Il pallino rosso

Non ci prendiamo in giro. Quando su facebook compare il pallino rosso vicino alla bustina, magari con il numero due o tre, la nostra curiosità monta e ci chiediamo: chi sarà? :) Poi magari è la solita amica che ci scrive su facebook per avere una ricetta o lo sconosciuto di turno che chiede a ogni esemplare femminile umano presente sul web come sta.
Ma c’è quel qualcuno che ha visualizzato il nostro precedente messaggio, e noi abbiamo letto in quale giorno e a quale ora, ma poi non ha più risposto. E magari non siamo neanche convinte che lui ci piaccia ma l’ebbrezza di ricevere posta da un possibile “lui” ci elettrizza! Certo, con la posta ordinaria era tutto più romantico: l’odore e il colore della carta, vedere la sua scrittura, tenere sul cuscino la sua lunga lettera… Ma era anche tutto più lento! Adesso le e-mail e i messaggi nella posta dei social network sono immediati. Ma anche molto più brevi… Se ne mandano a decine e a volte neanche ci si capisce bene… E capita di rimanere appesi a quell’ultimo messaggio, perché magari per l’altra persona il discorso era finito, o era solo un contattarsi in una impersonale chat, una cosa di nessuna importanza, mentre per noi era bello ricevere attenzioni… A chi non piace? Poi però c’è la realtà. Lui dal vivo ci interessa ancora? O era solo un metodo immediato per placare la solitudine con un pallino rosso?

Pensieri su… “Maionese, ketchup o latte di soia”

 ”Maionese, ketchup o latte di soia” (Camelozampa 2016) di Gaia Guasti (traduzione da francese di Silvia Rogai) è il nuovo romanzo della collana di narrativa per ragazzi Gli Arcobaleni. L’età consigliata per la lettura è dai dieci anni in poi. Ho avuto l’onore e il piacere di leggere anche questo libro in anteprima!

Un romanzo che si legge in un giorno: veloce, ricco di spunti su temi importanti sia per i bambini che per gli adulti.

Il bullismo primo fra tutti è un tema che fa discutere grandi e piccoli. E i bambini non dovrebbero tenersi per sé questo problema, sia nel caso di un bullismo verbale, sia nel caso di attacco fisico. E gli adulti, quindi soprattutto i genitori e i professori, dovrebbero affrontare subito il problema e risolverlo. Senza liquidare la questone come litigi e incomprensioni tra ragazzi. Andare a scuola con la paura che qualcuno possa ridicolizzarci o farci del male non è normale e non deve passare come un fatto comune.

L’alimentazione è un altro tema importante del libro: ci sono svariati modi di alimentarsi. Conoscerli ed eventualmente adottarli è una scelta personale. Anche se credo che dei ragazzi di dodici anni dovrebbero farsi seguire da un esperto nella loro scelta di essere vegetariani, visto che si trovano ancora nel periodo della crescita. Allo stesso modo, non bisognerebbe abusare di merendine, cioccolato e grassi di vario genere. In medio stat virtus.

Un libro che farà nascere nei giovani lettori tante domande. Sarà un’ottima occasione per affrontare temi importanti a casa. Una lettura interessante anche per gli adulti: semplice ma ricca di contenuti che possono essere approfonditi anche a scuola. Questo libro dà una serie di input. E ci ricorda quanto sia importante accettare gli altri per quello che sono, senza volerli per forza uguali a noi. Perché ognuno ha le sue qualità e la ricchezza dell’umanità è nella diversità, se positiva.

E poi l’amicizia alle scuole medie, quando non si è più bambini ma non ancora adolescenti, è un dono prezioso. Un dono che a volte conserviamo per il resto della vita.

Un libro leggero, scorrevole. Sta a noi tirarne fuori i vari temi e sviscerarli.

A un certo punto della storia vivrete in una favola… Perché la fantasia non ha limiti!

Sorriderete quando scoprirete a cosa si riferiscono il ketchup e la maionese del titolo!

Dal 4 marzo in libreria!
  La trama:

Integrarsi non è mai semplice a 12 anni, ma è ancora più complicato se assomigli a Mercoledì Addams, tuo padre di lavoro fa il guru e mangi solo cibi salutari e vegani. Appena arrivata nella nuova classe, Élianor è subito presa di mira per il suo odore, diverso da quello degli altri ragazzi. Eppure due stili di vita opposti entrano in contatto e un’insolita amicizia nasce tra Élianor e Noah: così lontani all’apparenza, ma uniti da una simpatia istintiva e dalla segreta solitudine che entrambi si portano dentro.

“Gli scienziati li chiamano feromoni.

Ci avviciniamo a qualcuno e, oplà, le nuvolette si incontrano. A volte si scatenano tempeste, altre il cielo si riempie di soffici nubi bianche. Ci parliamo così, con il corpo, senza saperlo. Ci raccontiamo chi siamo. Andiamo subito d’accordo o proviamo subito antipatia.

Cosa mangia Élianor?

Perché conosco il suo odore?

Che cosa mi racconta la sua nuvoletta quando le vado vicino?”

Spiritoso e commovente, Maionese, ketchup o latte di soia è un romanzo percorso da un originale filo conduttore “olfattivo”. È l’odore “diverso” di Élianor (dovuto alla diversità della sua alimentazione) a diventare il pretesto per le angherie da parte dei bulli della classe. È con gli odori di ciascuno di noi, i feromoni, che Noah si spiega la simpatia irresistibile che da subito lo spinge verso la nuova compagna. E sarà anche il ricordo di un profumo di tanti anni fa, portato con sé da Élianor, a trasformare profondamente il bulletto che perseguita i due protagonisti.

Un romanzo delizioso, che tocca con spirito e leggerezza temi importanti come l’alimentazione e gli stili di vita, la scuola e il bullismo, l’incontro con il diverso e la tolleranza, il superamento del lutto, l’amicizia.

Pensieri su… “Segreto di famiglia”

 Letto in pochi giorni “Segreto di famiglia”, romanzo d’esordio di Mikaela Bley (Newton Compton Editori 2016).

Quando sono entrata a far parte del “Club dei lettori” di Newton Compton Editori (persone che ricevono alcuni libri in anteprima in base ai loro gusti letterari) ho scelto di ricevere libri horror, thriller e gialli. “Segreto di famiglia” è il romanzo d’esordio di Mikaela Bley, un thriller, ma sembra che le avventure della protagonista, la giornalista Ellen Tamm, potrebbero diventare una serie! Io lo spero!

Ellen è una giornalista televisiva che vive a Stoccolma. È intraprendente, intelligente e come spesso accade ai giornalisti mangia poco e male. La pioggia, il mare e il freddo sono una costante in questo romanzo ambientato in Svezia.

La scomparsa di una bambina, Lycke, scuote tutta la città, soprattutto Ellen, che ha vissuto una storia simile. E mentre cerca di risolvere il caso e fare al meglio il proprio lavoro (senza comportarsi da avvoltoio ma cercando notizie nel rispetto di tutti), Ellen deve anche mantenere rapporti professionali con il nuovo capo, suo ex fidanzato. Ebbene sì, sono di parte essendo giornalista, ma il modo di trattare la cronaca nera che usa Ellen mi piace: non va mai fuori dalle righe, non esagera facendo domande inopportune, si limita al suo difficile lavoro comprendendo lo stato d’animo di chi è coinvolto suo malgrado nella cronaca nera. Però va fuori dagli schemi, non segue la pista della polizia, il suo istinto la guida e…

Non voglio anticiparvi niente. Vi dico solo che il ritmo di questo thriller è incalzante ma non da mal di testa, intrigante quanto basta a far girare la pagina successiva. Non ci sono momenti morti, la storia avanza continuamente mostrando il punto di vista di tutte le persone principalmente coinvolte, oltre a quello di Ellen: la mamma Helena, Chloé la seconda moglie e la tata Mona. Non ci sono capitoli in cui parla in prima persona il papà della bambina, Harald, ma anche le sue azioni vengono seguite da vicino. Arrivano di continuo piccoli dettagli che incuriosiscono il lettore, fino a fondersi nella risoluzione finale. E di segreto da scoprire ce n’è più di uno… Non vi stancherete di leggere questa storia triste che fa riflettere, scritta con garbo e in punta di dita, toccando temi tragici e momenti difficili che possono attraversare la vita di tutti.

L’odore di questa carta è fantastico!

In libreria dal 3 marzo!

Una finestra su noi stessi

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Carrie Bradshaw scriveva la sua rubrica con un portatile nero, davanti a una finestra che si affacciava su Manhattan. Così mi sono chiesta: io, che mi sono ispirata a lei per questo blog, dove sono?

Sono in un altro continente, sono in un posto tranquillo immerso nella natura, sono davanti a una finestra che si affaccia su prati verdi. Già. Eppure, gli interrogativi sono sempre gli stessi. Ho cominciato a scrivere, riflettendo sui comportamenti delle persone che mi vedo intorno e anche sui miei. Errori, interrogativi, progetti. Il lavoro, la famiglia, gli amici. L’amore. Quell’amore che ci riporta sempre alla tabula rasa di un’adolescenza senza esperienze. E noi sempre a dirci: lo sai già com’è, dovresti aver imparato qualcosa!

E allora dov’è il problema? Quando si sbaglia sul lavoro, s’impara. Anche negli affetti è così: si cerca di venirsi incontro. Si cerca di capire la propria famiglia e di accettare gli errori degli amici. Ma non è così per l’amore, quell’amore verso la persona con la quale vogliamo condividere la vita. A qualsiasi età, finiamo per dimenticarci delle nostre esperienze passate, innamorandoci e finendo per non capirci più niente. Innamorarsi non ha niente di logico. Perché chi è innamorato ha il cervello offuscato e vede il mondo attraverso lenti rosa. L’errore, infatti, non sta nell’innamorarsi e lasciarsi prendere dalle proprie sensazioni; in questo non c’è niente di male, niente di sbagliato. Quello che si può modificare dalle proprie esperienze in amore è il nostro comportamento nei confronti di noi stessi, non della persona amata. Se siamo assillanti, questo è un aspetto che sicuramente caratterizza anche la nostra vita. Se siamo gelosi, magari lo siamo anche dei nostri amici o delle nostre cose. E magari la gelosia dipende direttamente dall’insicurezza, un’insicurezza che abbiamo nella vita. Se cambieremo in meglio il rapporto con noi stessi, cambieremo anche quello con la nostra metà.
Dal modo in cui portiamo avanti le nostre storie d’amore, dai modelli che si ripetono, dai comportamenti che ci logorano, possiamo imparare molto su noi stessi. Sono queste le cose che dovrebbero cambiare. In noi. Per noi. Così, cambierebbe anche il nostro rapporto con gli altri e con la persona amata. Vivremmo meglio.
Poi, innamorarsi della persona sbagliata, di quella persona che credevamo in un modo e invece si rivela tutt’altro, fa parte del gioco.

Il modo in cui gestiamo le nostre storie d’amore è una finestra su noi stessi.

Pensieri su… “Scomparsa nel nulla”

 ”Scomparsa nel nulla” di Amalia Santiangeli (flower-ed 2014). 

Un libro particolare, che parte come un romanzo d’amore. Una donna, Barbara, ha un fidanzato che non si decide a lasciare. Poi trova l’amore e si crea una famiglia ma durante una vacanza in Grecia la sua vita cambia radicalmente: Barbara viene rapita. Non vi darò troppi dettagli, perché vi rovinerei la sorpresa. Di seguito però troverete qualche piccola anticipazione…

La vita di questa donna cambierà completamente, mentre lei e Azad, uomo appena incontrato che si innamora di lei, dovranno trovare un modo per salvare la vita di Barbara. Ho trovato però poco credibile il fatto che Azad, da nemico votato a una causa, metterà da parte i suoi ideali e la sua vita per una donna appena conosciuta che ha due figli ed è innamorata di suo marito… Anche se poi nella vita tutto è possibile e spesso la realtà supera la fantasia…

Mi sono chiesta più volte: al posto di Barbara, sarei riuscita a rimanere lontana per sedici anni dalla mia famiglia? Senza mai provare a scappare e tornare da loro?

Non è un libro dal ritmo incalzante ma una storia triste in cui si spera continuamente per la protagonista un lieto fine che sembra allontanarsi sempre di più. E ad ogni pagina si sogna una svolta positiva che possa riportare Barbara a casa, anche se questo spezzerebbe il cuore ad Azad… Almeno, io ho vissuto così queste pagine.

Il romanzo contiene due poesie, anche queste di Amalia Santiangeli.

Personalmente, avrei dato più dettagli nel finale mentre si svolgeva la storia, senza affidarli ad un successivo epilogo.

Qualche piccolo errore di battitura.

Nel libro si palesa la profonda fede cattolica dell’autrice, che più volte parla di Dio in questo romanzo. Ed è proprio in una chiesa che la vicenda si conclude.

Un libro che lascia il lettore con la sensazione che tutto è possibile se ci crediamo veramente, sappiamo aspettare e ci affidiamo a Dio.

Club dei lettori – “Segreto di famiglia” di Mikaela Bley

 Ebbene sì, anch’io faccio parte del “Club dei lettori” di Newton Compton Editori! Pochi minuti fa ha suonato il postino ed è arrivato “Segreto di famiglia” di Mikaela Bley! Si tratta di un thriller pubblicato in Svezia pochi mesi fa e che ho l’onore e il piacere di leggere in anteprima! Questo romanzo uscirà infatti in libreria il 3 marzo. Non vedo l’ora di cominciarlo e prima possibile posterò la mia recensione. 

Intanto vi lascio la trama.

A Stoccolma è un freddo e piovoso venerdì di maggio, quando la piccola Lycke, di soli otto anni, scompare improvvisamente nel centro della città. La rete televisiva nazionale si lancia subito sulla notizia e manda sul campo un’inviata specializzata in cronaca nera, Ellen Tamm. Chi ha visto Lycke per l’ultima volta? Chi sono i suoi genitori? Il padre e la madre di Lycke sono separati ed è stata la nuova moglie del padre ad accompagnare la bambina al centro sportivo, dove se ne sono perse le tracce. La donna, madre a sua volta da poco, racconta la sua versione dei fatti, ma ci sono delle zone d’ombra nella testimonianza. La tata che ha cresciuto la bambina è chiusa nel dolore. La madre di Lycke invece è imperscrutabile, soffre ancora il peso del divorzio e di una depressione post partum mai affrontata. Il padre, dal canto suo, non si dà pace. Nel frattempo Ellen si impegna in una ricerca spasmodica, nonostante la corruzione della polizia, i sempre più strani comportamenti dei genitori di Lycke e le frecciate velenose dei colleghi. Ma ha deciso di fare il possibile per fronteggiare la situazione da vera professionista, perché questo caso le ricorda da vicino ciò che conosce sin troppo bene: segreti di famiglia, bugie, inganni che la obbligheranno a confrontarsi con il proprio doloroso passato, mentre le speranze di ritrovare la bambina scomparsa si assottigliano…

Sanremo senza colori


“Un nastro senza colori, per i diritti dei bambini. Chi espone colori ha dimenticato l’infanzia. Esponiamolo. Al festival di Sanremo per i diritti dei bambini…. contro gli abusi e contro la pedofilia. Nuova forma di schiavitù”. Don Fortunato Di Noto

Ho letto questa frase per caso su Facebook. Una proposta. Semplice. Che ne dite?

Parlando su Facebook dei nastri colorati portati sul palco dell’Ariston da alcuni cantanti a sostegno delle unioni civili, è venuta fuori anche un’altra domanda: chi non usa il nastro colorato è contrario o semplicemente non vuole esprimersi?

Il Punto – Sanremo arcobaleno


Come ogni anno puntuale è tornato il Festival di Sanremo. Amato, odiato, contestato, adorato… insomma, in ogni caso un pezzo d’Italia. 

Anche quest’anno se ne parla e parla e parla, per come era vestita la Pausini o chiedendosi quale sia l’identità sessuale di Gabriel Garko. Basta che se ne parli. 

Di Sanremo si potrebbero scrivere decine di articoli al giorno che nulla hanno a che fare con la canzone, e altrettanti sugli artisti in gara. 

In questa edizione 2016 saprete ormai che molti cantanti si sono esibiti portando sul palco dei nastri colorati, per palesare il loro sostegno alla legge Cirinnà di cui tanto si discute in questi giorni. La mia domanda è: credete che sia appropriato? Indipendentemente dalle idee religiose e politiche di ognuno, dalla propria sensibilità in una materia tanto delicata, il palco dell’Ariston è il luogo adatto per parlare delle unioni civili? Sanremo è politica, gossip o canzone? Oppure tutte e tre le cose?