Pensieri su… “Wintersong”

“Wintersong” (Newton Compton editori 2017) di S. Jae-Jones è una favola per ragazzi che calza a pennello anche agli adulti. Non è melensa e non è mai banale, non è noiosa, né superficiale. È una storia giovane, fresca e leggera, ma anche profonda, dolce e travolgente.

Trama

Una famiglia con tre figli e un’anziana nonna vive mandando avanti una locanda. La prima figlia, Liesl, si occupa di tutti; non è bellissima ma ha la musica nell’anima, è una compositrice. Sua sorella Käte è bella ed è fidanzata con l’uomo di cui Liesl è innamorata. E poi c’è il terzo figlio, Sepperl, giovane virtuoso del violino. Il ragazzo ha un’importante audizione nella locanda proprio mentre sua nonna Constanze, fedele alle antiche tradizioni, vuole spargere del sale su ogni soglia per impedire all’Erlkönig, il Re dei Goblin, di entrare in casa. L’inverno sta arrivando e lui uscirà presto dal sottosuolo per cercarsi una sposa. Un turbinio di eventi si susseguono prima dell’audizione. E Liesl, occupandosi del fratello, ha trascurato sua sorella. Dov’è finita Käte? Comincia così un duello tra l’Erlkönig e Liesl, che vuole salvare sua sorella dal Re dei Goblin, che l’ha portata nel suo regno. Ma la storia prende una piega inaspettata e la trama è più complicata di come potrebbe sembrare…

Considerazioni

Parte del romanzo si svolge nel Sottosuolo, nel regno del Re dei Goblin, e parte in superficie. Una cosa che non mi aspettavo era il sesso, la passione, che solo in seguito non sarà fine a se stessa ma accompagnata dall’amore. Il titolo preannuncia invece la presenza della musica: “Wintersong” significa infatti “canzone d’inverno” e questa storia tutta invernale è accompagnata da violini, pianoforti e flauti, spartiti, accordi e chiavi di violino. Una musica che sembra quasi di sentire…

Lettura scorrevolissima! Impossibile staccare gli occhi dal libro!

Ho notato molte somiglianze con il film “Labirinth – Dove tutto è possibile” (1986). Nel libro il Re dei Goblin manipola il tempo, le distanze e i ricordi della protagonista, ed è la stessa cosa che avviene nel film. Senza parlare poi del ballo in maschera, presente in entrambi. E poi la somiglianza nella trama: nel film il Re dei Goblin rapisce il fratellino della protagonista, Sarah, perché lei lo “desidera”, e nel libro l’Erlkönig rapisce la sorella di Liesl (Elisabeth), che se vuole qualcosa dai goblin deve dire “desidero”. Non ultima la musica, presente nel libro come un ulteriore personaggio, a volte sembra di sentirla; nel film è affidata alla voce di David Bowie. E nel film a interpretare il Re dei Goblin è proprio David Bowie, che sembra umano e non ha le sembianze dei piccoli, brutti e maliziosi goblin; nel libro il Re degli Elfi ha addirittura origini umane. Ed entrambi sono innamorati della protagonista. Non solo, il personaggio del libro e quello del film hanno entrambi capelli chiari che formano sulla testa una sorta di aureola. Un’ulteriore somiglianza con il film “Labirinth” sono le mani dei Goblin che formano occhi e bocca e un viso mentre Elisabeth scappa, e quel viso parla con le loro voci tutte insieme; nel film invece Sarah cade in una sorta di pozzo e tutto intorno delle mani formano occhi e bocche di diversi volti, e ognuno parla con una sua voce.

Molte parole sono in tedesco, visto che la storia è ambientata in Baviera. Il Re dei Goblin spesso viene definito “Erlkönig”, letteralmente “Il Re degli Elfi”. “Erlkönig” è anche una ballata di Johann Wolfgang von Goethe, scritta nel 1782, con adattamento musicale di Franz Schubert. La trama non ha nulla a che fare con il libro ma la parola “Erlkönig” me l’ha ricordata.

Altri personaggi del libro legati alla poesia tedesca sono le Lorelei, cioè le sirene. Ricordo la poesia di Heinrich Heine “Die Lorelei” (1824) che racconta proprio di una sirena che viene chiamata Lorelei. Le sirene nuotano in una lago sotterraneo. Nel lago c’è una barca senza remi che naviga senza essere guidata da chi è a bordo. Come in “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”, quando Harry e Silente vanno a cercare uno degli Horcrux.

Non so perché ma Constanze, la nonna di Elisabeth, non me la racconta giusta… Perché si allarma tanto quando la nipote le confessa di aver parlato con l’Erlkönig? Perché non può dimenticare le antiche leggi e il mondo del Sottosuolo con l’Erlkönig?

Tutto mi aspettavo tranne che il tema della fede. L’Erlkönig, diceva Constanze, non crede in Dio. Ma questo Re dei Goblin sì.

Non credevo mi sarebbe piaciuto un libro per young adult ma ho voluto provare il genere. Questo scorre come l’acqua impetuosa di un ruscello. La lettura ti travolge e basta.

- – - Spoiler – - -

Qual è il nome del Re dei Goblin che ha conosciuto Elisabeth? Lui le ha chiesto di cercarla nel mondo di sopra, quindi di scoprire chi era veramente…

Chi è stata la prima moglie del primo Re dei Goblin? Come si chiamava? Da quello che ho capito, non era la moglie del Re che ha conosciuto Elisabeth ma di uno precedente. Lui l’amava e si dice siano usciti insieme dal Sottosuolo. Ma come hanno fatto? Cosa è successo di preciso?

La storia raffigurata nelle vetrate della cappella mostra le mogli del Re dei Goblin che ha conosciuto Elisabeth. Ma chi sono le precedenti, quelle degli altri re? E che fine ha fatto la prima, quella che i goblin non vogliono ricordare?

Perché ogni ritratto di ogni Re dei Goblin raffigura un uomo con occhi di colore diverso? È una caratteristica obbligatoria per diventare re o il colore cambia dopo il titolo?

Al Re dei Goblin che conosce Elisabeth viene chiesto se vuole diventarlo e lui accetta. Forse così anche lui potrebbe liberarsi dal fardello della corona e vivere di nuovo da mortale ma evidentemente non se la sente di condannare qualcun altro come è stato fatto con lui…

Elisabeth chiede al “suo” Re dei Goblin se l’avrebbe seguita nel mondo di sopra e lui risponde di sì, che con lei sarebbe andato ovunque. Ma sarebbe possibile? Elisabeth non è il tipo che si arrende.

Secondo me ci sarà un seguito…

Tonnarelli in salsa di cuscus

Ecco cosa ci propone per oggi il nostro Ratatouille romano! 

Tonnarelli in salsa di Cuscus 

Per quattro persone

Difficoltà : facile

Tempo: 30 minuti

 

Ingredienti

Tonnarelli freschi​ 300 gr.

Passata di pomodoro​ 2 bicchieri

Sedano​​​ una costina possibilmente con foglie

Carota ​​​una

Cipolla​​​mezza cipolla bianca

Salvia​​​ quindici foglie tritate

Olio E.V.O.​​ q.b.

Sale ​​​q.b.

 

Composto della salsa

Pomodori rossi​​ due

Cuscus ​​​equivalente di due bicchieri

Pepe nero​​ due cucchiaini rasi

Uovo​​​ uno

Menta tritata​​ due cucchiaini

Olio E.V.O.​​ q.b.

Sale ​​​q.b.

Preparazione

Tritare finemente il sedano, la carota e la cipolla evitando di formare una poltiglia. Unire il tutto alla passata, in una casseruola adeguata. Aggiungere mezzo bicchiere d’acqua e mezzo bicchiere di olio. Aggiustare di sale e cuocere a fuoco lento per circa venti minuti. Se il sugo si addensa troppo, aggiungere mezzo bicchiere di acqua.

È il momento di mettere sul fornello la pila d’acqua per cuocere i tonnarelli.

 

Per il composto della salsa lavare sotto l’acqua corrente i due pomodori rossi e tritarli grossolanamente. Porre questo trito in una ciotola adeguata che non sia di metallo, lasciandolo a crudo.

Sbattere l’uovo aggiungendo un pizzico di sale.

Cuocere il cuscus. Quando questo si sarà addensato aggiungere il trito di pomodori subito dopo aver spento il fornello. Aggiungere il pepe nero, la menta, due cucchiai di olio e un cucchiaino di sale.

Mentre si mischieranno questi ingredienti aggiungere poco a poco l’uovo sbattuto lasciando che cuocia e si addensi un po’ nella miscela calda.

Risulterà un composto di un piacevole arancione appena denso.

 

A cottura della pasta ultimata, porla in una ciotola e mischiarla solo al sugo preparato in precedenza.

 

Quando si comporrà il piatto, porre il composto con il cuscus sopra la montagnetta di pasta a coprire e, se piace, irrorare con olio aromatico &/o parmigiano grattugiato.

 

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Il Regno delle Quadrobambole

È uscito il mio nuovo libro ambientato nel mondo delle Quadrobambole: “Il Regno delle Quadrobambole – Filastrocche su principi, principesse, re e regine” (EdiGio’)! Come suggerisce il titolo, si tratta di una raccolta di filastrocche, ognuna accompagnata da un disegno da colorare. Un libro che mette di buonumore e che non vedevo l’ora venisse pubblicato!

Nel Regno delle Quadrobambole le streghe hanno scritto tante filastrocche su re, regine, principi e principesse. Hanno raccontato di una famiglia reale che aveva paura di un innocuo fantasma del castello; di principesse in cerca di un principe che le sposi; di una principessa che si è salvata da sola dalla torre in cui era imprigionata; e poi ci sono ranocchi che possono trasformarsi in principi! Tante filastrocche per ridere e sorridere, insieme a illustrazioni tutte da colorare.

Pensieri su… “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop”

Avevo sentito parlare del film ma non l’ho visto. Poi a casa di una persona mi sono imbattuta nel libro “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” di Fannie Flag. E me lo ha prestato. È un’edizione Mondadori del 1993. Il libro è stato scritto nel 1987.

 Non l’ho letto subito ma, una volta iniziato, era impossibile smettere! I punti di vista e le storie sono innumerevoli. Si parte con la protagonista: Evelyn Couch. Una donna grassa e insicura che ha sempre vissuto con la paura di essere giudicata. Andando a trovare ogni domenica, insieme al marito, la suocera in una casa di riposo, s’imbatte nella signora Virginia Threadgoode, detta Ninny. Un’anziana che, senza conoscere Evelyn, comincia a raccontarle del suo passato e del caffè di Whistle Stop. E così, dagli anni Ottanta, si passa agli anni Venti, Trenta, Quaranta, Cinquanta e Sessanta. Evelyn comincia ad appassionarsi ai racconti della vecchia signora e le sembra di conoscere tutta quella gente che popolava Whistle Stop tanti anni prima… ed è sembrato lo stesso anche a me! A volte è la signora Threadgoode a raccontare, altre il bollettino di Whistle Stop della signora Dot Weems o altri comunicati simili di altre città, altre ancora il racconto è affidato al narratore, che svela quello che la signora Threadgoode non sa. Ed ecco spuntare la famiglia Threadgoode che aveva adottato la narratrice, Ninny, e i suoi numerosi fratelli come Idgie e la sua dolce metà Ruth e il loro piccolo Stump. Ma i personaggi e le storie sono davvero tanti. Passato e presente scorrono sulle pagine. E lentamente Evelyn si risveglia dal torpore che l’ha bloccata per tutta la vita e, incoraggiata dalla signora Threadgoode, prende le redini della propria vita.

Nella storia entrano i temi dell’omosessualità e del razzismo, della compassione verso chi ha bisogno, del perdono, della morte e dell’amore. La vita non scorre per niente tranquilla a Whistle Stop e ognuno dà il suo contributo tra rappresentazioni teatrali, fughe, incidenti e anche un omicidio! All’improvviso, infatti, scompare Bennett, il marito di Ruth. Ma il suo cadavere non viene mai trovato. Solo che anni dopo la scomparsa vengono accusati Idgie e Big George, che lavorano al Caffè. Ma sono stati davvero loro a uccidere quell’uomo? E che fine ha fatto? Una volta scoperto, non ve lo dimenticherete più!

Un libro che lascia ottimi insegnamenti, sa far commuovere, sorridere e ridere di cuore, e tutto con grande semplicità. Leggere questo libro è come mangiare dei biscotti caldi fatti in casa. Quelli che vedete nella foto (e che non ho preparato io) hanno il profumo di casa. È stato un vero piacere mangiarli mentre leggevo questo libro semplice e avvincente.

Ogni capitolo potrebbe essere un racconto a sé stante ed è perfetto così.

Pensieri su… “Era il mio migliore amico”

Newton Compton editori mi ha fatto una graditissima sorpresa con l’invio di “Era il mio migliore amico” di Gilly Macmillan (in uscita il 9 novembre 2017). La caratteristica di questa scrittrice è di scrivere romanzi che si svolgono in pochi giorni. In un turbinio di piccoli accadimenti e di particolari che si aggiungono uno all’altro, i suoi thriller trovano una soluzione.

Pochi giorni anche in questo caso per scoprire cosa sia successo a Noah Sadler, ragazzo malato allo stadio terminale. Siamo in Inghilterra, a Bristol. Noah, insieme al suo migliore amico Abdi Mahad, di origine somala, si era allontanato da casa di notte. Ma perché? Noah è caduto in acqua in un canale di Bristol ed è entrato in coma. E una testimone afferma che sia stato proprio il suo amico Abdi a spingerlo in acqua.

Una giornalista ed ex poliziotta, oltre che ex fidanzata di Jim Clemo, il detective che si occupa delle indagini, comincia a interessarsi al caso e ne fa una questione razziale. Ma perché nella maggior parte dei romanzi i giornalisti sono esseri senza scrupoli che pubblicano fatti montati o non veri e trovano notizie in modi poco leciti? Perché vogliono sempre scrivere la “loro” storia, per mandare l’articolo o il servizio nel modo in cui vogliono, troppo spesso lontano dai fatti? Io non mi sento così e sono un po’ stanca di questo ritratto che si fa dei giornalisti.

La storia è avvincente (ho saltato la mia fermata in treno, perché ero presa dalla lettura). Non ci sono capitoli: il libro è diviso in giorni. Intanto i personaggi si esprimono liberamente in prima persona, svelando goccia dopo goccia tutti i particolari.

Ognuno fa il suo lavoro e ha la sua storia. Tra i protagonisti c’è il detective Clemo, che sta cercando di risolvere il caso e non vuole sbagliare come è successo in un caso precedente. I genitori di Noah stanno ormai insieme solo per amore del figlio. La signora Sadler vive solo per suo figlio. Il signor Sadler è un fotografo e ha inaugurato una mostra su un campo profughi in cui hanno vissuto anche i genitori di Abdi. Questi ultimi hanno anche una figlia, Sophia, che cerca la verità sulla notte in cui Abdi e Noah sono usciti di notte.

Si scopriranno molti retroscena, soprattutto relativi al rapporto tra i due amici, al legame che avevano con altri ragazzi a scuola e al rendimento scolastico.

Da tutte le parti si cerca la verità, che alla fine verrà fuori, inaspettata, portando con sé anche il segreto della famiglia di Abdi, un segreto che il ragazzo aveva scoperto la notte in cui era uscito di nascosto con Noah…

La traduzione non mi ha entusiasmata. Cito due esempi.

“Mi ha trovato la via”: probabilmente da “to find a way” che si traduce “ha trovato un modo”. Quindi: “Ha trovato un modo”.

“L’ho presa”: riferito a una fotografia, probabilmente da “to take a picture/photo” che si traduce “fare/scattare una foto”. Quindi: “L’ho fatta/scattata”.

Della stessa autrice avevo già letto “La ragazza perfetta”, un libro da cui era difficile staccare gli occhi. Trovate la recensione in questo blog.

Non solo farro

Che dire? Una vera specialità del nostro Ratatouille romano a base di farro e non solo! Assolutamente da provare!

Per tre persone

Difficoltà:​ facile

Tempo:​​ quarantacinque minuti

 

Ingredienti:

Farro​​ 130 gr.

Acqua ​​1 lt.

Mirto ​​due rametti

Noci sgusciate ​30

Sedano​​ una costina con foglie

Porro ​​parte bianca di uno

Pomodori rossi ​2

Noce moscata​ mezzo cucchiaio raso

Zenzero ​2 cucchiaini

Olio E.V.O.​ q.b.

Sale​​ q.b.

 

Preparazione:

In una pentola adeguata porre l’acqua, il farro e i rametti di mirto a bollire, salare quanto basta..

Nel frattempo sgusciare le noci e tritarle grossolanamente, e metterle da parte.

Frullare insieme il sedano, il porro e i pomodori rossi e porli in una ciotola adeguata che non sia di metallo.

Aggiungere mezzo bicchiere di olio, due cucchiaini di sale, la noce moscata e lo zenzero.

Mescolare il tutto e lasciare a riposare.

Quando il farro sarà cotto, scolarlo e porlo in una ciotola di ceramica.

Unire al farro le noci tritate e mescolare bene.

Successivamente aggiungere al farro il frullato di sedano, porro e pomodori rossi.

Aggiustare di olio E.V.O. in modo che il tutto appaia lucido e gradevole alla vista.

 

Se si desidera si può guarnire con insalata riccia debitamente lavata e ridotta a un trito molto grossolano, condita con olio e sale solamente.

 

Può servire sia da prima che da seconda portata, quando la prima sia di un antipasto di formaggi secchi stagionati e pane casareccio anche bruscato.

 

Al vostro appetito una buona soddisfazione.

Pensieri su… “Quel che resta del giorno”

Mi è stato prestato "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro. Ricordavo vagamente il film ma non mi era mai capitato tra le mani il libro da cui è stato tratto. Ebbene: eccolo qui, in un'edizione del 1996, Arnoldo Mondadori Editore.

Questo libro cammina a passo lento, a passo di maggiordomo direi. Si viaggia tra il presente e il passato a un ritmo costante, né troppo veloce, né troppo lento. È un libro che emana tranquillità, serenità e autocontrollo ad ogni pagina.

È il diario del maggiordomo: Mr. Stevens. Un uomo che non perde mai il controllo di sé e continua a lavorare anche quando è appena morto suo padre. Vive per il suo lavoro e per offrire il servizio migliore al padrone di casa. Non si è mai sposato, è completamente solo ma sembra non accorgersene, perché ha il suo lavoro.

Lavorava precedentemente a Darlington Hall per Lord Darlington, che ha servito in maniera ineccepibile, direi calpestando se stesso e la propria vita in favore del suo padrone. Poi nella stessa casa è subentrato Mr. Farraday, un americano che lo esorta a prendersi una vacanza. E Mr. Stevens lo fa, con l'auto del suo nuovo padrone, dicendo a se stesso che andrà a cercare una sua vecchia collega, Miss Kenton, per vedere se voglia tornare a lavorare a Darlington Hall, dove crede possa essere d'aiuto la sua figura. 

C'è una meravigliosa descrizione della brughiera: un paesaggio semplice e maestoso proprio in forza della sua estrema semplicità, linearità e calma che riesce a infondere in chi la guarda.

Nel suo viaggio, il maggiordomo vede bei posti e incontra persone curiose, ma soprattutto ricorda gli anni in cui era al servizio di Lord Darlington e gli illustri personaggi che ha visto entrare a Darlington Hall.

Il maggiordomo pensava di non essere in grado di comprendere questioni di politica nazionale, autoconfinandosi nel suo modesto seppur importante ruolo. Io credo che la gente, quella che viene definita gente comune, dovrebbe interessarsi della politica nazionale e internazionale, perché siamo parte di questo mondo. E le persiane che votiamo non devono decidere per noi che non capiamo ma rappresentare l'idea politica che sia il più possibile vicina alla nostra. L'impressione che ho avuto è che Mr. Stevens si sia trincerato dietro una figura illusoria: il ritratto del perfetto maggiordomo, dimenticandosi di se stesso.

Senza parlare di Miss Kenton. La donna si è sposata anni prima e vive lontano con la sua famiglia. Qui faccio una piccola rivelazione: la donna era innamorata di Mr. Stevens, che però era troppo impegnato a fare il maggiordomo. Quando glielo rivela, durante quello che sarebbe stato probabilmente il loro ultimo incontro, Mr. Stevens prende un immateriale schiaffo in faccia. Si capiva che lei era interessata al maggiordomo, proprio dai racconti che lui fa nel libro. Ma l'uomo non ci aveva mai capito niente. Chissà cosa sarebbe accaduto se lei si fosse dichiarata apertamente prima? Probabilmente niente. Mr. Stevens, figlio di un maggiordomo, riusciva a fare solo il maggiordomo.

Tornando a Darlington Hall, l'uomo fa una sosta e una riflessione: la sera è la parte più bella del giorno. E questa è anche una similitudine con la vita.

Mr. Stevens riflette molto sul significato di dignità: per lui, detto in due parole, significa non togliersi i panni di dosso in pubblico. E credo che lui non l'abbia fatto mai nemmeno in privato. Poi si chiede alla fine cosa ci fosse di degno nel servire una persona asetticamente, come lui aveva fatto con Lord Darlington, un uomo che aveva fatto scelte sbagliate anche cercando di aiutare il mondo. Ma le sue elucubrazioni cessano subito, perché la sua preoccupazione alla fine del libro è imparare a fare battute ironiche per compiacere Mr. Farraday.

Club dei lettori – “Era il mio migliore amico” di Gilly Macmillan

Nuova sorpresa da parte di Newton Compton editori: “Era il mio migliore amico” di Gilly Macmillan (in uscita il 9 novembre 2017)! Della stessa autrice ho letto “La ragazza perfetta” e sono curiosa di scoprire i risvolti di questo nuovo thriller! Grazie Newton Compton!

Cambierà…?

Sembra un film. Immagini in tv di scene atroci o disastri naturali, foto che rappresentano scenari disperati, gente che soffre e molto, molto altro… Tutto così lontano; tutto dietro a uno schermo, sulla pagina di un giornale, in una voce che racconta alla radio. E noi lontani, così lontani. Poi accade vicino, molto vicino e la preoccupazione sale: e poi ancora tutto lontano. Sembra un film, una vocina dentro di noi grida che non può essere vero ma purtroppo lo è. È la Terra, è il nostro mondo, siamo noi. E solo noi possiamo cambiare il nostro destino. Ma adesso siamo ancora dietro a quello schermo, sfogliamo ancora quel giornale. Speriamo che tutto questo un giorno cambierà da solo senza bisogno del nostro apporto e della nostra volontà…