Le piccole cose

Sono le piccole cose a tenere unite le persone. Lo sguardo dolce di una madre, la mano di un amico su una spalla, il sorriso di un figlio verso il padre, il bacio di due fidanzati che si salutano prima di rivedersi il giorno dopo. Sono le piccole cose a tenere unite le persone. Quelle piccole cose che, se mancano, si finisce per rinfacciarsi per tutta la vita.

Coerenza

È vero che solo lo stolto non cambia mai idea. Il saggio invece lo fa, ma credo non diverse volte all’interno dello stesso discorso, né penso che di punto in bianco rinunci a tutti i suoi ideali!
Vi è mai capitato di veder cambiare una persona sotto i vostri occhi e solo per convenienza? Conoscete una persona e questa si professa per anni in un modo. È tutta d’un pezzo, ci si può sempre contare, è affidabile, credete di conoscerla. Poi un giorno la convenienza incrocia la sua strada. Ed eccola lì la persona cara, a rimangiarsi pezzo per pezzo tutto quello che vi ha detto per anni. Perché in fondo cos’è la correttezza? Cos’è l’educazione? Cos’è il buonsenso? Cos’è l’amicizia? Perché parteggiare sempre per l’onestà? Cos’è la coerenza? Ci vuole così poco a cambiare bandiera! E quella della convenienza la danno gratis.

La vetrina della perfezione

Non so se vi è mai capitato ma ci sono persone che usano Facebook come vetrina di una vita perfetta che non hanno.

Foto di serate danzanti, abiti alla moda, bevande con ghiaccio e cannucce, amore incondizionato per la loro dolce metà, ecc. Insomma, una vetrina perfetta di una vita perfetta.

Poi le incontrate per caso: hanno appena perso il lavoro e cercano di non spendere troppi soldi in uscite, bevute e cose inutili. Ma allora, tutto quello che vedete su Facebook? E quell’amore così profondo, allora, sarà vero o solo la sciocca apparenza di una relazione incrinata? Sì, perché quegli sguardi strani che avete notato di disapprovazione la dicono lunga… Li sentite lamentarsi, arrabbiarsi, li vedete disperati, tristi e incerti sul futuro.

Ma su Facebook? Volti sorridenti e commenti positivi!

Più che l’altra metà della mela, il rovescio della medaglia!

Non esiste l’altra metà della mela: non esiste un uomo che sia esattamente la nostra metà. Nessuno è perfetto, tantomeno rappresenta l’altra persona come una precisa metà che la rispecchi perfettamente. Detto questo, possiamo trovare qualcuno che sia a noi in qualche modo complementare, diverso, contrario ma che ci completi; qualcuno che sia quello che non siamo, che faccia quello che non facciamo, che ami quello che non amiamo. Insomma, la persona che ci sta accanto è qualcuno che ci somiglia e che non ci somiglia, qualcuno che la veda come noi e che non la veda come noi, qualcuno che ci insegni quello che non sappiamo e che a sua volta impari da noi. Quindi, più che parlare dell’altra metà della mela, direi l’altra che è faccia della medaglia.

Uno, nessuno e centomila

Siamo uno, siamo noi stessi. Per qualcuno non siamo nessuno. E ogni persona che abbiamo intorno e non ci conosce bene ci vede in un modo diverso, ci classifica in modo diverso. Lo fanno anche le persone più vicine ma diciamo che l’equazione è questa: più le persone ci conoscono da vicino, più si avvicinano a comprendere la nostra vera essenza; meno ci conoscono e più ci faranno rientrare in stereotipi e luoghi comuni.
Una stessa persona può essere un apprezzato libero professionista, il nonno di un’amica, il signore che porta il cane a passeggio tutti i pomeriggi e un caro amico, oltre che un sostenitore del partito avverso, uno snob e un cliente abituale del bar con le slot machine. Ed è proprio questo il punto: alcuni ci inquadrano positivamente, altri negativamente. Ma una persona è mille cose, è un mondo intero. E a volte la visione di due persone su una terza possono non coincidere o addirittura cozzare. Perché? Perché non dobbiamo mettere in conto soltanto le qualità e le caratteristiche del soggetto in questione ma anche la personalità e la visione di chi guarda e giudica.

A due voci

Siamo fatti a due voci. Abbiamo dentro due voci. Una è quella che ci fa capire l’esito più probabile di una situazione, un esito che spesso può non incontrare il nostro favore. L’altra è quella che rappresenta la nostra speranza o la nostra paura. Ed è spesso quest’ultima quella che grida più forte.

Quando i “mi piace” misurano la stima che hai di te

Foto, foto, foto e foto che ritraggono donne e uomini che in ogni modo cercano di essere belli… o, meglio, di dare il meglio davanti alla fotocamera del cellulare. Foto postate su Facebook. E poi l’attesa: “Quanti “mi piace” riceverò? Se sono tanti, mi apprezzano in tanti; se sono pochi, forse devo dimagrire qualche chilo o truccarmi meglio… L’avevo detto che quello non è il mio lato migliore!”. Forse dovremmo renderci conto del fatto che i “mi piace” vengono spesso dettati dall’amicizia, dall’amore, dall’affetto e non solo. Si mette “mi piace”, perché tanti altri lo hanno messo, perché non vogliamo far sembrare che invidiamo qualcuno ignorandolo, perché ci capita per caso quella foto e clicchiamo, perché la foto ritrae un momento importante o magari perché davvero ci piace quella foto. E non si mette mi piace per altrettanti motivi: non ci piace la persona ritratta, lei/lui non mette mai “mi piace” alle nostre foto e quindi non lo facciamo neanche noi, o più semplicemente quella foto non ci piace. Ma la percezione della nostra bellezza, della nostra amicizia con qualcuno, del nostro valore o della stima che abbiamo per noi stessi non può dipendere da questo! Lo sapete quanti falsi mettono “mi piace” e poi parlano continuamente male di noi? E quanta gente vede tutte le foto dei nostri successi ma ci ignora volutamente per pura invidia? O quanti amici davvero non hanno visto la foto di un nostro momento importante? La falsità che regna in Facebook, mondo in cui si può dire “Io non l’avevo visto”, è disarmante; quello stesso regno in cui basta un “mi piace” per dimostrare l’amicizia!

Il pallino rosso

Non ci prendiamo in giro. Quando su facebook compare il pallino rosso vicino alla bustina, magari con il numero due o tre, la nostra curiosità monta e ci chiediamo: chi sarà? :) Poi magari è la solita amica che ci scrive su facebook per avere una ricetta o lo sconosciuto di turno che chiede a ogni esemplare femminile umano presente sul web come sta.
Ma c’è quel qualcuno che ha visualizzato il nostro precedente messaggio, e noi abbiamo letto in quale giorno e a quale ora, ma poi non ha più risposto. E magari non siamo neanche convinte che lui ci piaccia ma l’ebbrezza di ricevere posta da un possibile “lui” ci elettrizza! Certo, con la posta ordinaria era tutto più romantico: l’odore e il colore della carta, vedere la sua scrittura, tenere sul cuscino la sua lunga lettera… Ma era anche tutto più lento! Adesso le e-mail e i messaggi nella posta dei social network sono immediati. Ma anche molto più brevi… Se ne mandano a decine e a volte neanche ci si capisce bene… E capita di rimanere appesi a quell’ultimo messaggio, perché magari per l’altra persona il discorso era finito, o era solo un contattarsi in una impersonale chat, una cosa di nessuna importanza, mentre per noi era bello ricevere attenzioni… A chi non piace? Poi però c’è la realtà. Lui dal vivo ci interessa ancora? O era solo un metodo immediato per placare la solitudine con un pallino rosso?