nascondono dietro alle frequenti risate e alle amicizie ostentate la propria personale insoddisfazione.

Una persona del genere non chiede consigli, ne dà; non si isola ma si butta in mezzo alla gente; non mette sugli altri il peso dell’invidia che porta, si carica dei problemi altrui per fingere di volerli risolvere. Ma il suo castello crolla quando una persona che si dimostra obbiettivamente migliore incrocia il suo cammino: allora sfoga solo su quella tutto il suo odio, scaturito dall’invidia. Un’invidia che velatamente nutre nei confronti di tutti a causa del proprio sentimento di inadeguatezza, della propria insoddisfazione personale. Un’invidia che si riversa su chi palesemente è migliore.

Forse la soluzione in entrambi i casi sarebbe farsi passare l’invidia. Arduo. Forse un colpo di fortuna nella vita di un individuo che rispecchia queste caratteristiche potrebbe trasformarlo in qualcuno che elargisce parole di conforto dall’alto della sua superiorità. Finché non incontrerà qualcuno che ha quello che lui scoprirà improvvisamente di volere.

Siamo tutti opinionisti

Siamo tutti opinionisti. Trasmissioni in tv che ci mostrano gli ultimi opinionisti italiani. Stessa cosa alla radio. E poi c’è internet: siti e blog in cui chiunque può commentare e prendere parte a una discussione. Ma non finisce qui: ci sono i social network.

Tutto fa leva sulla nostra voglia di “esserci” in qualche modo, di dire la nostra ed essere ascoltati da un vasto pubblico di conoscenti e sconosciuti. Sembra sempre che tutti sappiano cosa dire e abbiano una teoria su tutto: politica, etica, cucina, sport. Siamo tutti opinionisti. E a volte ci sentiamo più “vivi” commentando una frase su facebook che chiacchierando di persona. Errore.

Eterno adolescente

E così un bel giorno ti svegli e ti rendi conto di essere diventato grande. Ti guardi allo specchio e il tuo abbigliamento è quello di un adulto. Poi osservi i tuoi coetanei e li vedi cambiati: anche loro come te sono ormai adulti. Ti sembra che tutto il tuo mondo sia cambiato. Ma in alcuni adulti è cambiato soltanto l’aspetto. Una bella giacca, un rossetto costoso o un lavoro importante sono soltanto la facciata. Cosa c’è poi veramente dentro una persona? È maturata nel corso della sua vita?

Si dice che chi resta in silenzio sia un saggio o uno stolto; è aprendo bocca che ne darà prova. Alcuni di noi crescono solo nell’aspetto. La vita non gli ha insegnato niente, nonostante tutti i suoi sforzi. Il cuore non è rimasto innocente e bambino, e la mente non è diventata adulta: lo stadio di adolescente ha preso il sopravvento. La voce di chi è rimasto adolescente nel cuore e nella mente insulta con rabbia, critica senza ragione e prende in giro a oltranza.

I “buoni” di Facebook

Non so se vi è mai capitato di trovare qualcuno che su Facebook non fa altro che postare immagini con scritte frasi fatte, tipo: “Un pensiero per chi lotta contro il cancro”, “Oggi è la giornata mondiale di…”, “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, “Ti criticano, perché ti invidiano”, e simili. Insomma, quelle frasi che chiunque potrebbe condividere e che sono raccoglitori di facili “mi piace”. Oppure postano frasi altrettanto generiche e condivisibili, tipo: “Io non mi lascerò abbattere dalla vita!”. E tutti a chiedere: “Che ti è successo?”. E il soggetto in questione risponde cose come: “No, niente, poi vi spiego. È che quando ci vuole, ci vuole!”. Non sopporto questo modo di fare che mira soltanto ad ottenere facili consensi e commenti preoccupati di chi ancora crede che davvero la persona che ha scritto quella frase generica su Fecebook abbia realmente un problema!

Nel mio post “Dai belli ai lettori, ecco le 12 tribù che popolano i social network” nel mio blog “Mare d’Inchiostro” del sito “Libreriamo”, ho inserito questo tipo di persone nella categoria “I filosofi”. Ora mi è venuto in mente di chiamarli anche “I buoni”. Sì, perché loro non criticano mai, non invidiano mai, si battono sempre per le giuste cause (basta una condivisione su Facebook per lottare contro i mali del mondo) e sono perfetti e buoni, tanto buoni da doversi difendere su Facebook con dei post rivolti chissà a chi e chissà perché! E nient’altro che ovvietà compaiono sulla loro bacheca! Quasi niente che provenga dal loro cervello! Per la maggior parte sono scopiazzature di frasi fatte oppure reazioni nervose scritte da loro, lunghe al massimo tre righe, contro ignoti! Ignoti cattivi, ovviamente, mentre loro che sono i buoni devono sempre sopportare!

E l’incredibile è che spesso è proprio questa la gente peggiore: quella che predica bene e razzola male!

Ma mi faccia il piacere!

Obiettivi

Obiettivo n.1
Fidanzarsi il prima possibile.

Obiettino n.2
Sposarsi entro i 28 anni.

Obiettivo n.3
Avere il primo figlio entro i 30 anni.

Ed ecco che la vita è risolta. Nessuno vi guarderà con l’aria di chi pensa che la vostra vita non ha senso, perché siete rimaste zitelle o siete comunque ancora non sposate.

Purtroppo ho deluso tante persone, visto che nella vita ho vissuto con una sola regola: fare del mio meglio sempre e nel rispetto degli altri. Ho raggiunto obiettivi inutili e costanti che continuo a tenere alti ogni giorno: ad esempio, fare il lavoro che amo; studiare sempre, perché non si finisce mai di imparare; e vivere senza mai perdere la speranza di fronte alle difficoltà. E così facendo ho mancato i tre grandi obiettivi della vita… o forse sarebbe il caso di rivederli e correggerli, nel vano tentativo di cambiare qualche mentalità?

Signora

Signora.
“Saluta la signora”.
“Lei è la signorina… La signora…”.
E tutto cambia. Tu non ti accorgi del cambiamento. O magari sì. Te ne accorgi quando sei sposata, quando vai in giro con il tuo bambino, insomma quando hai una famiglia. Ma se sei single e hai superato la trentina, all’improvviso senti che il mondo intorno comincia inesorabilmente a chiamarti “signora”. Ti chiedi se sei vecchia, se dimostri più della tua età. E poi ti rendi conto che dimostri l’età che hai, forse qualche anno in meno. Per il mondo, però, ormai sei una “signora”. Non importa se sei single; non fa niente se non hai mai avuto figli; a nessuno interessa se all’orizzonte non ci sia nemmeno l’ombra di uno straccio di fidanzato. Sei per tutti una signora ed è per molti una sorpresa non notare un anello d’oro all’anulare della tua mano sinistra. Puoi spiegare che sei un avvocato, una segretaria, un medico o una donna caparbia che spera ancora e continua a fare concorsi; puoi raccontare che ami la cultura e la poesia, che sai dipingere e suonare, che sei laureata, diplomata, appassionata di cucina. Poco importa. La tua età ha la meglio su tutto. Per il mondo non sarai uno scapolo felice, come succede per gli uomini, ma una zitella acida con il rimpianto di non aver mai avuto un marito e dei figli. Per molti, soprattutto per le vecchie zie e le compaesane ormai vedove, sei questo. E quando qualcuna di loro, spudoratamente, ti chiederà perché non ti sei sposata, tu vorresti tanto rispondere che non hai mai trovato chi capisse la tua arte, la passione per il tuo lavoro, la tua musica, il tuo mondo, il tuo cuore, e che non ti sei voluta accontentare di uomo che ti comprendesse a metà. Così, ti senti dire, quasi che la tua voce uscisse da sola: “Non ho trovato la persona giusta”. Senza poter spiegare a parole tutto quello che senti veramente dentro, perché sai che il tuo interlocutore non ti capirebbe. E appena giri l’angolo, una voce pettegola bisbiglierà: “Non l’ha voluta nessuno!”.